ARMANDO: UN UOMO CORDIALE E COERENTE

di Nicola OCCHIONERO

Sono trascorsi dieci anni dalla morte di Armando Cossutta, storico dirigente politico del Partito Comunista Italiano e parlamentare, fondatore di Rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani, ultima figura politica di notevole rilievo attiva nell’ANPI. Iscrittosi al PCI nel 1943 dopo l’armistizio, intraprese l’impegno nelle istituzioni locali e nel giornalismo, un percorso di selezione della classe dirigente che suscita nostalgia e rimpianti se si osserva la mediocrità attualmente imperante a qualsiasi livello istituzionale. 

In occasione del suo ottantesimo compleanno il Presidente della Repubblica Napolitano formulò un biglietto di auguri: “Gli avvenimenti e gli orientamenti che ci hanno successivamente allontanato, non hanno scalfito i miei sentimenti di amicizia e il mio apprezzamento per i contributi che hai dato all’azione per il progresso sociale e alla vita pubblica democratica nel seno delle istituzioni rappresentative per la Repubblica”. 

Dott. Montesano sono da poco trascorsi dieci anni dalla morte di Armando Cossutta, con il quale lei ha collaborato nel lavoro parlamentare e nel Partito dei Comunisti Italiani, fondato dallo stesso Cossutta insieme a Diliberto. Cosa le manca del rapporto professionale e politico con Cossutta e quali caratteristiche e doti umane apprezzava?

Cossutta era, come si suol dire, una figura di “altri tempi”, dove quel riferimento al passato richiama ai padri Costituenti, alla serietà e al rigore morale dei personaggi della politica del dopoguerra e della ricostruzione. L’Armando era uomo cordiale, affabile e fermo allo stesso tempo. Se doveva dirti una cosa non usava giri di parola, ma sempre con garbo e attenzione. La politica è stata il centro della sua vita, ma in ogni gesto emergeva anche il suo forte senso della famiglia e la sua umanità.

L’idea di far pubblicare un’autobiografia a Cossutta è la sua, infatti il libro “Una storia comunista” edito da Rizzoli nel 2004, porta anche la sua firma. Come è nato il desiderio di realizzare questa pubblicazione? Ci sono aneddoti che riguardano la preparazione del testo o confidenze non riportate nello stesso?

In quegli anni era stato pubblicato il Dossier “Mitrokhin”, con tanto di libri, che era una parte dell’archivio segreto del KGB. Alcuni dati riportavano alla vicenda de “l’oro di Mosca” e quindi diversi opinionisti e politici si erano lanciati in commenti e ricostruzioni di quella fase storica collocabile negli anni Sessanta-prima metà Settanta. Presi spunto da quelle rivelazioni e gli proposi di raccontare la sua versione, per evitare che vi fosse solo quella degli altri. In un primo momento mi rispose con un no categorico. Poi mi accorsi che man mano, in occasione o di viaggi fatti insieme o di (rari) momenti di tranquillità, mi cominciava a raccontare fatti e aneddoti della sua storia politica. A quel punto quando riproposi l’idea del libro mi rispose semplicemente “parliamone con Feltrinelli”. Andai io a Milano ad incontrare il figlio del noto editore tragicamente scomparso, ma capii che non c’erano molti margini. Da Rizzoli, invece, la disponibilità fu immediata. Aggiungo una nota personale. Non avendo avuto trascorsi organici nel PCI credo mi sia stato più semplice  contribuire a dipanare tutte le vicende che dalla Resistenza arrivano sino all’anno di pubblicazione del libro.

Cossutta è stato l’uomo di Mosca, si narra che Berlinguer nutrisse una certa diffidenza nei suoi riguardi, ma è anche colui che diede vita a Rifondazione Comunista dopo la svolta di Occhetto e supporto al Governo D’Alema, con la nascita dei Comunisti Italiani, dopo la caduta di Prodi ad opera di Bertinotti. Qual è la linea di coerenza (se c’è) di questo percorso politico?

Il senso dello Stato e la necessità di una visione d’insieme, unita alla concretezza delle proposte e all’identità della tradizione del PCI. Queste erano, a mio avviso, le direttrici che consentirono a Cossutta di stare attivamente nel processo di nascita di Rifondazione, che era all’inizio una sorta di rassemblement, e successivamente di staccarsi dal PRC a guida Bertinotti contestando la sua scelta di rompere l’alleanza di centrosinistra.

Qual è stato il rapporto tra Cossutta e le principali figure politiche italiane e straniere? Ne citerebbe alcune?

Aveva buoni rapporti a tutto campo, anche con persone che aveva combattuto e che ancora contrastava politicamente. Uno per tutti Francesco Cossiga, verso il quale non aveva mai fatto sconti ma con cui aveva un dialogo. E poi Cesare Romiti, simbolo del “padronato” FIAT di un’intera epoca. Aggiungo Ferruccio De Bortoli, giornalista liberale del Corriere della Sera.

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