Mi sembra veramente incredibile come in molti non capiscono o fanno finta di non capire che in Italia serve una grande e incisiva riforma fiscale che vada in direzione di una maggiore redistribuzione della ricchezza. Di fronte all’attuale ingiusto sistema fiscale italiano una tale riforma sembra assolutamente utile e necessaria. Nell’attuale sistema fiscale inoltre ci troviamo contro quello che è chiaramente scritto nella nostra Costituzione e oggi cambiare l’ingiusto sistema fiscale é diventato una necessità indispensabile per una ragione chiarissima di semplice giustizia fiscale. Nel 2025 il totale delle entrate tributarie è stato di 662 miliardi di euro, di cui l’Irpef ha coperto 227 miliardi, con un incremento di quasi 10 miliardi rispetto al 2024. Di questi 227 miliardi, il 90% deriva da lavoratori dipendenti e pensionati. Sempre nel campo delle imposte dirette, le cosiddette imposte “sostitutive”, sui guadagni finanziari, sugli affitti etc., hanno generato 21 miliardi, mentre l’Ires, l’imposta sui profitti, è stata pari solo a 60 miliardi. Il quadro è completato dalle imposte locali per un gettito di circa 17 miliardi. Ci sono poi le imposte indirette, quelle che colpiscono i consumi e non sono minimamente legate al reddito, che sono state di 270 miliardi di euro, con l’Iva e le accise che hanno incassato 230 miliardi di euro.
Dovrebbe essere chiaro e molto evidente a tutti che una composizione delle entrate tributarie di questa natura non sia sostenibile, questo perché ha una base imponibile troppo squilibrata verso le classi sociali più deboli e perché il gettito delle imposte sui profitti è davvero vergognosamente troppo basso, così come è ridottissimo quello delle imposte sostitutive i cui contribuenti, peraltro, beneficiano della possibilità di scegliere liberamente il regime fiscale a cui sottoporsi. E’ altrettanto chiaro che un sistema siffatto sia per il peso delle imposte indirette sia per i troppi regimi di flat tax, quello delle sostitutive, non sia coerente, anzi non corrisponde affatto, con i principi costituzionali della progressività previsti dall’articolo 53 della Costituzione. Quindi la riforma fiscale è davvero indispensabile e deve essere a beneficio della stragrande maggioranza della popolazione italiana. Ma nessuna forza politica la propone con chiarezza e forza. Vorrei provare Provo a formulare una possibile proposta semplice e articolata in solo tre punti che dovrebbero essere complementari, e non alternativi tra loro.
Per primo occorre certamente riportare sotto il regime Irpef le imposte sostitutive per consentire l’effetto cumulo dei redditi e quindi ripristinare il principio fondamentale di progressività nel pagare le tasse. Infatti nell’attuale sistema, i guadagni delle plusvalenze finanziarie non si sommano al reddito e dunque ne beneficiano solo i redditi più alti, così come le cedolari secche sugli affitti. In merito al regime Irpef, sarebbe opportuno aumentare gli scaglioni più alti concependo altre due aliquote del 50% per i redditi superiori ai 75 mila euro e del 55 per cento sopra i 100 mila euro.
Al secondo punto bisogna alzare le aliquote Ires, per le banche, le società energetiche e quelle della difesa, in modo da avere una tassazione effettiva del 35%.
È necessaria un’imposta patrimoniale con aliquota dell’1% sui patrimoni che superano i 4 milioni di euro e del 2% sopra gli 8 milioni, con l’esclusione della prima casa.
Si tratta dell’unico modo per tassare gli aumenti dei patrimoni finanziari che si sono registrati in modo veramente eccessivo negli ultimi decenni, mentre i salari e gli stipendi hanno perso enormemente il loro potere d’acquisto. Con le maggiori entrate garantite da queste misure, sarebbe possibile azzerare totalmente l’Iva sui prodotti di prima necessità e di ridurre l’aliquota ordinaria al 20%, avendo così anche a disposizione poco fino a 30 miliardi in più da destinare alla spesa sociale, alle spese sanitarie e all’istruzione.
