Il mondo è in crisi. Lo dicono i giovani che trovano lavoro a 600 euro al mese, quando lo trovano. Lo dicono le corsie d’ospedale chiuse, i medici che se ne vanno all’estero, le liste d’attesa che durano anni. Lo dicono le guerre e il pianeta surriscaldato. C’è un filo rosso che collega tutto.
Quando diciamo crisi economica, NON parliamo solo di chi dorme per strada. Parliamo anche di noi, di tuo figlio e del tuo vicino di casa. Di chi lavora, paga le tasse, fa la spesa alla fine del mese non sa come arrivare al prossimo. Mentre il Muro di Berlino crollava, ci hanno impoverito tutti. E mentre eravamo distratti, qualcuno si è arricchito.
Per capirci: Immaginate una classe di 100 bambini. Cinque di loro, seduti nell’ultimo banco, posseggono quasi il 50% di tutto quello che c’è in aula. Zaini, matite, merendine, soldi in tasca. Tutto. Gli altri 95 si dividono il resto. E i 50 più poveri, quelli seduti in prima fila? Tutti insieme posseggono meno del 10% di quello che c’è in aula.
Fuori dalla classe, c’è San Siro. Settantacinquemila persone che urlano, che lavorano, che pagano le tasse. Ecco: quei 5 all’ultimo banco possiedono più ricchezza di 15.000 San Siro pieni. Quindicimila. I potenti l’economia la capiscono benissimo. È per questo che non vogliono cambiarla. La soluzione c’è e fa paura a molti. Serve il coraggio di dirlo chiaramente: chi ha di più, contribuisca di più. Redistribuire la ricchezza.
Come? Una proposta di legge già presentata in Italia prevede un’imposta progressiva sui patrimoni superiori a 2 milioni di euro: dall’1% per i patrimoni medio-grandi fino al 3,5% per quelli oltre i 20 milioni. Il gettito stimato è di quasi 20 miliardi. Quasi un’intera legge di bilancio.
E le banche? Le grandi industrie delle armi? Quelle che nei periodi di crisi, di guerra, di paura collettiva macinano profitti record? Anche lì c’è un conto da presentare. Ogni euro di profitto straordinario non tassato è un euro sottratto a ospedali, scuole, pensioni.
La destra li difende perché è lì che stanno i suoi finanziatori, i suoi editori, i suoi megafoni. I grandi giornali non sono organi di informazione neutri ma sono aziende, con proprietari e interessi. E quegli interessi raramente coincidono con quelli di chi arriva a fine mese.
E ai piani alti non si mangia solo con le rendite finanziarie. Si mangia anche con le guerre. Ogni miliardo speso in carri armati e cacciabombardieri è un miliardo che finisce nelle tasche di qualcuno (immaginate spendere il 5% del PIL in armi).
Ogni crisi internazionale, ogni nuovo nemico all’orizzonte è musica per le loro orecchie. Il pericolo vende armi. Le armi fanno profitti e i profitti finanziano i partiti. Parliamoci chiaro, non possiamo aspettarci coraggio dalla destra al governo, ma la “sinistra” che farà?
Se con la destra non c’è speranza, nel “campo largo” sicuramente non si festeggia. Infatti, ci sono quelli che non sono di destra, ma nemmeno di sinistra, perché la sinistra è vecchia e non conosce il mercato. Renzi (e qualche grillino) con i suoi eredi spirituali (nel PD) incarnano perfettamente questo genere: abili nel sembrare moderni, ma instancabili nel rassicurare i potenti che nulla cambierà davvero. Ogni proposta redistributiva seria viene accolta con la stessa obiezione: “Capisco il principio, ma nei modi e nei tempi bisogna essere ragionevoli”. Ragionevoli con chi? Con le banche? Con i fondi d’investimento? Il riformismo senza redistribuzione non è una terza via, ma è quella di sempre.
Detto ciò; Il campo largo ha una scelta sola concreta: essere di sinistra o sparire. Già il nome non aiuta. A destra hanno il coraggio di definirsi di destra, perché noi dobbiamo usare la parola “progressisti”? Ci fa così paura essere di Sinistra, quindi stare con il popolo? Finiamola con l’autocensura e rialziamo la testa. Fuori dai palazzi c’è gente che lavora e non arriva a fine mese. C’è un mondo in fiamme. Gente che si ammala e non può curarsi. Ogni compromesso è un regalo alla destra. Non c’è più tempo per il coraggio con il contagocce. L’ascensore sociale è fermo da decenni. E qualcuno, ai piani alti, ha staccato anche la corrente. Ritorniamo a parlare di Lotta di Classe, perché loro la stanno facendo e non stanno lasciando superstiti.
