I VASSALLI SONO NUDI

di Pino D'ERMINIO

È arcinota la fiaba di Hans Christian Andersen “I vestiti nuovi dell’imperatore”, in cui un imperatore particolarmente vanitoso cade nell’imbroglio di due compari, che fingono di confezionargli dei vestiti bellissimi con un tessuto pregiatissimo, che ha la proprietà di risultare invisibile agli stolti. Naturalmente l’imperatore ed i cortigiani non vedono un bel nulla indosso all’imperatore, ma nessuno si azzarda a dirlo, incluso l’imperatore, per non passare da stolto, finché la verità non viene svelata da un bambino. La favola, che mette in burla la vanità dell’imperatore e la piaggeria dei cortigiani, può essere adattata, ribaltando i ruoli, al recente vertice in Canada dei cosiddetti G7, dove la “G” sta per “grandi”, che andrebbero piuttosto rinominati G1+V6, ovvero, il “grande” Trump, più sei paesi vassalli (Giappone, Canada, Regno Unito, Germania, Francia ed Italia). Ad apparire nudi sono i sei vassalli, la cui inconsistenza è svelata dallo stesso imperatore, che prova un particolare piacere nello svalutare chi gli regge lo strascico, per innalzare se stesso. 

Il vertice canadese doveva durare tre giorni ed a margine sono stati invitati i capi di altri 8 paesi, ma Trump dopo un giorno e mezzo si è stufato ed ha mollato tutti, perché a suo dire aveva cose più importanti da fare. Il boriosissimo Macron ha cercato di giustificare l’abbandono dell’imperatore, dichiarando che Trump stava negoziando un cessate il fuoco tra Israele e Iran. Mal gliene incolse. Piuttosto scocciato Trump ha scritto sul suo profilo X che Macron, «in cerca di fama, […] sbaglia sempre le cose». E Macron? Muto, ça va sans dire.

Non migliore figura ha fatto Starmer, primo ministro del Regno Unito, in occasione della firma del nuovo accordo commerciale USA-UK. Di fronte ad una selva di telecamere, Starmer si è precipitato a raccogliere da terra i fogli dell’accordo caduti di mano a Trump e si è sperticato nell’elogiare il nuovo accordo. Di che gioisce? Ha accettato che le merci britanniche paghino un dazio del 10%, mentre quelle statunitensi solo dell’1,8% (in precedenza era del 5,1%). Ciliegina sulla torta, Trump nel salutarlo lo ha definito primo ministro dell’Unione europea.

Come ignorare il “bilaterale” Trump-Meloni. Nella foto diffusa dai media, i due sono seduti su una panca e Meloni si protende verso un Trump in atteggiamento di ascolto. Sembra la scena di una confessione. Come in confessione, è rimasto segreto cosa si siano detti e neanche si sa quanto sia durato il “bilaterale”. Chissà se Meloni ha recitato un mea culpa. Per l’Italia l’interscambio di beni con gli USA è di rilevante valore economico; infatti, nel 2024 il nostro saldo è stato positivo per 38,9 miliardi di euro, a fronte di un saldo negativo con i paesi UE di 11,6 miliardi di euro e positivo con il resto del mondo di 4,3 miliardi di euro.

Una ridefinizione dei rapporti di scambio come quella USA-UK danneggerebbe in modo importante l’economia italiana. Purtroppo Ursula von der Leyen sta già straparlando di un accettabile dazio al 10% sulle esportazioni europee negli USA, per pudore non si è espressa su quale aliquota applicheremmo noi sulle merci statunitensi; ma von der Leyen ci rassicura: se Trump dovesse pretendere troppo, sotto il tavolo dei negoziati lei ha pronto addirittura un bazooka. Ha detto proprio un bazooka, che non rivela come sia fatto. Sagace mossa psicologica per intimidire gli yankee!

  • Giuseppe (Pino) D’Erminio è nato a Termoli il 26 aprile 1950; dal 1981 al 2004 ha vissuto tra Bologna, Pavia e Pescara; nel 2005 è tornato ad abitare a Termoli. È laureato in Economia e commercio. Ha lavorato nel marketing assicurativo: dal 1974 al 1995 presso direzioni di compagnie, successivamente e fino al 2016 come formatore e consulente libero professionista. Conclusa la carriera lavorativa, collabora con gruppi civici locali. Gestisce il blog “antennatermoli.blogspot.com”, dove scrive di questioni locali; su argomenti più generali pubblica sul periodico L’Eguaglianza.

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