LA “DOTTRINA TRUMP” NON È UNA SVOLTA STRATEGICA MA UN’ACCELERAZIONE DELLE TENDENZE DI LUNGO PERIODO DELL’IMPERO USA IN DECLINO

di Pino D'ERMINIO

Dopo avere ascoltato il farneticante discorso di insediamento alla casa Bianca di Trump – che ha confermato i contenuti della sua campagna elettorale, senza sconti od ammorbidimenti – la gran parte dei commentatori, favorevoli come contrari, ha parlato di una svolta rispetto alla politica dell’amministrazione Biden e, più in generale, alla postura tradizionale degli USA in politica estera ed interna. Non è così. La “dottrina Trump” non rappresenta una svolta strategica, ma l’affermazione e

promozione senza veli e fino alle sue estreme conseguenze dell’ideologia neoliberista, avviata da Reagan e condivisa da tutti i suoi successori, nonché dell’ambizione imperialista degli Stati Uniti risalente al XIX secolo. Un’accelerazione neoliberista ed imperialista che cerca di rovesciare il declino dell’impero USA e della american way of life. Non a caso il motto della campagna elettorale di Trump è stato “Make America Great Again”.

Non per questo la svolta del trumpismo può ritenersi irrilevante e poco o per nulla grave; essa è foriera di una accentuazione dei conflitti, latenti e patenti, sia interni che con il resto del mondo. Le precedenti amministrazioni, inclusa la prima presidenza Trump, hanno seguito la regola aurea della mistificazione dei fini socio-economici e di potenza sotto una patina di apertura al dialogo e di rispetto del galateo istituzionale. Con Trump reloaded e la schiera di “colleghi” miliardari, che lo attornia e coadiuva, quel periodo è finito. L’aristocrazia del capitalismo USA si sente tanto potente da potersi mostrare arrogante e senza veli, rivendicando apertamente la cancellazione di ogni vincolo agli spiriti predatori verso i lavoratori, i popoli e l’ambiente, terrestre ed extraterrestre. Il delirio di onnipotenza del ceto dominante statunitense è tale da sfociare in comportamenti infantili, come la pretesa di cambiare il nome al Golfo del Messico e ad una montagna in Alaska.

La politica machista che gli USA si accingono a seguire aggraverà i problemi esistenti e ne creerà di nuovi. Per quanto riguarda l’economia mondiale, alle “abituali” sanzioni, comminate ai paesi nemici, si aggiungerà una aggressiva politica daziaria, a danno anche dei paesi amici, o meglio vassalli, con conseguente riduzione del commercio e della produzione mondiale. Le istituzioni e gli accordi internazionali a tutela dei diritti dell’uomo, della salute, dell’ambiente, saranno boicottati. Cresceranno le già esorbitanti spese militari ed i rischi di guerre. Il new deal di Trump è il rovesciamento di quello di Roosevelt; questo tirò fuori il paese dalla grande crisi degli anni ’30 del XX secolo, quello renderà gli USA più poveri ed ingiusti e danneggerà il mondo intero.

Nel nuovo contesto geopolitico l’Unione Europea può evaporare, se ciascun paese cercherà di ottenere un rapporto privilegiato dentro l’impero USA, oppure può finalmente realizzare il salto di qualità che la trasformi in una federazione di Stati e di popoli, superando l’ambiguo ed incompleto assetto attuale.

  • Giuseppe (Pino) D’Erminio è nato a Termoli il 26 aprile 1950; dal 1981 al 2004 ha vissuto tra Bologna, Pavia e Pescara; nel 2005 è tornato ad abitare a Termoli. È laureato in Economia e commercio. Ha lavorato nel marketing assicurativo: dal 1974 al 1995 presso direzioni di compagnie, successivamente e fino al 2016 come formatore e consulente libero professionista. Conclusa la carriera lavorativa, collabora con gruppi civici locali. Gestisce il blog “antennatermoli.blogspot.com”, dove scrive di questioni locali; su argomenti più generali pubblica sul periodico L’Eguaglianza.

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