Alla fine sembra che la nuova legge elettorale introduca le preferenze per non utilizzarle, infatti, l’accordo nella maggioranza sembra prevedere dei capolista bloccati e il resto dei candidati tramite preferenza.
Praticamente, sarà quasi impossibile nei tanti collegi che i candidati scelti dagli elettori possano arrivare in Parlamento.
Un sistema che alla fine può favorire solo i grandi partiti con la speranza che le “riserve” possano entrare nelle due Camere.
In Italia, le preferenze sono previste in ogni forma di elezioni da quelle negli enti locali fino al Parlamento Europeo, solo quando si parla di elezioni del Parlamento Italiano si tirano fuori “giustificazioni” che non reggono: dai rischi di influenze “malavitose” alla mancanza di pari opportunità.
Come se i candidati venissero scelti a caso, quando anche nel caso delle preferenze il filtro è proprio il partito politico che tramite i suoi strumenti di partecipazione sceglie non un nome singolo ma la lista completa dei candidati, quindi cosa c’è da temere?
Forse il rischio che invece del deputato uscente potrebbe essere eletto un militante locale sempre dello stesso partito che riesce a raccogliere maggior consenso magari nel collegio che lo vede protagonista di vertenze territoriali e che il consenso lo costruisce nelle pieghe e nelle piaghe della società, dando così vero senso ad una comunità politica.
In tema di pari opportunità, le liste bloccate hanno per caso riequilibrato l’equilibrio di genere?
Con il sistema delle liste bloccate le elette nel Parlamento Italiano sono il 33% mentre le elette nel Parlamento Europeo con il sistema delle preferenze nel nostro Paese sono il 38% .
L’alternativa non dovrebbe subire ma rilanciare una battaglia a difesa della vera democrazia partecipata partendo proprio da un sistema elettorale rappresentativo con le preferenze ed evitando pluricandidature.
