Tutto sappiamo che che l’Italia è ormai l’unico Paese OCSE, organizzazione che comprende i maggiori Paesi sviluppati al mondo, in cui i salari reali sono diminuiti costantemente fin dal 1990. Gli stipendi in Italia sono tra i più bassi d’Europa, con una media annua sotto i 39.000 euro, e risultano fermi da oltre trent’anni. Non è stata solo colpa della crisi, ma di una scelta mirata, voluta e sistemica.
Oltre alle tasse e al cuneo fiscale, esiste un sistema manovrato in modo subdolo che fa dello stipendio basso, come nel caso del nostro Paese, uno strumento formidabile di controllo sociale e di mantenimento e contenimento delle posizioni sociali.
Le PMI (Piccole e Medie Imprese) sono il motore portante dell’economia italiana e rappresentano oltre il 75% delle aziende sul territorio nazionale.
Molte Piccole e Medie imprese italiane sono completamente modellate sulla struttura della tradizionale famiglia patriarcale.
L’imprenditore tipo italiano non vuole solo un dipendente efficiente, ma anche un semplice “sottoposto” che obbedisce ciecamente nello svolgere le sue mansioni.
Fare in modo di dare uno stipendio alto significa permettere all’impiegato di accedere agli stessi simboli di status del datore di lavoro.
Questo, nella visione di molti datori di lavoro italiani addirittura “rompe la gerarchia visiva del potere”. Thorstein Veblen, sociologo ed economista, spiegava che la ricchezza deve essere “vistosa”. Proprio così. Nel suo celebre saggio del 1899, La teoria della classe agiata, il sociologo ed economista Thorstein Veblen spiegava che l’accumulo di ricchezza non serve solo a soddisfare bisogni materiali, ma diventa uno strumento per ottenere prestigio sociale attraverso l’esibizione.
Se il dipendente si avvicina al tenore di vita dell’imprenditore, la ricchezza di quest’ultimo perde il suo valore di distinzione. In Italia, mantenere lo stipendio basso sembra servire anche a garantire che la “distanza di consumo” rimanga incolmabile.
Il sociologo italiano Luciano Gallino ha ben spiegato come, dagli anni ’90, sia stata combattuta una lotta di classe da parte dei capitalisti e imprenditori contro la classe operaia e impiegatizia, che viene definita “inversa”. Le élite industriali, anche nelle altre nazioni occidentali, hanno fortemente influenzato l’opinione pubblica, la politica e lo Stato per precarizzare il lavoro, non solo per risparmiare, ma, ancor di più, per togliere potere contrattuale e dignità sociale ai lavoratori.
Attraverso ammortizzatori sociali strategici e incentivi a pioggia, lo Stato ha spesso “sussidiato” imprese altamente inefficienti invece di portarle ad alzare i salari, come sarebbe stato giusto. In questi anni si è portato avanti “un patto di stabilità” che ha protetto solo la rendita di pochi invece del talento e le capacità di tanti. Il sociologo francese Pierre Bourdieu parlava di un vero e proprio “capitale simbolico”. Lo stipendio basso è una forma di violenza simbolica: serve a ricordare al lavoratore il suo “posto” nel mondo. Se non puoi permetterti certi consumi, la tua opinione politica e sociale pesa di meno.
Il basso salario ti mantiene in una condizione di perenne “minorità”.
Il comando è un’eredità di sangue, non una funzione o capacità tecnica.
Il risultato per il nostro Paese in particolare è stata una mancanza totale di visione competitiva: si preferisce una mediocrità “protetta” a un successo vero e possibile guidato dal merito.
Questo modello ha bloccato la necessaria innovazione e ha costantemente schiacciato gli stipendi e la loro capacità d’acquisto.
In un sistema economico sano, il successo del dipendente è il successo dell’azienda.
In un sistema fortemente gerarchico-feudale, il successo e le capacità del dipendente è percepito come un’insolenza, un’invasione di campo nel territorio della “classe agiata”.
In Italia il salario basso è diventato una scelta culturale per mantenere le distanze sociali, prima ancora che un fatto prettamente economico.
Sempre più evidente che si preferisce davvero la grande e inutile mediocrità protetta e il controllo gerarchico all’innovazione del sistema guidata dal merito.
Senza considerare che le prime ad essere danneggiate da questa situazione vergognosa sono le stesse aziende che oltre a non innovare i prodotti ed essere competitive sui mercati, perdono l’opportunità di vendere i prodotti italiani di qualità a milioni di persone che hanno gli stipendi troppo bassi per acquistare prodotto di qualità.
