La democrazia non sta morendo per logoramento naturale; viene scientificamente smantellata dall’alto. Assoluti allergici al dissenso, terrorizzati dall’uguaglianza e fermamente contrari alle libertà fondamentali, i supericchi del pianeta e “padroni del silicio”, con i leader della destra radicale stanno conducendo una campagna globale coordinata che minaccia di spingere l’umanità verso un nuovo medioevo anche se tecnologico. Da Elon Musk a Jeff Bezos, la maschera del miliardario “innovatore” o “filantropo” è caduta, rivelando ciò che c’è dietro: un profondo, strutturale e feroce odio per i poveri, trattati come scarti biologici di un sistema algoritmico. Di fronte a questo assedio planetario, l’unica risposta razionale rimasta non è il compromesso, ma la ribellione dei subalterni. S i tratta di una controrivoluzione dei ricchi legata all’inganno postdemocratico. Per comprendere la gravità di questo passaggio storico è necessario adottare la lente analitica dei grandi sociologi contemporanei. Quello che oggi viviamo è il compimento della postdemocrazia, un concetto coniato dal politologo britannico Colin Crouch sviluppato nel suo libro: Postdemocrazia. Crouch descrive un paradosso drammatico in cui le istituzioni democratiche formali restano in piedi, ma il potere reale scivola via:«La massa dei cittadini svolge un ruolo passivo, acquiescente, persino apatico, limitandosi a reagire ai segnali che riceve. A parte lo spettacolo della lotta elettorale, la politica viene decisa in privato dall’integrazione tra i governi eletti e le élite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici». A dare una prospettiva storica a questa involuzione ci pensa il giornalista Marco D’Eramo nel suo saggio Dominio. La guerra invisibile dei potenti contro i sudditi. D’Eramo smaschera quella che definisce una vera e propria “rivoluzione dei ricchi”, ricordando come l’ideologia neoliberista abbia radicalmente mutato la concezione stessa dell’essere umano:«Nel liberismo, il principio dominante era il mercato […]; nel neoliberismo, il principio e la fine di tutto è l’impresa, cioè la competizione senza regole e senza limiti». In questo paradigma totalizzante, l’uguaglianza democratica non è solo un’utopia, ma un intralcio alla redditività delle élite. Questa insurrezione dei miliardari si serve oggi della destra reazionaria come braccio politico e dei social media come armi di distruzione di massa del pensiero critico. La sbandierata retorica del free speech (libertà di parola assoluta) serve in realtà a colonizzare lo spazio pubblico per normalizzare posizioni autoritarie e silenziare il dissenso reale, polverizzando i corpi intermedi come sono stati i sindacati nell’Europa occidentale.
Viviamo in un sistema di utopia oligarchica, dove si fabbrica la povertà e la si colpevolizza. Questa controrivoluzione oligarchica non si limita a erodere le istituzioni; si nutre di una sistematica e metodica avversione verso le classi sociali più vulnerabili. Nel suo saggio Winners Take All, l’analista Anand Giridharadas demolisce sistematicamente il mito della filantropia d’azienda e delle grandi donazioni elargite da figure come Jeff Bezos: si tratta di una facciata calcolata per preservare l’ordine delle cose, offrendo risposte caritatevoli private a problemi che meriterebbero soluzioni politiche universali. I super-ricchi curano con l’elemosina le ferite generate dal loro stesso modello di sviluppo precarizzante. Una dinamica confermata sul piano economico internazionale da Thomas Piketty e Joseph Stiglitz nel loro manifesto intitolato significativamente «La povertà è fabbricata». Piketty, Stiglitz e altri autorevoli colleghi evidenziano che la miseria non è una fatalità biologica o un fallimento morale dell’individuo, ma un prodotto artificiale: «Un modello economico che dipende dall’espansione infinita su un pianeta finito non è solo ingiusto: è pericoloso». Nel suo pilastro analitico Le capital au XXIe siècle, e nei lavori successivi, Piketty avverte come, in assenza di interventi strutturali di ridistribuzione patrimoniale, il capitalismo tenda naturalmente verso livelli di disuguaglianza incompatibili con i valori democratici.Laddove il welfare arretra per far spazio al mercato estrattivo dei colossi tecnologici, i poveri vengono declassati a cavie. Como scrive la sociologa Shoshana Zuboff nel suo testo fondamentale Il capitalismo della sorveglianza: «Il capitalismo della sorveglianza nasce nel momento in cui le aziende scoprono di poter accampare diritti sulla vita delle persone e di poterla usare como materia prima gratuita da cui estrarre dati comportamentali». In questa nuova architettura, i ceti meno abbienti sperimentano la forma più brutale di “diseguaglianza cognitiva”: le loro vite vengono spogliate di dignità, tracciate h24 dal datismo dei padroni delle app e infine scartate quando non producono più valore economico o surplus comportamentale.
L’unica via d’uscita: la necessità della ribellione. Sperare che le attuali istituzioni postdemocratiche – largamente sottomesse e permeate dagli interessi di questa oligarchia transnazionale – invertano la rotta in autonomia è un’illusione ingenua Postdemocrazia. Quando la sovranità statale abdica a favore di pochi miliardari che controllano le infrastrutture informatiche, l’informazione planetaria e la sussistenza di intere nazioni, l’invito al dialogo sociale diventa un insulto e il patto sociale è irreversibilmente infranto. Se la povertà e la privazione dei diritti sono fabbricate dall’alto, l’unica risposta razionale non può che essere una rottura radicale dal basso. Non bastano più i tweet di sdegno, le petizioni sterili o i tavoli di concertazione sindacale addomesticati. È necessaria un’autentica ribellione dei poveri, dei precari e di tutti i subalterni a cui è stato sottratto il futuro. Una mobilitazione collettiva capace di unire la rivendicazione dei bisogni materiali primari (salario, casa, sanità) alla riconquista dei beni comuni digitali e informativi. Come ammonisce implicitamente la sociologia del dominio, le élite temono una sola cosa: che la massa smetta di combattere guerre orizzontali tra ultimi e riconosca, unita, il vero nemico arroccato nei grattacieli della Silicon Valley. Alzare la testa non è più un’opzione di bandiera, ma l’unico imperativo di sopravvivenza rimasto prima che il pianeta si trasformi definitivamente nel feudo privato di una manciata di oligarchi.
Bibliografia.
1. Postdemocrazia e Mutamento delle Istituzioni Politiche:
– Crouch, Colin, Postdemocrazia, Roma-Bari, Laterza,2003. Il testo fondamentale che teorizza come le democrazie formali mantengano intatte le proprie procedure (come le elezioni), svuotandosi però di significato a favore di oligarchie economiche ristrette.
– Crouch, Colin, Identità perdute. Il polo dimenticato della democrazia, Roma-Bari, Laterza, 2021. Un’analisi aggiornata sulla crisi dei partiti di massa e sull’esclusione della classe operaia e dei lavoratori precari dal discorso politico.
– Streeck, Wolfgang, Tempo guadagnato. La crisi rinviata del capitalismo democratico, Milano, Feltrinelli, 2013.Indaga le tensioni strutturali tra capitalismo e democrazia, spiegando come i mercati finanziari abbiano gradualmente esautorato la sovranità dei cittadini.
2. La Strategia del Dominio e la “Guerra dall’Alto”:
– D’Eramo, Marco, Dominio. La guerra invisibile dei potenti contro i sudditi, Milano, Feltrinelli, 2020. L’opera chiave per comprendere la “stealth revolution”, ovvero la controrivoluzione intellettuale, politica ed economica condotta dalle élite nell’ultimo mezzo secolo per imporre l’ideologia d’impresa.
– Laval, Christian e Dardot, Pierre, La nuova ragione del mondo. Saggio sulla società neoliberista, Roma, Derby, 2013.Uno studio approfondito su come il neoliberismo non sia solo un sistema economico, ma una razionalità che modella i comportamenti individuali sulla competizione.
– Chamayou, Grégoire, La società ingovernabile. Una genealogia del liberalismo autoritario, Milano, Feltrinelli, 2020.Esplora le origini storiche delle filosofie aziendali nate per neutralizzare la ribellione operaia e i movimenti sociali degli anni Settanta.
3. Economia della Disuguaglianza e Fabbricazione della Povertà: – Piketty, Thomas, Il capitale nel XXI secolo, Milano, Bompiani, 2014. Lo studio empirico più celebre sulle dinamiche della ricchezza, che dimostra come, senza correttivi fiscali fiscali globali, il rendimento del capitale superi sistematicamente la crescita economica, generando disuguaglianze estreme.
– Piketty, Thomas, Una breve storia dell’uguaglianza, della stessa collana, Milano, La nave di Teseo, 2021.Una sintesi storica che dimostra la necessità di riforme strutturali e progressiste per contrastare l’iper-concentrazione dei patrimoni.
– Stiglitz Joseph E., Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro, Torino, Einaudi,2013. Il Premio Nobel per l’economia analizza come i mercati inefficienti e monopolisti creino ricchezze artificiali a danno della maggioranza della popolazione.
– Giridharadas, Anand, Winners Take All: The Elite Charade of Changing the World, New York, Alfred A. Knopf, 2018.La critica più serrata al mondo dei miliardari e della filantropia della Silicon Valley, smascherata come uno strumento per mantenere lo status quo socio-economico.
4. Capitalismo di Sorveglianza e Feudalesimo Tecnologico:
– Zuboff, Shoshana, Il capitalismo della sorveglianza. Il futuro dell’umanità nell’era dei nuovi poteri, Milano, Luiss University Press, 2019.L’opera fondamentale per capire come i colossi del tech estraggano dati comportamentali dalle esistenze umane per trasformarle in profitto e strumenti di controllo predittivo.
– Varoufakis, Yanis, Tecnofeudalesimo. Cosa ha ucciso il capitalismo, Milano, La nave di Teseo, 2023.Teorizza la transizione dal capitalismo classico a una forma di feudalesimo digitale, in cui i padroni delle piattaforme estraggono rendite algoritmiche trattando gli utenti e i lavoratori come moderni servi della gleba.
– Morozov, Evgeny, Silicon Valley: i signori del silicio, codice edizioni, Torino, 2016.Una critica radicale al “soluzionismo tecnologico”, l’ideologia secondo cui ogni problema sociale e politico può essere risolto da un algoritmo privato.
