L’IMMAGINE E LA VERA REALTÀ DI DUBAI

di Michele BLANCO

Dubai è una città ed emirato degli Emirati Arabi Uniti, nota per i negozi di lusso, gli edifici ultramoderni e la vivace scena notturna. Burj Khalifa, una torre di 830 m, spicca tra i grattacieli del paesaggio urbano. Ai suoi piedi si trova la Dubai Fountain, i cui spruzzi d’acqua creano coreografie con musica e luci. Sulle isole artificiali poco distanti dalla costa si trova Atlantis The Palm, un resort con parchi acquatici e animali marini.

Questa è L’immagine ma vediamo altre caratteristiche che nessuno dei maggiori mass media italiani ci informa. 

Tra le nazioni contemporanee si basa su un tipo di contratto che secondo molti esperti giuslavoristi rappresenta un tipo di schiavitù moderna, proprio in senso letterale.

Il Global Slavery Index 2023 colloca gli UAE al settimo posto mondiale per prevalenza di forme dischiavitù moderna. Il sistema kafala lega lo status migratorio del lavoratore al datore di lavoro, che gli sequestra il passaporto. Se scappa, viene accusato di “absconding”, un grave reato di inadempimento contrattuale, e rischia arresto e deportazione. Si tratta do 8 milioni di lavoratori migranti che vivono sequestrati da questo sistema. La Harvard International Review lo definisce chiaramente: il lavoratore è “preso in ostaggio.”

Migliaia di lavoratori muoiono. E nessuno li conta.

Secondo il Vital Signs Project, circa 10.000 lavoratori migranti dall’Asia muoiono ogni anno nel Golfo, oltre metà con cause “non spiegate”, come  “arresto cardiaco” che capita a persone  ventenni che lavorano fino 14 ore a 50 gradi. Nel 2004, il governo di Dubai dichiarò ufficialmente 34 morti nei lavori edili; Construction Week ne trovò con certezza 880; il consolato indiano ne registrò 971 nel 2005. Per il Burj Khalifa non esiste nemmeno un conteggio ufficiale.

La libertà di parola non esiste.

Gli Emirati Arabi Uniti sono 119° su 180 paesi nell’indice di libertà di stampa. L’attivista Ahmed Mansoor, per 10 anni di carcere per alcuni post online, condannato anche sulla base di chat WhatsApp private. L’accademico Nasser bin Ghaith: ergastolo per pochi tweet critici. Nel 2017, esprimere simpatia per il Qatar, Stato del Golfo avversario, sui social poteva costare 15 anni di carcere. I siti sui diritti umani sono bloccati. L’ultimo quotidiano indipendente, il 7Days, ha chiuso nel 2016.

L’omosessualità è punita con la morte.

L’omosessualità è reato punibile con la pena di morte sotto la legge islamica emiratina. 

Dubai vieni da molti esperti di  finanza internazionale la “lavatrice” di denaro sporco più grande del mondo.

L’indagine “Dubai Unlocked”, ha rivelato 198.000 proprietà di stranieri per oltre 90 miliardi di dollari. Tra i proprietari: capitalisti russi sanzionati, attivisti Hezbollah, narcotrafficanti da tutto  il mondo, funzionari corrotti, evasori miliardari.  

L’oro sporco finanzia guerre e dittatori : 

Il 95% dell’oro dall’Africa orientale e centrale passa da Dubai. Oltre 3 miliardi di dollari annui in oro da zone di conflitto raggiungono i mercati internazionali via Dubai. SwissAid ha trovato che nel 2022, 435 tonnellate di oro non dichiarato (31 miliardi di dollari) sono state esportate dall’Africa, di questi il 93% contrabbandato negli Emirati Arabi Uniti e a Dubai. Un contrabbandiere zimbabwano nell’inchiesta di Al Jazeera “Gold Mafia”, ha dichiaratoche: “Viene tutto da Dubai. Dubai, Dubai, Dubai.”

 Crimini di guerra in Yemen. Documentati.

Human Rights Watch ha documentato quasi 90 attacchi illegali della coalizione Emirati ArabiUniti- Arabia Saudita in Yemen, molti classificabili come crimini di guerra con bombardamenti indiscriminati su case civili, scuole, ospedali, mercati. L’Associated Press ha scoperto 18 prigioni segrete gestite dagli Emirati Arabi Uniti nel sud dello Yemen con torture, waterboarding, morti e sparizioni forzate. Amnesty International ha documentato che gli Emirati Arabi Uniti hanno trasferito armi occidentali (almeno 3,5 miliardi di dollari) a milizie accusate di crimini di guerra. 

Ma dal punto di vista ecologico troviamo che a Dubai si consumano

21,36 tonnellate di CO2 pro capite (Worldometer, 2022) contro una media mondiale di circa 4,7. Consumo idrico: 550 litri pro capite al giorno, tra i più alti del pianeta. Il 40% dell’acqua viene da 70 impianti di desalinizzazione che funzionano a combustibili fossili. Il Climate Action Tracker classifica le politiche climatiche degli Emirati Arabi Uniti come assolutamente “insufficienti.” Hanno ospitato il COP28 mentre lavoratori migranti svenivano e morivano per il caldo all’Expo 2020. 

 Il paradiso degli oligarchi di tutto il mondo, con i loro jet privati.

 Non è una nazione è un’azienda con un esercito.

Nessuna istituzione eletta democraticamente. Nessun partito politico. Nessun sindacato. Nessun salario minimo per migranti. Nessuna ONG indipendente. Human Rights Watch riporta continue sparizioni forzate, torture, detenzioni arbitrarie. Gli Emirati Arabi Uniti usano spyware per spiare giornalisti e leader mondiali. Nel processo “UAE 84”, decine di attivisti sono stati riprocessati dopo aver scontato la pena, il crimine originale, aver firmato una petizione per riforme costituzionali.

Quando qualcuno vi dice che Dubai è il futuro, chiedetegli: il futuro di chi? 

Ci auguriamo non sia il futuro ma solo un breve periodo triste che stiamo vivendo,  ma che possa passare presto. 

A cominciare dai diritti del lavoratori che siano rispettati insieme alla dignità per ogni essere umano. 

  • Michele BLANCO. Dottore di ricerca in “Diritti dell’uomo e Diritti fondamentali. Teorie, etiche e simboliche della cittadinanza” presso la facoltà di Giurisprudenza della Seconda Università di Napoli. Dall’Anno Accademico 2004-2005 e successivi, incarico di insegnamento in Diritti dell’Uomo - Corso istituzionale in Alta Formazione europea, affidato a titolo di contratto integrativo di diritto privato dalla Facoltà di Studi politici e per l’Alta Formazione Europea e Mediterranea “Jean Monnet”, Università degli studi di Napoli. Tra i suoi saggi più rilevanti si ricordano: “La vera ragione dei diritti umani e la democrazia partecipativa come premessa al reciproco riconoscimento tra i popoli” (2006), “Democrazia deliberativa ed opinione pubblica emancipata” (2008), “Cosmopolitismo e diritti fondamentali” (2008), “Diritti e diseguaglianze. La crisi dello stato nazionale e al contempo dello stato sociale” (2017), “Nota critica a Thomas Piketty, Capitale e ideologia” (2021) “Nota critica a Katharina Pistor, Il codice del capitale. Come il diritto crea ricchezza e disuguaglianza” (2021). “Recensione critica a Thomas Piketty, Una breve storia dell’uguaglianza” (2021). "La politica post-democratica caratterizza, sempre più, il mondo attuale" (2024). "Introduzione al percorsointellettuale di Jürgen Habermas Habermas sociologo o filosofo? Certamente un intellettuale volto alla ricerca costante dell’emancipazione della persona umana", Lanciano, Carabba (2024). “Jürgen Habermas. il Globalismo giuridico e la negazione della Guerra” (2024). "Il mondo contemporaneo tra post-globalizzazione, multipolarismo, conflitti e necessità di un nuovo ordinamento che permetta l’effettivo rispetto dei diritti umani fondamentali" (2025). “The newpossible age of post-globalitasion. Sociological and legal reflection on the need for a Constitution uniting all the nationsof the world”, in Sociology and Social Work Review, volume 8, (Issue 1) /2024, di pp. 152-180. Con L. Altieri“Deliberative democracy in Habermas”, in Sociology and Social Work Review, volume 9, (Issue 1) /2025, pp. 154-169. Con L. Altieri, "Intelligenza Artificiale e disuguaglianze, grandi rischi e possibili opportunità per il futuro dellademocrazia", in G.Cifaldi, Intersezioni sociologiche (2025) ISBN: 978-8863448368. Con L. Altieri, "Un grave problema delle società contemporanee: Le ingiustificate diseguaglianze", in G.Cifaldi, Intersezioni sociologiche (2025). ISBN: 978-8863448368.

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