L’ISTAT CERTIFICA I NUMERI DI UN VERO DISASTRO

di Michele BLANCO

Da poche ore è stato presentato il Rapporto ISTAT per l’anno 2026. Si certifica, un dato gravissimo, infatti 6,6 milioni di italiani dichiarano di aver rinunciato ad avere bambini che pure desiderano, per la poca disponibilità di reddito disponibile e le incertezze che vedono per il futuro. Per i nati tra il 1980 e il 1994, si sta verificando l’aumento assoluto la quota di persone che sperimenta una mobilità verso il basso. In buona triste sostanza per i figli degli anni ’80 stare peggio economicamente dei genitori è molto più probabile che avere la possibilità di salire di classe sociale, la mobilità discendente raggiunge il 27,1% dei casi.

L’Italia del secolo scorso grazie a crescita economica, industrializzazione e la grande diffusione dell’istruzione superiore i figli, anche provenienti da famiglie povere, riuscivano molto spesso a migliorare la propria posizione economica e sociale rispetto a quella dei genitori, oggi tutto questo è solo un lontano ricordo. A questo punto sostenere che l’ascensore sociale è bloccato sarebbe però un eufemismo, la realtà economica e sociale si muove, solo in discesa. Nell’Italia del 2026 per i trentenni e quarantenni, provenienti da famiglie della classe media, con genitori liberi professionisti o colletti bianchi il rischio di scivolare verso lavori a più bassa qualificazione e poco pagati è molto maggiore rispetto alla probabilità di riuscire a salire nella scala sociale. Una tendenza che aveva iniziato ad emergere dalle precedenti analisi annuali dell’Istat, ma ora si sta fortemente accentuando. È una vera inversione netta rispetto alla dinamica sociale prevalente per le generazioni del dopoguerra, nelle quali i passaggi verso classi sociali più elevate erano molto più frequenti di quelli verso il basso. Infatti paragonando la posizione lavorativa dei nati prima del 1950, tra ’50 e ’64, tra ’65 e ’79 e tra ’80 e ’94, quel che è emerge in modo eclatante è che la classe dei medi dirigenti e professionisti, che tra le generazioni dei genitori era passata dal pesare il 5,4% fino al 17,7%, ha una crescita molto più contenuta tra i figli, che va dal 15,5 al 19,2%.

All’estremo opposto diminuiscono gli operai delle grandi fabbriche con salari dignitosi, mentre aumentano i lavoratori a bassa qualificazione nei servizi, con salari molto bassi, che risultano essere quantitativamente, in tutte le generazioni “circa il doppio rispetto ai genitori” e toccano il 20% in quella generazione nata tra il 1980 e il 1994.

Naturalmente nel nostro Paese l’origine familiare continua a influenzare le opportunità di vita, la possibilità di avere buoni lavori e di fare carriera, ma ora si scopre che nel lungo periodo persino l’ereditarietà della posizione sociale è in effetti diminuita. Oggi il peso delle origini solo per le classi sociali più elevate conta leggermente meno che in passato. Infatti l’indicatore usato dall’Istat per stimare quanto la posizione dei genitori condizioni quella dei figli passa da 2,2 per la generazione più anziana a 1,7 per quella più giovane. Il problema grave è che chiaramente si sono ridotte le opportunità disponibili, semplificando il numero dei posti, ai piani alti della struttura occupazionale e della gerarchia economica e sociale, sono nettamente diminuiti. Essendo, quindi, meno posti disponibili sono pochi che arrivano ad occuparli. Mentre per i figli, della alta borghesia, cioè dei grandi imprenditori e degli alti dirigenti, la possibilità di rimanere nella stessa classe sociale è ancora di oltre 10 volte più elevata rispetto a chi proviene da origini più umili. Al contrario, oggi “per i figli degli operai non qualificati le probabilità di raggiungere la classe più elevata sono molto basse”, se non nulle, come attesta chiaramente l’Istat.

Nella società italiana la possibilità di salire nella posizione di classe è diventato assolutamente difficile anche per chi si impegna con grande sforzo e studia di molto di più. Il rapporto mostra, con grande evidenza, infatti un progressivo indebolimento della capacità dell’istruzione di garantire anche una minima protezione sociale. Tra i laureati nati prima del 1950, oltre l’80 % di essi finivano per entrare a far parte delle classi sociali più elevate, diventavano grandi imprenditori, dirigenti e professionisti importanti, mentre nella generazione più giovane la quota scende notevolmente e inesorabilmente. Anche tra i diplomati aumenta inesorabilmente la presenza nei lavori a bassa qualificazione del terziario: dal 12,1% delle generazioni più anziane al 26,7% di quelle nate tra il 1980 e il 1994.

Inoltre un quinto della popolazione dichiara di arrivare a fine mese con grandissime difficoltà.

Le aree interne mostrano un crescente processo di marginalizzazione e di continuo spopolamento.

Il Rapporto ISTAT 2026 conferma ed evidenzia che la povertà diffusa attanaglia buona parte del Centro-Sud, oltre alle differenze retributive e aspettative lavorative per i giovani laureati in tutto il Paese.

Dal punto di vista demografico le nascite sono ad un nuovo record negativo dal 1861, la popolazione anziana (età media salita ancora, record europeo), giovani/adulti sempre più in fuga all’estero e se ne guardano bene dal ritornare in un paese senza prospettive, mentre le famiglie si rimpiccioliscono.

Il Sud che si sta letteralmente svuotando. L’Istat nel precedente rapporto parlava di vero e proprio tsunami demografico, una cosa mai vista al mondo. Si prevede che nel 2070 la popolazione totale della Campania avrà un milione e mezzo di residenti in meno, che corrisponde alle attuali popolazioni di Irpinia, Sannio e della provincia di Caserta. Un processo che sembra ogni anno di più diventare irreversibile.

I giovani, e meno giovani, sono costretti a emigrare per trovare condizioni di lavoro dignitose e possibilità di vita migliori. Ma non solo fuggono dal Sud, i dati presentati dall’Istat confermano che negli ultimi anni anche dal Nord si emigra, con una grande impennata netta rispetto a pochi anni fa.

La prima cosa da fare sarebbe quella di aiutare le famiglie ad avere la possibilità di fare figli e a crescerli dignitosamente, invece di tagliare, sempre più, su asili, sanità, scuola e welfare oltretutto, in modo vergognoso e inaccettabile: per COMPRARE ARMI.

  • Michele BLANCO. Dottore di ricerca in “Diritti dell’uomo e Diritti fondamentali. Teorie, etiche e simboliche della cittadinanza” presso la facoltà di Giurisprudenza della Seconda Università di Napoli. Dall’Anno Accademico 2004-2005 e successivi, incarico di insegnamento in Diritti dell’Uomo - Corso istituzionale in Alta Formazione europea, affidato a titolo di contratto integrativo di diritto privato dalla Facoltà di Studi politici e per l’Alta Formazione Europea e Mediterranea “Jean Monnet”, Università degli studi di Napoli. Tra i suoi saggi più rilevanti si ricordano: “La vera ragione dei diritti umani e la democrazia partecipativa come premessa al reciproco riconoscimento tra i popoli” (2006), “Democrazia deliberativa ed opinione pubblica emancipata” (2008), “Cosmopolitismo e diritti fondamentali” (2008), “Diritti e diseguaglianze. La crisi dello stato nazionale e al contempo dello stato sociale” (2017), “Nota critica a Thomas Piketty, Capitale e ideologia” (2021) “Nota critica a Katharina Pistor, Il codice del capitale. Come il diritto crea ricchezza e disuguaglianza” (2021). “Recensione critica a Thomas Piketty, Una breve storia dell’uguaglianza” (2021). "La politica post-democratica caratterizza, sempre più, il mondo attuale" (2024). "Introduzione al percorsointellettuale di Jürgen Habermas Habermas sociologo o filosofo? Certamente un intellettuale volto alla ricerca costante dell’emancipazione della persona umana", Lanciano, Carabba (2024). “Jürgen Habermas. il Globalismo giuridico e la negazione della Guerra” (2024). "Il mondo contemporaneo tra post-globalizzazione, multipolarismo, conflitti e necessità di un nuovo ordinamento che permetta l’effettivo rispetto dei diritti umani fondamentali" (2025). “The newpossible age of post-globalitasion. Sociological and legal reflection on the need for a Constitution uniting all the nationsof the world”, in Sociology and Social Work Review, volume 8, (Issue 1) /2024, di pp. 152-180. Con L. Altieri“Deliberative democracy in Habermas”, in Sociology and Social Work Review, volume 9, (Issue 1) /2025, pp. 154-169. Con L. Altieri, "Intelligenza Artificiale e disuguaglianze, grandi rischi e possibili opportunità per il futuro dellademocrazia", in G.Cifaldi, Intersezioni sociologiche (2025) ISBN: 978-8863448368. Con L. Altieri, "Un grave problema delle società contemporanee: Le ingiustificate diseguaglianze", in G.Cifaldi, Intersezioni sociologiche (2025). ISBN: 978-8863448368.

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