LO ZAINETTO ROSSO DI SANGUE

di Nicola OCCHIONERO

Uno zainetto intriso di sangue posato a terra, si intravede un colore rosa sbiadito che evoca l’immagine di una bambina. Chi lo portava in spalla non griderà più madar (mamma) al ritorno da scuola. 

Guardo l’immagine e penso a una similitudine con il telo dell’Uomo della Sindone, quasi fosse impresso sullo schienale dello zaino il corpicino caldo e vivace di una scolara ancora troppo ingenua e innocente per capire che il suo destino sarebbe stato quello di morire per l’effetto  collaterale di un attacco da parte di eserciti che avrebbero voluta salvarla dal suo dittatore. 

Che culo! Avrebbe commentato con sarcasmo un suo coetaneo romano.

All’Uomo della Sindone sono stati inflitti circa 120 colpi di flagrum romano, solitamente ai giudei ne venivano inflitti 39, ma quest’uomo, che tutti gli studiosi anche atei associano alla figura di Cristo, l’aveva combinata grossa. La sua rivoluzione prevedeva come unica arma il perdono e come armatura l’amore, non rovesciava Cesare e non cacciava gli occupanti romani, ma lasciava a questi il potere temporale, annunciando invece il Regno dei Cieli. Vallo a raccontare a Netanyahu, Trump e consorterie.

Questa bambina e le altre centocinquanta compagne volevano solo andare a scuola. 

Che sfigaa! Commenterebbe un suo coetaneo milanese.

Intanto, Netanyahu ha dichiarato “stiamo aiutando il popolo iraniano a ottenere la libertà”. 

‘E cazze tuoje, mai? Ha commentato il coetaneo napoletano.

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