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L’OLIGARCHIA DEL PATRIMONIO: COME DESTRA E SINISTRA HANNO SCIENTIFICAMENTE SVENDUTO METÀ DELLA RICCHEZZA NAZIONALE AL 5% DEI SUPER-RICCHI

di Michele BLANCO

La vergognosa certificazione che il 5% delle famiglie italiane banchetta ormai sul 50,3% dell’intera ricchezza nazionale non è un incidente di percorso, ma rappresenta l’atto d’accusa definitivo contro il fallimento sistematico, immorale e condiviso di un’intera classe politica [Banca d’Italia].

Questo record intollerabile non è figlio del destino o di una misteriosa tempesta dei mercati, bensì il verdetto storico di una cinica e perfetta convergenza legislativa tra governi di centro-destra e di centro-sinistra. Un esame serio dei decreti e delle leggi finanziarie attuati negli ultimi vent’anni svela come tutti i governi italiani abbiano corso una vera e propria staffetta della disuguaglianza, studiata per proteggere solo le grandi rendite e schiacciare i salari, mentre la quota di patrimonio in mano ai super-ricchi veniva letteralmente gonfiata dal 40% a oltre la metà dell’intero valore del Paese [si veda: Banca d’Italia – Dati distributivi ricchezza].

Il punto di svolta in questa strategia di sfacciata protezione intergenerazionale dei capitali viene impresso dal Governo Berlusconi II con la Legge n. 383 del 2001, che cancella con un colpo di spugna l’imposta sulle successioni e donazioni per i parenti in linea retta. Quando il Governo Prodi II, attraverso la Legge Finanziaria 2007, finge di reinserire l’imposta, si consuma il primo grande tradimento: la sinistra si rifiuta deliberatamente di allinearsi ai parametri dei partner europei e partorisce una franchigia-scudo record di ben 1 milione di euro per erede diretto, con un’aliquota fissa ridicola ferma ad appena il 4%. I governi successivi di entrambi gli schieramenti si sono ben guardati dallo scalfire questa fortezza di assoluto favore, costringendo i dati OCSE a registrare l’Italia come un vero e proprio paradiso fiscale ereditario, dove si applicano aliquote massime irrisorie (4% o 8%) a fronte del 45% della Francia o del 30% della Germania, permettendo così al top 10% della popolazione di blindare e accumulare il 60,6% degli asset nazionali senza restituire nulla alla collettività [si veda: Banca d’Italia – Dati distributivi ricchezza].

Parallelamente a questa scandalosa tutela dei grandi passaggi dinastici, la politica bipartisan ha scientificamente anestetizzato il fisco sui capitali, scaricando l’intero peso dello Stato sui redditi da lavoro dipendente. Sul fronte immobiliare, la Legge di Stabilità 2016 firmata dal centro-sinistra assesta un colpo letale all’equità fiscale: estende l’esenzione totale dell’IMU sulla prima casa indistintamente anche ai patrimoni più elevati, privando i comuni di risorse redistributive vitali, e stabilizza la cedolare secca sugli affitti al 10% o 21%, regalando ai grandi proprietari una tassa piatta che scavalca e insulta la progressività dell’IRPEF. Sul fronte opposto, le manovre di centro-destra hanno sistematicamente demolito la legalità e la coesione fiscale attraverso un’indegna e metodica compravendita del consenso basata su sanatorie e colpi di spugna, che hanno letteralmente istituzionalizzato l’ingiustizia sociale.

I dati ISTAT sull’economia non osservata certificano che l’economia sommersa in Italia si attesta a un livello mostruoso di quasi 198 miliardi di euro, alimentando un’evasione fiscale e contributiva che sottrae strutturalmente circa 90-100 miliardi di euro l’anno alle casse pubbliche [si veda: sito ISTAT]. Di fronte a questa emorragia, la risposta del centro-destra è stata un arsenale di amnistie: la Legge di Bilancio 2023 ha esteso la flat tax al 15% fino a 85.000 euro per gli autonomi, scatenando una discriminazione feroce contro i lavoratori dipendenti, mentre i successivi decreti hanno srotolato “paci fiscali”, colossali rottamazioni delle cartelle esattoriali e intollerabili scudi penali per i reati tributari. Sanatorie che hanno colmato i vuoti di liquidità dei grandi evasori e graziato chi ha nascosto patrimoni milionari, lanciando un message devastante: evadere conviene perché la destra garantisce il colpo di spugna, mentre lo Stato si accanisce sul prelievo forzoso alla fonte di chi non può nascondersi.

Nessun esecutivo ha mai osato violare il tabù del 26% di tassazione sostitutiva sui capital gains e sulle rendite finanziarie, mantenendo il regime di favore per i Titoli di Stato al 12,5%. Questa asimmetria strutturale premia esclusivamente il top 10% della popolazione, il cui portafoglio secondo la Banca d’Italia è composto per il 64,3% da attività finanziarie e partecipazioni azionarie che volano sui record dei mercati mobiliari globali, mentre la metà inferiore della popolazione è stata condannata a rimanere ancorata a patrimoni costituiti per il 74,6% da immobili residenziali di provincia, svalutati e fagocitati dall’inflazione [si veda: Banca d’Italia – Dati distributivi ricchezza]

Questa spaventosa divaricazione è stata alimentata e cannibalizzata dal tradimento storico, ideologico e antropologico della sinistra nei confronti dei lavoratori, trasformandosi da baluardo delle classi subalterne a perfetto esecutor delle politiche neoliberiste di compressione salariale e precarizzazione di massa. L’Italia si attesta oggi come l’unico Paese OCSE in cui i salari reali sono vergognosamente diminuiti rispetto al 1990 (-2,9%), una macelleria sociale che ha la firma indelebile del centro-sinistra: nel 2014, il Governo Renzi scardina l’Articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori attraverso il Jobs Act, eliminando la tutela reale contro i licenziamenti illegittimi e introducendo il precariato strutturale con il contratto a tutele crescenti. Questa scelta scellerata ha svenduto il futuro di una generazione, riducendo le retribuzioni d’ingresso a livelli di pura sopravvivenza. Le conseguenze di questo crollo salariale sistemico si riflettono in una catastrofe demografica e intellettuale certificata dagli ultimi, drammatici report ISTAT sulle migrazioni internazionali: l’Italia subisce un’emorragia inarrestabile di capitale umano qualificatissimo, registrando una perdita netta di 161.000 giovani italiani tra i 25 e i 34 anni in soli sei anni, con un saldo migratorio dei soli giovani laureati in profondo rosso per ben 78.000 unità nello stesso arco temporale [ISTAT – Migrazioni della popolazione]. Un disastro economico in cui lo Stato spende miliardi per formare talenti che poi la fame di salari dignitosi — causata dalla deregolamentazione contrattuale della sinistra — costringe a fuggire verso il Regno Unito, la Germania e la Svizzera per non essere sfruttati con contratti pirata o tirocini gratuiti. Dal canto suo, il centro-destra ha trovato la strada spianata dalle riforme della sinistra e ha proseguito sulla stessa identica scia con il Decreto Lavoro del 2023, liberalizzando ulteriormente le causali per i contratti a termine, allargando l’uso umiliante dei voucher e affossando con brutale arroganza in Parlamento ogni singola proposta di introduzione di un salario minimo legale. Il bilancio combinato di questa svendita sociale è scolpito nei dati della Banca d’Italia e dell’ISTAT: la ricchezza netta media per nucleo familiare appare gonfia a 453.000 euro, ma la ricchezza mediana si ferma al dato reale e drammatico di 178.000 euro, svelando un abisso che certifica la polarizzazione del capitale verso i decili superiori [si veda: Banca d’Italia – Dati distributivi ricchezza].

Il tasso di risparmio delle famiglie si stabilizza all’8,2%, ma è un’illusione ottica interamente concentrata nelle tasche dei ricchi; la metà inferiore della popolazione non ha più nemmeno le briciole per accumulare risparmio ed è costretta a spartirsi un misero, offensivo 7,2% delle risorse nazionali, con 13,2 milioni di persone (il 22,6% della popolazione) letteralmente sequestrate sotto la soglia del rischio di povertà ed esclusione sociale [in Banca d’Italia – Dati distributivi ricchezza, ISTAT – Economia non osservata]. L’allargamento della forbice patrimoniale dimostra che l’alternanza al potere tra destra e sinistra è stata una colossale messinscena economica: un’unica gestione oligarchica condivisa che ha disattivato la funzione costituzionale di redistribuzione dello Stato, trasformando i palazzi della politica nei guardiani e nei complici della disuguaglianza più sfrenata. Invertire questa deriva richiede l’abbandono immediato della propaganda bipartisan a favore di uno shock macroeconomico strutturale, articolato su quattro contromisure immediate e vincolate. In primo luogo, è urgente l’allineamento dell’imposta di successione agli standard europei, azzerando la franchigia-scudo di un milione di euro e rimodulandola su una soglia di sbarramento a 300.000 euro erede diretto, applicando aliquote fortemente progressive dal 10% fino al 40% sui patrimoni mobiliari e immobiliari superiori ai 5 milioni di euro; il gettito vincolato andrà a confluire in un “Fondo Sovrano Intergenerazionale” per finanziare una dote di cittadinanza di 30.000 euro per i giovani al compimento del venticinquesimo anno d’età, finalizzata esclusivamente all’acquisto della prima casa o all’avvio di attività imprenditoriali. In secondo luogo, va imposto un salario minimo legale inderogabile pari a 10 euro l’ora netti, indicizzato automaticamente all’inflazione reale e agganciato alla messa al bando immediata di tutti gli oltre 400 contratti collettivi “pirata” censiti dal CNEL, ripristinando la validità erga omnes dei soli contratti firmati dalle sigle sindacali maggiormente rappresentative per schiacciare il lavoro povero. In terzo luogo, il sistema fiscale va totalmente rivoluzionato riequilibrando il peso tra capitale e lavoro: l’aliquota sostitutiva sui capital gains e sulle rendite finanziarie speculative deve salire dal 26% al 35%, mentre la cedolare secca sugli affitti immobiliari va reintrodotta all’interno della base imponibile IRPEF progressiva per chi possiede più di due immobili residenziali; le risorse recuperate dovranno finanziare il taglio strutturale di 5 punti percentuali dell’aliquota IRPEF sul primo scaglione di reddito per i lavoratori dipendenti, restituendo capacità di risparmio alle fasce popolari.

Infine, occorre una moratoria totale su condoni e paci fiscali, trasformando l’evasione sopra i 50.000 euro in reato penale con detenzione effettiva e confisca immediata dei beni equivalenti, incanalando il recupero dei 100 miliardi di evasione stimati dall’ISTAT nel potenziamento strutturale degli investimenti in sanità pubblica e istruzione universitaria gratuita, gli unici veri fattori in grado di garantire il salario indiretto e riattivare la mobilità sociale inceppata. Solo rompendo il patto bipartisan della conservazione patrimoniale lo Stato può smettere di essere l’esecutore testamentario dei privilegi dinastici e ritornare ad adempiere al dettato dell’Articolo 3 della Costituzione, rimuovendo gli ostacoli economici che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini.

  • Ha conseguito l'Abilitazione Scientifica Nazionale alle funzioni di professore universitario di II fascia (associato) nel settore concorsuale 14/C1 Sociologia Generale. Dottore di ricerca in “Diritti dell’uomo e Diritti fondamentali. Teorie, etiche e simboliche della cittadinanza” presso la facoltà di Giurisprudenza della Seconda Università di Napoli. Dall’Anno Accademico 2004-2005 e successivi, incarico di insegnamento in Diritti dell’Uomo - Corso istituzionale in Alta Formazione europea, affidato a titolo di contratto integrativo di diritto privato dalla Facoltà di Studi politici e per l’Alta Formazione Europea e Mediterranea “Jean Monnet”, Università degli studi di Napoli.
    Tra i suoi saggi più rilevanti si ricordano: “La vera ragione dei diritti umani e la democrazia partecipativa come premessa al reciproco riconoscimento tra i popoli” (2006), “Democrazia deliberativa ed opinione pubblica emancipata” (2008), “Cosmopolitismo e diritti fondamentali” (2008), “Diritti e diseguaglianze. La crisi dello stato nazionale e al contempo dello stato sociale” (2017), “Nota critica a Thomas Piketty, Capitale e ideologia” (2021) “Nota critica a Katharina Pistor, Il codice del capitale. Come il diritto crea ricchezza e disuguaglianza” (2021). “Recensione critica a Thomas Piketty, Una breve storia dell’uguaglianza” (2021). “La politica post-democratica caratterizza, sempre più, il mondo attuale” (2024). “Introduzione al percorso intellettuale di Jürgen Habermas Habermas sociologo o filosofo? Certamente un intellettuale volto alla ricerca costante dell’emancipazione della persona umana”, Lanciano, Carabba (2024). “Jürgen Habermas. il Globalismo giuridico e la negazione della Guerra” (2024). “Il mondo contemporaneo tra post-globalizzazione, multipolarismo, conflitti e necessità di un nuovo ordinamento che permetta l’effettivo rispetto dei diritti umani fondamentali” (2025). “The newpossible age of post-globalitasion. Sociological and legal reflection on the need for a Constitution uniting all the nationsof the world”, in “Sociology and Social Work Review, volume 8, (Issue 1) /2024, di pp. 152-180. Con L. Altieri “Deliberative democracy in Habermas”, in “Sociology and Social Work Review, volume 9, (Issue 1) /2025, pp. 154-169. Con L. Altieri, “Intelligenza Artificiale e disuguaglianze, grandi rischi e possibili opportunità per il futuro della democrazia”, in G. Cifaldi, Intersezioni sociologiche (2025) ISBN: 978-8863448368. Con L. Altieri, “Un grave problema delle società contemporanee: Le ingiustificate diseguaglianze”, in G. Cifaldi, Intersezioni sociologiche (2025). ISBN: 978-8863448368.

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