USA e Russia, di fatto, pensano a garantire ognuno al proprio Paese le migliori condizioni possibili.
Trump ha prolungato infatti di altri trenta giorni la sospensione delle sanzioni alla Russia, consentendo agli americani il ritorno a condizioni economiche più favorevoli, questa sospensione delle sanzioni che, secondo i ben informati, sarà ulteriormente prolungata.
Putin torna quindi a vendere a buon prezzo gas e petrolio agli USA, come fa all’India e a chiunque nel mondo voglia acquistare petrolio e gas russo a prezzi bassi, gli USA possono continuare a vendere il loro costosissimo gas liquefatto a prezzo triplicato a noi poveri idioti europei. Questo perché noi europei continuiamo a imporre le nostre inutili sanzioni alla Federazione Russa. Intanto l’ISTAT, a riguardo della situazione italiana, ci dice che mette aumentiamo le costosissime e inutili spese militari, 11 milioni di persone sono a rischio di povertà assoluta; giovani abbandonati e privi di lavoro decentemente retribuiti scappano all’estero;
Scende ancora e inevitabilmente la natalità, le coppie che vorrebbero avere figli si preoccupano dell’incerto futuro; il nostro Paese è l’ultimo in Europa per crescita economica prevista. Per tre anni consecutivi si è registrato il calo della produzione industriale.
Intanto le bollette italiane esorbitanti anche per i massicci acquisti dagli Usa del costosissimo Gnl. Il conflitto scatenato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha portato aumenti del gas in Italia a +50%, bollette +15%, che comportano a 600€ in più all’anno a famiglia e siamo solo all’inizio perché non sappiamo ancora esattamente quanto ci costerà la crisi di Hormuz.
Questo è il resoconto dell’ISTAT, che notoriamente si basa su dati di fatto, non opinioni.
Secondo il Centro Studi di Confindustria, in cui il conflitto prosegua fino a fine anno, le imprese pagherebbero 21 miliardi in più e l’incidenza salirebbe di 2,7 punti percentuali (dal 4,9% al 7,6%).
“Il rincaro dei prezzi di petrolio e gas presi insieme, espressi in euro, nel 2026 è ipotizzato pari al +12% rispetto al 2025”. Con quattro mesi di guerra si “arriva al +60%”. Con 9 mesi di conflitto “sale addirittura al +133%”. Questo significa, meccanicamente e per il solo impatto diretto sui prezzi energetici al consumatore finale, un potenziale aumento di oltre +13 punti dell’inflazione nello scenario peggiore rispetto al 2025 e +6 punti nello scenario intermedio.
A questo impatto diretto vanno aggiunti gli effetti secondari, ovvero gli aumenti dei prezzi di beni e servizi non energetici che incorporano l’aumento dei costi energetici che “in Italia si sviluppano in circa 6 mesi dallo shock iniziale”.
Ma a questo punto la domanda da farci è: ci meritiamo questa cosiddetta “classe dirigente”?
