NUOVA STRETTA DEL GOVERNO SULL’EDUCAZIONE SESSUO-AFFETTIVA NELLA SCUOLA, MENTRE SI PARLAVA DELL’ULTIMO FEMMINICIDIO

di Anna Maria DI PIETRO

Il 15 ottobre 2025, mentre l’informazione era focalizzata sul femminicidio della ventinovenne Pamela Genini, uccisa con trenta coltellate dall’ex fidanzato Gianluca Soncin, la commissione Istruzione della Camera approvava un emendamento al DDL Valditara proposto dalla deputata leghista Giorgia Latini per estendere il divieto di introdurre l’educazione sessuo-affettiva anche alla scuola media, prevedendo la discussione per la definitiva approvazione a novembre, mese in cui ricorre la Giornata nazionale contro la violenza sulle donne.

Una scelta che ha indignato l’opinione pubblica per la mancanza di tatto, di sensibilità verso l’ennesima donna uccisa per mano di un uomo, a dimostrazione che chi detiene il potere non vede o non vuole vedere un problema reale e strutturale, nonostante i dati allarmanti, con oltre 70 femminicidi nell’anno in corso.

L’emendamento in questione appare quasi come un assist a completamento del DDL Valditara che vieta, in maniera perentoria, l’educazione sessuo-affettiva nelle scuole dell’infanzia e primaria, prevedendola solo per le scuole superiori, ma con il previo consenso dei genitori, senza pensare, però, che alcune materie, quali per esempio Pedagogia, Psicologia e Filosofia, trattano specificatamente l’argomento attraverso lo studio di alcuni autori.

Nonostante sia stata comprovata scientificamente la necessità di introdurre l’educazione affettiva sin dalla scuola dell’infanzia, la Destra al Governo, sempre più Santa inquisizione a caccia di streghe e pratiche immorali da sconfiggere per riportare l’ordine costituito, continua sulla strada della censura, frutto di una politica basata sul peggior bigottismo, che vede questo tipo di insegnamento come uno stimolo all’ideologia gender, appellandosi anche ai dettami della Chiesa ed esaltando l’istituzione famiglia, considerata unico luogo deputato all’apprendimento dell’affettività.

Una chiusura che toglie alla scuola la possibilità di educare alle relazioni, in un contesto di pluralità, qual è appunto quello di classe, in cui si realizza una “prossemica” ideale, perché il contatto con l’altro è quotidiano e circoscritto, e permette di imparare, anche nella pratica, valori quali il rispetto, l’empatia, il consenso, attraverso percorsi guidati da professionisti capaci di adattare le nozioni all’età degli studenti.

È fondamentale, sin dalla tenera età, comprendere le trasformazioni fisiologiche legate alla crescita, riguardanti il corpo e la sfera delle emozioni, per arrivare alla consapevolezza del sé, conoscendosi e riconoscendosi nell’altro, istaurando rapporti sani, improntati sulla mutualità e non sulla violenza o sull’isolamento. 

L’educazione sessuo-affettiva attiene, inoltre, anche alla sfera della salute fisica e psichica, perché informa, in maniera scientifica, sui rischi di rapporti sessuali non protetti, prevenendo malattie sessualmente trasmissibili, gravidanze precoci, offrendo al contempo strumenti utili per riconoscere abusi e violenze.

Parlare nella “comunità classe” di argomenti considerati ancora tabù nella maggior parte delle famiglie, che spesso non sanno come approcciarsi, vuol dire formare alunni che diventeranno adulti consapevoli, estirpando quella radicata cultura che considera la donna ancora come un oggetto da eliminare se non rispondente a quelle “leggi” ataviche, tramandate di generazione in generazione, che la vogliono sottomessa al potere dell’uomo, angelo del focolare e, soprattutto, essere non pensante.

Dunque, solo smontando gli stereotipi di genere, insegnando il valore del consenso che passa dal rispetto della propria persona, e quindi dell’altro, educando a comportamenti inclusivi, solidali, che eliminano le differenze, si potrà sconfiggere ogni tipo di violenza, da quella verbale a quella fisica, da quella di genere a quella legata alla sfera sessuale o alla “diversità”, fondata su canoni morali, etici ed estetici imposti. 

Andando nello specifico, oltre a privare le giovani generazioni di un’opportunità didattica fondamentale, il DDL Valditara e l’ulteriore censura dell’emendamento fanno posizionare l’Italia tra i Paesi europei meno evoluti in materia, a fronte, per esempio, di Svezia, Germania, Francia, in cui, ormai da anni, l’educazione affettiva fa parte dell’offerta formativa sin dalla scuola primaria.

Un tempismo “imperfetto” in tutti i sensi quello dei governanti italiani, che sembrano leggere un’altra realtà, indietreggiando su un cammino politico e sociale parallelo, guardando al passato e non al futuro.

  • Anna Maria Di Pietro, giornalista pubblicista, editor e correttrice di bozze certificata, è stata direttrice editoriale di collane dedicate ai romanzi e alla poesia in due case editrici molisane, IBC Edizioni e Dieci Lune Edizioni. La presentazione di libri è l’altra attività che svolge da anni: nel 2018 e nel 2019 ha presentato libri presso la Biblioteca Regionale Siciliana e il Teatro Bellini di Palermo. Portano la sua firma le prefazioni a due opere, di cui ha curato anche l’editing, dell’autrice Maria Enea: Sale e Cioccolato, silloge poetica, e L’urlo della Sirena, romanzo di formazione ambientato nella Palermo dilaniata dalla Seconda guerra mondiale.
    Da sempre, e per sempre, di Sinistra, si occupa dei diritti delle donne e di diritti civili.
    Di recente, su Controvento, giornale online diretto da Viviana Pizzi, ha creato ControCultura, una rubrica che ogni lunedì parla di libri, donne, e argomenti di nicchia. L’altra passione è il territorio, in particolare quello molisano, che promuove da tempo in ogni modo, attraverso articoli e interviste che mettono in luce realtà imprenditoriali o associative virtuose.
    Il suo slogan: “Il Molise non è la mia regione, ma la mia ragione”.

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