Come può esistere in un Paese civile la somministrazione di lavoro a tempo indeterminato?
La vicenda della lavoratrice in somministrazione che è stata licenziata dopo aver scoperto di avere un tumore al seno, avrebbe meritato una riflessione più profonda.
Perché non è una “semplice” storia di licenziamento come tante, ma è il risultato di norme che permettono l’utilizzazione di persone a tempo indeterminato come beni di consumo che quando non sono più utili possono essere messe da parte. La donna, 55enne e madre di un figlio di 18 anni, infatti, era assunta a tempo indeterminato dal 2023 ma non dall’azienda dove si recava quotidianamente a lavorare ma da un’agenzia per il lavoro che praticamente l’ha “semplicemente affittata” alla azienda che realmente utilizzava la sua prestazione quotidianamente (!)
Quindi di fatto non c’è stato un licenziamento vero e proprio, ma il termine della “commessa” dell’agenzia nei confronti dell’azienda con cui aveva stipulato una “somministrazione” della lavoratrice. Quindi la lavoratrice può rivalersi nei confronti dell’azienda utilizzatrice non essendo di fatto sua dipendente?
È difficile spiegarlo e forse chi ha ideato questo meccanismo proprio ciò ha voluto fare, ma è ancora più difficile fare capire ad una lavoratrice che nonostante il sudore buttato entrando quotidianamente nello stesso tornello con altri lavoratori scoprire proprio in uno dei momenti più difficili della sua vita che il suo trattamento è diverso dai suoi colleghi e di essere alla fine come un paio di occhiali in affitto che quando non ci piacciono più possiamo “facilmente” cambiarli …
