Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo scorso 24 settembre un decreto-legge che introduce ‘misure urgenti’ per l’anno scolastico 2026/2027, nell’ambito del completamento degli interventi del PNRR di competenza del Ministero dell’Istruzione e del Merito, finalizzato all’integrazione degli studenti stranieri e in materia di formazione superiore e ricerca. Si legge nel comunicato del Governo: “Per promuovere l’integrazione degli studenti stranieri a decorrere dall’anno scolastico 2027/2028 le classi prime sono formate in modo da assicurarne un’equilibrata composizione”. In pratica nella scuola primaria gli alunni stranieri, che non sono nati in Italia o non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia, non possono superare il trenta per cento sul totale degli alunni di ciascuna classe prima. Lo stesso limite è previsto nella scuola secondaria di primo e secondo grado, in cui vige per coloro i quali non hanno frequentato con esito positivo il nostro sistema scolastico per almeno tre anni; qualora il numero degli iscritti stranieri non dovesse consentire il rispetto del limite previsto, gli uffici scolastici regionali adottano misure organizzative per una distribuzione tra gli istituti limitrofi, nel rispetto del principio di prossimità al domicilio, si spera. Resta da capire cosa accadrebbe nei comuni più piccoli, in cui questa mobilità tra istituti non si realizzerebbe nella medesima realtà, ma oltre i confini comunali, con conseguente disagio e oneri per il trasporto scolastico. Inoltre, per coinvolgere le famiglie straniere nel percorso educativo dei figli, le scuole segnalano ai servizi sociali eventuali carenze linguistiche dei genitori, di conseguenza si possono prevedere per questi ultimi la frequenza gratuita ai corsi di lingua italiana presso i centri provinciali per l’istruzione degli adulti, in caso di mancata partecipazione, è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria solo dopo diffida. Viene da chiedersi, per quale ragione non si provvede all’obbligatorietà dei corsi di lingua italiana all’atto della domanda per l’acquisizione del permesso di soggiorno, senza pregiudicare il buon esito dell’istanza? È inoltre vietato partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto salvo specifiche ragioni sanitarie certificate, ma questo divieto è già previsto dalla Legge 22 maggio 1975, n. 152 e deve essere rispettato da qualsiasi cittadino. Il sublime populismo ha colpito ancora!
Si scatena il dibattito politico, la maggioranza più di destra della storia repubblicana, nel tentativo di celare i fallimenti di questi anni e nella rincorsa all’ascesa di Vannacci, ha prodotto una leggina tanto misera, quanto inutile, diretta solo a fomentare una propaganda becera, ma che associata all’iniziativa sul bollo auto, apre di fatto la campagna elettorale. Sull’argomento, la risposta più efficace, dopo quella del Presidente Mattarella, giunge dalla Chiesa. Se è vero che il Presidente parla a tutta la popolazione italiana, è vero anche che il Papa parla al mondo intero, quindi anche chi a proprio vantaggio strumentalizza la fede attraverso le lenti del bigottismo e della ‘religione colonialista’, tace.
“Anche uno solo di questi bambini” è il tema scelto da Papa Leone XIV per della centododicesima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, iniziativa che intende analizzare i pericoli e le difficoltà incontrate dai giovani migranti e dai rifugiati, durante il loro viaggio e presentare alcune buone pratiche messe in atto dalla Chiesa in risposta a tali problemi. Il numero appare evidentemente una provocazione: “anche uno solo” è sufficiente per valutare la qualità dell’accoglienza, “anche uno solo” è arrivato in Italia senza genitori e senza nessun altro.
Ogni giorno il nostro sistema scolatisco e oserei dire, educativo, è messo alla prova dai circa 14 mila minori non accompagnati, in maggioranza maschi tra i 16/17 anni provenienti per lo più
da Bangladesh, Egitto, Marocco e Ucraina. Adolescenti che in autonomia decidono il proprio futuro dopo avere vissuto povertà, violenze e discriminazione; a volte sono ragazzi arrabbiati con tutti, anche con i loro coetanei italiani ai quali la sorte sembra avere dato maggiori possibilità per il solo fatto di essere nati in questa parte del mondo. Succede che alcuni, bramosi di scalare velocemente la ‘classifica della vita’ che finora gli ha visti ultimi, delinquono per procurarsi denaro facile da spendere in smartphone, scarpe, profumi e abiti griffati, per assomigliare ai cosiddetti maranza italiani che abitano le periferie e sfidano il centro delle città. Questi ragazzi, questi migranti, questi stranieri dalla pelle scura, dai cognomi difficili da pronunciare, dai nomi biblici in chiave araba, Ibrahim, Ismail, Adam, dai nomi arabi Muhammad, Yusuf, o dai nomi impronunciabili con le consonanti aspirate e che diventeranno Donato o Peppino, le periferie del mondo le conoscono davvero e non si tratta di avere un padre alcolista e un fratello in galera, ma di sfidare il destino ogni giorno alla ricerca di un tetto sicuro e di un pasto checcessia, poi domani si vedrà.
Gli insegnanti e gli educatori del sistema di accoglienza, più in generale, sono degli erori senza volto e senza gloria, mani tese dell’ultima frontiera che i giovani migranti devono superare, molto dipenderà dall’intraprendenza dei docenti e dall’audacia del dirigente scolastico, che in barba alle leggi e alle circolari, eviterà l’apartheid. Sarà merito di donne e uomini che dopo un lungo peregrinare tra concorsi, supplenze e trasferte, tireranno fuori dai libri tutta l’umanità possibile affinché Muhammad possa avere le stesse opportunità di Jacopo, Cristina, Luca…
Il Rapporto Invalsi 2025 quantifica che gli studenti di origine straniera, nonostante le tante difficoltà, al termine del secondo ciclo di istruzione presentano una dispersione scolastica inferiore rispetto ai coetanei italiani, una preparazione superiore unitamente a un notevole livello di motivazione e determinazione.
