Il movimento sionista rappresenta oggi la più grave ed apparentemente inestricabile minaccia alla pace in Medio Oriente e nel mondo intero. Esso ha preso le mosse oltre un secolo fa con il primo congresso sionista, tenuto nel 1897 a Basilea, guidato da Theodor Herzl, e forse richiederà un altro secolo per essere battuto. Perché ciò avvenga, ritengo si debbano realizzare cinque cose concrete.
NON ASSUEFARSI AI CRIMINI CONTRO IL POPOLO PALESTINESE
Quando siamo afflitti da un dolore fisico o morale, dopo un po’ il nostro corpo e la nostra mente lo percepisce meno, ci si abitua. Il rischio è di “farci il callo” e smettere di provare orrore e scandalo per i crimini che i sionisti (israeliani e non) compiono contro i palestinesi, rinunciando così a combatterli.
SMASCHERARE IL PROGETTO COLONIALE SIONISTA
I sionisti si sono appropriati dei sei milioni di ebrei vittime dei campi di sterminio nazifascisti per giustificare la necessità di dare al popolo ebraico uno Stato che li protegga. Pura mistificazione. Il sionismo è nato molto prima dei campi di sterminio nazifascisti, come progetto di una colonia di popolamento, simile a tante altre realizzate da europei (Nord America, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda), con la menzogna che si trattava di occupare territori abitati da pochi selvaggi, da civilizzare. Nel caso del sionismo, c’è chi invoca addirittura il “ritorno alla terra promessa” (da dio in persona!), ma in realtà l’opportunità di colonizzare la Palestina è stata offerta dalla dissoluzione dell’impero ottomano. Nel 2016, con la I Guerra Mondiale in corso, Regno Unito e Francia firmarono l’accordo segreto Sykes-Picot per la spartizione del Medio Oriente, con la Palestina attribuita al Regno Unito. Il barone e banchiere Lionel Walter Rothschild – per il quale evidentemente l’accordo non era segreto – scrisse nel 1917 al conte Arthur James Balfour, all’epoca ministro degli esteri di sua maestà britannica, per chiedere di favorire la creazione di uno stato ebraico in Palestina e questi rispose che avrebbe sostenuto «l’insediamento in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico». A guerra finita, nel 1920 la Società delle Nazioni affidò al Regno Unito il mandato di governare la Palestina, che terminò nel 1948 con la creazione dello Stato d’Israele. La penetrazione sionista in Palestina è dunque iniziata ben prima della creazione dei campi di sterminio nazifascisti, dove furono uccisi 15 milioni di persone, di cui circa 6 milioni ebree (per inciso, il 27 gennaio, giorno della memoria, vengono sovente dimenticati i 9 milioni di vittime non ebree) e con una logica coloniale. Infine, dei circa 16 milioni di ebrei attualmente sparsi per il mondo solo 7 milioni risiedono in Palestina e quasi altrettanti negli USA, quindi numericamente Israele non è la patria del popolo ebraico.
CREARE UN’ALLEANZA TRA PALESTINESI ED EBREI ANTISIONISTI
Oggi il sionismo è una componente del mondo ebraico, ma non è il mondo ebraico. Ci sono insigni personalità di cultura ebraica esplicitamente antisioniste. Si ricordi in Israele Ilan Pappé, negli USA Noam Chomsky, in Italia Anna Foa e Moni Ovadia. Il sionismo vorrebbe accreditarsi illegittimamente come rappresentante dell’ebraismo tout court; pertanto bolla qualunque critica ad Israele come antisemitismo. Gli ebrei antisionisti non solo non sono nemici dei palestinesi, ma ne sono oggettivamente compagni di lotta. Rendere marginale il sionismo tra gli ebrei è uno dei fattori chiave per risolvere il conflitto israelo-palestinese.
L’IMPERO USA, PRINCIPALE PUNTELLO DI ISRAELE, SCRICCHIOLA
Oggi Israele può esistere e tenere sotto schiaffo il Medio Oriente grazie all’appoggio incondizionato degli USA, che lo sostengono economicamente, militarmente e politicamente, con la complicità servile dei paesi satelliti dell’impero statunitense. Un impero che – per quanto rappresenti ancora la maggiore potenza militare ed economica del pianeta – è in declino e riesce sempre meno ad imporre il suo ordine.
COSTRUIRE UN MOVIMENTO EUROPEO ANTISIONISTA
L’Unione europea fornisce ad Israele sostegno economico e politico. Dal 2000 è operativo l’accordo di associazione UE-Israele che offre allo stato sionista quasi le stesse facilitazioni commerciali garantite agli stati membri dell’UE. Oggi il 34% delle esportazioni Israeliane vanno verso l’UE e le importazioni dall’UE rappresentano il 28% del totale. L’art. 2 dell’accordo di associazione prevede la sua sospensione in caso di mancato rispetto dei diritti umani e democratici. Ciò nonostante, non è stato possibile sospenderlo per l’opposizione di molti paesi dell’UE ed in particolar modo della Germania e dell’Italia. Non è stato bloccato neanche il commercio delle armi sia verso che da Israele. Non sono state vietate neppure le collaborazioni per programmi informatici ai fini di intelligence e di gestione degli archivi riservati. Il governo italiano aveva acquistato dalla israeliana Paragon Solutions la licenza del software spia Graphite, ma il contratto è stato rescisso solo quando è emerso che non venivano spiati solo criminali, ma anche politici, attivisti sociali e giornalisti. Quanto al sostegno politico, con la sola eccezione della Spagna, non vengono criticate neanche le azioni più infami commesse a Gaza, in Cisgiordania, in Libano, in Siria e nelle carceri sioniste. L’Italia non ha avuto il coraggio di protestare per le sanzioni personali inflitte a Francesca Albanese. Isolare economicamente e politicamente Israele da parte dell’UE è un’ulteriore fattore chiave per battere il sionismo e pacificare la Palestina.
Ora e sempre SUMUD (resistenza testarda).
