Benché tutti i potenziali coalizzandi dicano “prima il programma”, si registra una stucchevole prevalenza del tema primarie per l’indicazione del candidato primo ministro, prevista dal Melonellum. Mi sono già espresso contro le primarie [https://www.eguaglianza.it/un-leader-di-coalizione-no-grazie/], di partito ed ancor più di coalizione, sostenendo che la carica di primo ministro dovrebbe andare al segretario del partito della coalizione che ottiene i maggiori consensi elettorali; inoltre, ho evidenziato che il Melonellum, obbligando ad indicare sulla scheda elettorale il premier, introduce surrettiziamente il premierato, che andrebbe rifiutato, “indicando una personalità di alto profilo politico e culturale, rappresentativa dei valori di giustizia sociale e di democrazia della coalizione”, che non concorre alla carica di primo ministro. Ho suggerito, come esempio, il nome di Anna Foa, ora aggiungo quello di Gherardo Colombo, ma altri se ne possono individuare.
Veniamo al programma e in specifico al tema lavoro. Il M5S ha concluso il 20 settembre l’evento Nova, in cui i militanti hanno votato un pacchetto di 20 temi programmatici, articolati in ben 126 proposte, decisamente troppe per un programma elettorale. Il tema lavoro contempla 12 proposte, di queste, a mio avviso, alcune sono condivisibili, altre meno o per nulla.
Senz’altro condivisibile è l’introduzione del salario minimo. Si dice che occorre “aggiornare lo Statuto dei lavoratori”; su questo punto ritengo che vada detto chiaro e semplice che occorre revocare i decreti legge emanati tra il 2014 ed il 2016 a seguito della legge delega 183/2014, noti come Jobs Act. Bene prevedere causali chiare nei contratti a termine. Bene anche la revisione dell’assegno di inclusione (ex reddito di cittadinanza), che il M5S pensa di ribattezzare reddito 2.0.
Ci sono poi delle proposte che toccano questioni importanti, che però non sono risolvibili per via legislativa, ma richiedono un doppio intervento: culturale e sindacale. Si tratta del contrasto al divario di genere nelle posizioni lavorative e nelle retribuzioni, anche a parità di posizione, e della riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione.
Inadeguate o carenti mi sembrano le proposte relative alla sicurezza ed alla salute sui luoghi di lavoro, dove si ipotizza l’istituzione di una Procura nazionale della sicurezza sul lavoro e si chiede pleonasticamente che la sicurezza sul lavoro vada rispettata anche dai subappaltatori. Più che creare una Procura ad hoc, occorre potenziare le risorse di personale e tecniche dell’Ispettorato nazionale del lavoro, che è sotto organico del 44%. Quanto ai subappalti, occorre vietare la pratica del sub-subappalto e consentire di cedere non più di un quinto del valore dell’appalto, della concessione o dell’incarico.
Vengono proposti anche alcuni ampliamenti delle coperture previdenziali, senza accompagnarli con la previsione del versamento dei relativi contributi. Infine è rivendicato un non meglio precisato “Fondo nazionale per la natalità e la previdenza dei Giovani” (con la “G” maiuscola).
Ritengo che siano stati dimenticati due interventi di primaria importanza: 1) vietare l’utilizzo di lavoro somministrato almeno presso gli enti pubblici e le aziende a controllo pubblico; 2) riformare e potenziare i centri per l’impiego, per un tendenziale superamento del collocamento tramite privati.
Si attendono proposte ufficiali sul tema lavoro da PD ed AVS ed a seguire una sintesi unitaria.
