Il valore di onorare fino in fondo la propria responsabilità istituzionale, per liberare la nostra democrazia dalla presenza mafiosa, sempre pronta a stringere alleanze con i poteri eversivi e con quelli dediti al mantenimento dello status quo.
Paolo Borsellino fu un magistrato che comprese sino in fondo i sistemi di potere mafiosi e collusivi e che, insieme a Giovanni Falcone e, già anni prima, al pool antimafia guidato da Antonino Caponnetto, contribuì a metterli in discussione. Le sue riflessioni e i suoi appunti erano custoditi anche nell’Agenda rossa, trafugata immediatamente dopo la strage e ancora oggi emblema di ombre, ricatti e complicità.
Paolo Borsellino ci consegna la testimonianza di cosa significhi servire lo Stato anche in condizioni di estrema difficoltà e all’interno di un contesto operativo segnato da collusioni.
Con lui, gli agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Non dimentichiamo le sofferenze di Antonio Vullo, l’unico sopravvissuto.
C’è ancora molto da ripensare e da riprogettare. Altrimenti resta «Il resto di niente», come titola il bellissimo romanzo di Enzo Striano sulla Rivoluzione napoletana del 1799.
