NUOVE ROTTE MARITTIME ARTICHE E NUOVI PROFITTI PER LE MAFIE GLOBALIZZATE

di Vincenzo MUSACCHIO


Le recenti variazioni delle temperature e dello scioglimento dei ghiacciai, stanno aprendo nuove rotte marittime, genericamente chiamate rotte trans-artiche che, se da un lato prospettano notevoli vantaggi legati all’accorciamento delle distanze, dall’altro sono foriere di nuovi pericoli connessi agli interessi della criminalità organizzata, facendo ravvisare future implicazioni anche di natura geopolitica. Secondo un rapporto del Congresso degli Stati Uniti (2024), anche la situazione logistica delle principali organizzazioni di narcotrafficanti internazionali sta cambiando e potrebbe rappresentare una nuova frontiera di profitti poiché la rotta più breve tra i maggiori mercati europei e la regione Asia-Pacifico si trova proprio attraverso l’Artico. Da studioso di criminalità organizzata, evidenzio che l’aprirsi di nuove vie marittime nell’Artico influenzerà sicuramente le politiche criminali delle mafie dedite non solo al narcotraffico internazionale. Vi sono nuove rotte marittime con transiti più brevi (e quindi costi minori) ma anche la possibilità di accedere a fondali incontaminati e ricchi di risorse strategiche, un tempo inaccessibili per molti mesi all’anno a causa delle condizioni ambientali estreme. Questo significa maggiori guadagni e quindi nuovi investimenti con il denaro riciclato. Lo scioglimento totale dei ghiacci restituirà anche ampi spazi di mare navigabili. La rotta del Mare del Nord sta sviluppando le possibilità anche per lo sfruttamento dei settori minerari, del turismo e della pesca. Saranno indubbiamente coinvolti Stati come Danimarca, Svezia, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Canada e Stati Uniti. Sarà indispensabile una maggiore sicurezza legata alla vigilanza su questi immensi confini, che potrebbero diventare nuovi canali di infiltrazione per la criminalità organizzata transnazionale che opererebbe in quelle acque con attività legate ai molteplici traffici illeciti delle organizzazioni criminali (armi, droga, esseri umani, rifiuti industriali, contrabbando e così via). Le mafie messicane (i cartelli Jalisco e Sinaloa), colombiane (il cartello di Medellin e il clan del Golfo), la Yakuza, le Triadi, le mafie russe vedono positivamente lo sviluppo delle rotte artiche come una alternativa interessante e vantaggiosa soprattutto in caso di crisi delle rotte meridionali, resa tutt’altro che ipotetica a seguito dei numerosi controlli internazionali recentemente accaduti nello Stretto di Hormuz e sul Canale di Suez. Non ultimo, uno degli sviluppi più interessanti nella regione artica orientale è lo sviluppo di nuovi porti commerciali e militari. Con l’apertura dei fondali e nuove rotte, ci sarà sicuramente bisogno di efficientare la rete portuale mercantile, costruendo più basi logistiche ma anche militari per sostenere le future attività. Questo comporterà l’investimento di enormi risorse economiche per cui le mafie sicuramente non resteranno passive ma si muoveranno allo scopo di investire e incrementare i propri guadagni. Non meno interessante sarà anche lo sviluppo del passaggio a Nord-Ovest, via marittima per secoli inutilmente ricercata che, a causa dello scioglimento dei ghiacciai, offrirà ancora più vie di transito che presto potranno assicurare una via marittima strategica per tutto il traffico nordamericano, ma non solo. L’apertura di questi nuovi passaggi favorirà ovviamente nuove attività criminali, per cui, un efficiente coordinamento internazionale sarà necessario per arginare il rischio. Le moderne organizzazioni mafiose faranno affari nei settori dell’estrazione di risorse naturali, turismo e infrastrutture portuali, ricicleranno e reinvestiranno il loro denaro sporco. Non è arduo ipotizzare che si creeranno nuovi cartelli transnazionali (alleanze tra mafie) per sfruttare queste nuove rotte, approfittando proprio delle debolezze dei sistemi di contrasto del tutto inesistenti nei Paesi artici. Non ho difficoltà nel riconoscere che l’Artico sarà sicuramente terreno fertile per nuove e remunerative attività illecite da parte delle mafie moderne.

  • Vincenzo Musacchio, criminologo forense, giurista, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). È ricercatore indipendente e membro dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Nella sua carriera è stato allievo di Giuliano Vassalli, amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, magistrato italiano conosciuto per aver guidato il Pool antimafia con Falcone e Borsellino nella seconda metà degli anni Ottanta. È tra i più accreditati studiosi delle nuove mafie transnazionali. Esperto di strategie di lotta al crimine organizzato. Autore di numerosi saggi e di una monografia pubblicata in cinquantaquattro Stati scritta con Franco Roberti dal titolo “La lotta alle nuove mafie combattuta a livello transnazionale”. È considerato il maggior esperto europeo di mafia albanese e i suoi lavori di approfondimento in materia sono stati utilizzati anche da commissioni legislative in ambito europeo.

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