Viviamo in un Paese in cui la disuguaglianza non è un incidente, ma una scelta politica. Un’Italia dove chi governa protegge i forti e ignora i deboli, in un perfetto rovesciamento morale del principio di giustizia sociale.
Secondo i dati ISTAT 2024, il 20% più ricco della popolazione detiene il 66% della ricchezza nazionale, mentre il 40% più povero possiede appena il 2,5%. Il coefficiente di Gini, che misura la disuguaglianza, è salito a 0,331 ovvero ai livelli più alti dal 2006. L’ultimo rapporto Oxfam Italia 2024 denuncia che l’1% più ricco degli italiani possiede oggi una ricchezza superiore a quella del 50% più povero.
In questo scenario di disuguaglianza crescente, arriva la notizia da Cortina d’Ampezzo, simbolo perfetto del “mondo al contrario”.
Durante i lavori preparatori per le Olimpiadi invernali 2026, l’intera area delle Tofane sarà chiusa al pubblico da metà Gennaio a metà Marzo. I rifugi e gli impianti di risalita della zona – tra cui il rifugio Duca d’Aosta e altre strutture storiche – saranno costretti a chiudere o lavorare in perdita per mancanza di sciatori, ski-pass azzerati e costi energetici invariati.
Ma non tutti. Un solo locale resterà aperto e anzi diventerà “uno dei punti cruciali di incontro per gli organizzatori olimpici”: il ristorante di lusso El Camineto.
Un ristorante rilevato da Flavio Briatore (attualmente di proprietà di un magnate Kazaco) e da Dimitri Kunz, il compagno della ministra del Turismo, Daniela Santanchè.
La notizia è stata confermata dagli stessi esercenti cortinesi, che hanno espresso indignazione e paura per la stagione persa. “Non sappiamo nulla – ha dichiarato Gianluca Lancedelli del rifugio Duca d’Aosta – ci dicono solo che non faranno salire la gente. Se teniamo aperto come servizio forse ci daranno qualcosa”.
Il “qualcosa” a cui allude è un rimborso forse insufficiente a coprire i costi della stessa corrente elettrica.
Non è solo una questione morale. È una questione giudiziaria.
La ministra del Turismo Daniela Santanchè, attualmente indagata dalla Procura di Milano nell’inchiesta sulle società del gruppo Visibilia, che, con un conflitto d’interessi grande quanto una pista olimpica, continua a sedere al governo e a gestire un dicastero da cui dipendono milioni di euro di fondi pubblici per il turismo.
La stessa ministra che oggi vede il locale del proprio compagno beneficiarne direttamente.
In un Paese normale, questo basterebbe per chiedere le dimissioni immediate. In Italia, invece, tutto passa in silenzio. La ministra resta al suo posto. Il governo tace. E il premier Meloni, come sempre, difende “il lavoro svolto” dai suoi ministri.
Siamo davvero il Paese dei balocchi, o meglio, degli allocchi, se continuiamo a chiamare “merito” quello che è privilegio, e “sviluppo” ciò che è drenaggio di risorse pubbliche verso l’alto.
Le Olimpiadi dovevano essere un’occasione di rilancio per il territorio, e invece rischiano di lasciare dietro di sé solo debiti, disuguaglianze e un’ulteriore ferita alla montagna.
Gli imprenditori locali non avranno ricavi, gli impianti di risalita resteranno fermi, i rifugi chiusi. Gli unici ad arricchirsi saranno i soliti noti, le élite ben introdotte nei palazzi del potere.
Questo è il vero volto della politica economica del governo Meloni: una redistribuzione al contrario. Tagli alla sanità pubblica e bonus alle cliniche private. Tagli ai comuni e agevolazioni ai grandi gruppi. Tagli al welfare e regali fiscali agli evasori. È la stessa logica che si ripete da due anni, travestita da “realismo economico”.
Ma la realtà è un’altra: la forbice si allarga, il ceto medio scivola verso la povertà, i giovani emigrano, i territori si spopolano.
E mentre l’Italia reale si svuota, il potere si blinda nei salotti e nei resort.
Siamo diventati un Paese dove si chiudono i rifugi e si aprono i ristoranti degli amici dei ministri. Dove chi lavora viene lasciato indietro, e chi comanda si autocelebra.
Un Paese che sembra aver dimenticato le parole di chi credeva nella giustizia, nella sobrietà, nel bene comune.
Non si può più accettare che l’etica pubblica sia piegata al tornaconto privato. Non si può più restare spettatori mentre i pochi continuano a rubare ai molti.
Oggi serve indignazione, ma anche una nuova coscienza civile.
Serve un’alternativa che torni a parlare di equità, di diritti, di dignità.
Ci vuole coraggio. Coraggio di denunciare, di cambiare. Di non accettare più questo mondo al contrario dove si ruba ai poveri per dare ai ricchi.
