Gli Stati Uniti d’America continuano a imporre la propria egemonia culturale, militare ed economica sul resto del pianeta, muovendosi sullo scacchiere internazionale con un atteggiamento aggressivo, giudicante e imperiale. Da Washington partono regolarmente pagelle di buon governo, sanzioni e lezioni di democrazia dirette a qualsiasi nazione non si allinei al modello occidentale. Eppure, questa incessante proiezione di potenza all’estero serve solo a nascondere una profonda e drammatica crisi strutturale interna. Il paradosso è totale: la superpotenza che pretende di guidare il mondo libero si dimostra incapace di proteggere, curare e sfamare i propri cittadini.
Oggi questo cortocircuito istituzionale è esasperato dalla figura e dalla propaganda di Donald Trump, che ha cavalcato il risentimento popolare promettendo una grandezza che, nei fatti, si traduce in un capitalismo spietato e oligarchico. L’aggressività bellicosa della politica estera americana contrasta violentemente con la miseria materiale che si consuma sul suolo patrio. Questa sproporzione si riflette in una spesa militare interna e internazionale monumentale. Il recente bilancio della difesa per l’anno fiscale 2026 ha toccato la cifra record di 1,05 trilioni di dollari complessivi, superando per la prima volta nella storia la soglia del trilione grazie alla combinazione tra stanziamenti ordinari e decreti di riconciliazione. In questa mastodontica allocazione di risorse spiccano i 900,6 miliardi di dollari autorizzati dal solo National Defense Authorization Act (NDAA), un pacchetto multimiliardario blindato dal Congresso che destina 291 miliardi alla manutenzione operativa e ben 162 miliardi all’acquisto di nuovi armamenti. Si tratta di una macchina economica che arricchisce i colossi industriali e i lobbisti vicini alle cerchie del potere, preferendo finanziare la distruzione oltreoceano – o programmi missilistici avanzati – piuttosto che la ricostruzione sociale interna.
Mentre il bilancio del Pentagono cresce senza sosta, il sistema istituzionale statunitense ha trasformato il diritto alla salute in un mercato immorale, escludendo sistematicamente decine di milioni di statunitensi da qualsiasi forma di assistenza sanitaria. Questa massa enorme di cittadini vive nel terrore costante di ammalarsi, sapendo che una diagnosi può significare la rovina economica totale. L’assenza di un welfare universale si traduce in una condanna a morte silenziosa per migliaia di persone: la mancanza di copertura medica e l’impossibilità di pagare le cure tempestive spingono i soggetti non assicurati a ignorare i sintomi di malattie gravi fino a quando non è troppo tardi, incrementando tragicamente la mortalità evitabile della nazione. Le spese sanitarie rimangono la causa principale di bancarotta finanziaria per le famiglie, mentre una dose di insulina arriva a costare più della rata mensile di un’automobile. Questa speculazione costringe migliaia di diabetici a razionare le dosi quotidiane per sopravvivere. Parallelamente, le leggi anti-aborto medievali, blindate dai giudici ultraconservatori della Corte Suprema promossi dall’area trumpiana, hanno paralizzato la classe medica: le donne rischiano la vita nei parcheggi degli ospedali perché i medici, terrorizzati da ripercussioni penali, non osano trattare nemmeno i casi di aborto spontaneo. La combinazione di barriere d’accesso alle cure e la piaga sociale degli oppioidi ha provocato una contrazione dell’aspettativa di vita media – un’anomalia vergognosa tra le grandi economie avanzate – associata a un tasso di mortalità infantile peggiore di quello di nazioni storicamente sanzionate dagli stessi USA, come Cuba.
Dietro l’ostentazione della ricchezza di Wall Street e dei miliardari vicini al tycoon arancione, l’America reale vive in uno stato di costante vulnerabilità finanziaria. Ogni notte, oltre 600.000 persone dormono senza un tetto per strada; tra di loro si contano migliaia di veterani di guerra, abbandonati sotto i ponti dopo essere stati usati come carne da cannone nelle operazioni belliche globali finanziate da quel bilancio militare ipertrofico. Il salario minimo federale è bloccato da 15 anni e questa stagnazione costringe categorie essenziali come gli insegnanti a svolgere due o tre lavori per pagare l’affitto, mentre il 40% degli adulti non dispone di 400 dollari in contanti per affrontare un’emergenza medica o un guasto improvviso senza indebitarsi immediatamente.
Il “paese della libertà” crolla definitivamente di fronte ai dati del proprio sistema giudiziario, caratterizzato da un’aggressività punitiva che non ha eguali al mondo. Gli Stati Uniti rinchiudono dietro le sbarre più cittadini propri di qualsiasi altra nazione sulla Terra, superando in termini assoluti e percentuali regimi autoritari come la Cina e la Russia. Oltre due milioni di persone si trovano dietro le sbarre, e un quarto della popolazione carceraria totale è in cella senza aver subito alcuna condanna. La loro unica colpa è l’indigenza: sono semplicemente troppo poveri per potersi permettere la cauzione in denaro. In un grottesco contrasto, leader politici miliardari pluri-condannati penalmente sfruttano risorse e scappatoie legali per evitare la reclusione di fatto.
La violenza che gli Stati Uniti esportano nel mondo attraverso il loro apparato bellico si riflette quotidianamente all’interno delle loro stesse comunità. I bambini americani sono costretti a seguire simulazioni di sparatorie di massa tra una lezione di matematica e una di inglese, mentre la politica difende il mercato della compravendita delle armi da fuoco per incassare i finanziamenti delle potenti lobby del settore. L’atteggiamento predatorio di Washington si estende anche alle alleanze storiche. Quando l’America ha avuto bisogno, l’intera coalizione internazionale ha risposto invocando l’Articolo 5 della NATO dopo l’11 settembre, versando sangue per vent’anni. La risposta finale degli Stati Uniti è stata una fuga unilaterale nel cuore della notte, lasciando i partner globali a gestire da soli le macerie geopolitiche.
L’aggressività con cui gli Stati Uniti pretendono di giudicare il pianeta è direttamente proporzionale al fallimento morale della loro politica interna. Un Paese che decide politicamente di investire oltre mille miliardi di dollari nel complesso militare-industriale, sacrificando la salute, l’assistenza minima e la sopravvivenza stessa di decine di milioni di suoi cittadini indifesi, non ha alcuna autorevolezza per impartire lezioni. Prima di guardare oltreoceano o criticare la gestione di territori terzi, l’America di Trump deve disarmare la propria arroganza e risanare il disastro sociale che sta divorando dall’interno la sua stessa popolazione.
