L’UCRAINA NON È UNO STATO DEMOCRATICO

di Michele BLANCO

L’Ucraina non è uno Stato democratico perché il governo viola i diritti umani. Sebbene qualcuno sostiene che Zelensky sia un sincero democratico e difenda la democrazia, in Ucraina e anche per l’Europa, la realtà non sembra essere proprio cosi. 

Zelensky di sua iniziativa ha sciolto ben 11 partiti d’opposizione, rendendogli illegali. Ha sciolto la Chiesa Ortodossa, imprigionato parte del clero, sequestrato conventi e seminari. Ha fondato una nuova Chiesa i cui vertici vengono nominati da lui stesso. Ha fatto bruciare in piazza tutti i classici della letteratura russa, cosa che avviene solo nelle dittature e avveniva nel medioevo. Ha abolito le elezioni “perché c’è la guerra”. Ha fatto in modo che tutti i giornali e le tv ucraine siano sotto controllo di un’unica agenzia statale, guarda caso controllata da lui stesso. Ha fatto uccidere (5 Marzo 2022) Denis Borisovič Kireev, agente dei servizi e membro della delegazione ucraina ai negoziati con la Russia, per sua personale decisione. Niente processo, una pallottola alla nuca e via. Ha ordinato gli omicidi di Darja Dugina (figlia del filosofo russo Dugin), il giornalista russo Vladen Tatarski, l’ex sindaco di Lugansk Manolis Pilavov e innumerevoli altri.

Consente ai servizi segreti di pubblicare la lista di persone “da eliminare”, in cui fu inserito anche Papa Francesco, poi cancellato per le proteste diplomatiche. Prima della guerra varò leggi che annullavano l’indipendenza della magistratura (“svolta dittatoriale”, scrissero tutti i giornali occidentali, tra questi ricordiamolo: The Times, The Guardian, La Stampa, ecc. ma nessuno più lo ricorda).

In Ucraina, con Zelensky presidente, sono state approvate leggi che sono state definite liberticide, soprattutto in relazione alle proteste e alle libertà civili. Queste leggi hanno introdotto disposizioni che, secondo tutte le organizzazioni per la difesa dei diritti umani, limitano le libertà fondamentali, tra cui la libertà di espressione e di riunione.

Sono state riscontrate “significative questioni relative ai diritti umani che hanno coinvolto funzionari del governo ucraino”. Nel documento “Made in USA” del dipartimento di stato degli Stati Uniti d’America, si parla di “rapporti credibili di: sparizione forzata; tortura e pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; condizioni carcerarie dure e pericolose per la vita; l’arresto o la detenzione arbitrari; gravi problemi di indipendenza della magistratura; restrizioni alla libertà di espressione, anche per i membri dei media, comprese le violenze o le minacce di violenza contro i giornalisti, gli arresti o le azioni penali ingiustificate nei confronti dei giornalisti e la censura; gravi restrizioni alla libertà di Internet; un’ingerenza sostanziale nelle libertà di riunione pacifica e di associazione; restrizioni alla libertà di circolazione; grave corruzione del governo; violenza di genere diffusa; restrizioni sistematiche alla libertà di associazione dei lavoratori; e l’esistenza delle peggiori forme di lavoro minorile. Alcune di queste questioni relative ai diritti umani derivavano dalla legge marziale, che continuava a limitare le libertà democratiche, tra cui la libertà di movimento, la libertà di stampa, la libertà di riunione pacifica e le protezioni legali”. E tutto questo non per mano degli “invasori” russi, ma da parte delle autorità ucraine. Una situazione resa ancora più grave, secondo gli USA, dal fatto che “il governo spesso non abbia adottato misure adeguate a identificare e punire i funzionari che potrebbero aver commesso abusi”.

Sebbene la Costituzione ucraina e la legge proibiscano la tortura e altre punizioni crudeli, sono state molte le segnalazioni di “abusi da parte delle forze dell’ordine”. Abusi solo in parte giustificati dall’istituzione della legge marziale. “Ci sono state segnalazioni di forze dell’ordine e funzionari militari che hanno abusato e torturato persone in custodia per ottenere confessioni, di solito legate a presunte collaborazioni con la Russia”. In generale “le condizioni delle carceri e dei centri di detenzione (ucraini) sono rimaste pessime e a volte hanno rappresentato una seria minaccia per la vita e la salute dei prigionieri. L’abuso fisico, la mancanza di cure mediche e nutrizionali adeguate, le scarse condizioni igienico-sanitarie e la mancanza di luce adeguata sono problemi persistenti”. Alcuni “detenuti hanno riferito che le autorità e i cosiddetti assistenti della popolazione carceraria abbiano usato trattamenti crudeli e degradanti, oltre a violenze fisiche e sessuali”. “Gli osservatori dell’Ufficio del difensore civico, del Meccanismo nazionale di prevenzione e del Gruppo per la protezione dei diritti umani di Kharkiv (KHPG) hanno riferito di cattive condizioni nel carcere di Kharkiv, nella colonia correzionale di Dykanivska e nel penitenziario di Temnivska”: strutture affollate, prive di illuminazione adeguata, con pareti umide e ricoperte di muffa e cavi elettrici sfilacciati ed esposti che rappresentano un pericolo per la vita e la salute dei detenuti.

L’OHCHR ha documentato decine di “casi di detenzione ingiusta, sparizione, tortura e maltrattamento di imputati e sospetti al fine di costringerli a testimoniare; violazioni procedurali per perquisizioni domiciliari o arresti; e la mancanza di accesso all’assistenza legale durante il periodo iniziale di detenzione e interrogatorio”.

Gravi anche i casi di violazione della privacy. In Ucraina la Costituzione proibisce tali azioni, ma ci sono state segnalazioni che “le autorità in generale non abbiano rispettato i divieti”.

Secondo il rapporto degli USA “il Servizio di sicurezza e le forze dell’ordine a volte hanno condotto perquisizioni senza un mandato adeguato”, e “molti cittadini non erano a conoscenza dei loro diritti o del fatto che le autorità avessero violato la loro privacy”.

Come si può definire un regime del genere?

  • Michele BLANCO. Dottore di ricerca in “Diritti dell’uomo e Diritti fondamentali. Teorie, etiche e simboliche della cittadinanza” presso la facoltà di Giurisprudenza della Seconda Università di Napoli. Dall’Anno Accademico 2004-2005 e successivi, incarico di insegnamento in Diritti dell’Uomo - Corso istituzionale in Alta Formazione europea, affidato a titolo di contratto integrativo di diritto privato dalla Facoltà di Studi politici e per l’Alta Formazione Europea e Mediterranea “Jean Monnet”, Università degli studi di Napoli. Tra i suoi saggi più rilevanti si ricordano: “La vera ragione dei diritti umani e la democrazia partecipativa come premessa al reciproco riconoscimento tra i popoli” (2006), “Democrazia deliberativa ed opinione pubblica emancipata” (2008), “Cosmopolitismo e diritti fondamentali” (2008), “Diritti e diseguaglianze. La crisi dello stato nazionale e al contempo dello stato sociale” (2017), “Nota critica a Thomas Piketty, Capitale e ideologia” (2021) “Nota critica a Katharina Pistor, Il codice del capitale. Come il diritto crea ricchezza e disuguaglianza” (2021). “Recensione critica a Thomas Piketty, Una breve storia dell’uguaglianza” (2021). "La politica post-democratica caratterizza, sempre più, il mondo attuale" (2024). "Introduzione al percorsointellettuale di Jürgen Habermas Habermas sociologo o filosofo? Certamente un intellettuale volto alla ricerca costante dell’emancipazione della persona umana", Lanciano, Carabba (2024). “Jürgen Habermas. il Globalismo giuridico e la negazione della Guerra” (2024). "Il mondo contemporaneo tra post-globalizzazione, multipolarismo, conflitti e necessità di un nuovo ordinamento che permetta l’effettivo rispetto dei diritti umani fondamentali" (2025). “The newpossible age of post-globalitasion. Sociological and legal reflection on the need for a Constitution uniting all the nationsof the world”, in Sociology and Social Work Review, volume 8, (Issue 1) /2024, di pp. 152-180. Con L. Altieri“Deliberative democracy in Habermas”, in Sociology and Social Work Review, volume 9, (Issue 1) /2025, pp. 154-169. Con L. Altieri, "Intelligenza Artificiale e disuguaglianze, grandi rischi e possibili opportunità per il futuro dellademocrazia", in G.Cifaldi, Intersezioni sociologiche (2025) ISBN: 978-8863448368. Con L. Altieri, "Un grave problema delle società contemporanee: Le ingiustificate diseguaglianze", in G.Cifaldi, Intersezioni sociologiche (2025). ISBN: 978-8863448368.

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