PER  GAZA

di Nicola OCCHIONERO

«Qualunque impressione faccia su di noi, egli è un servo della legge, quindi appartiene alla legge e sfugge al giudizio umano». Franz Kafka

Cari signori Rossi, Bianchi, Tizio, Caio, Sempronio e compagnia cantando, 

imbeccati dal qualunquismo, vuoti come cornici senza più una tela, come bicchieri opachi dopo una sbronza di parodie di vite vissute da altri, come l’ultimo latrato prima dell’aurora, come il peccato di una puttana, come l’onore di un mafioso, come la verità di un giudice, come la canna di un fucile sul cuore di Gaza. 

E a questa terra, signori Rossi, Bianchi, Tizio, Caio, Sempronio e compagnia cantando, voi non guardate se non con il filtro della menzogna, della barbaria che si fa giustizia, della bomba che colora il cielo, dell’urlo che pare un canto, della fame che si fa amnesia, della coscienza che al pari della cera si consuma, dell’imbroglio che si fa ragione, dell’orrore che si fa costume.

Ed è proprio il costume a destare sospetto. Mah! sarà che il cinismo imperante è una moda? Che la democrazia è démodé? Che l’autoritarismo si è fatto stato e che lo stato si fa autoritario? Che l’operaio fa bene a prenderle? Che lo studente non deve capire un cazzo? Che un palestinese deve crepare senza strepitare? Che un giornalista non deve raccontare, ma servire il caffè? 

Ma il caffè manca a Gaza, mancano anche la farina, il pane, il riso, l’acqua e ogni ben di Dio che quella gente portava sulla tavola dopo tanto dignitoso sudore versato su una terra che gli è madre e padre, che non la ricaccia nemmeno sotto una tempesta di bombe, che al seno e al grembo la stringe premurosa e piangente anche mentre la porta di casa cade e la strada diventa la via per la vita.

La vita voi non la conoscete, signori Rossi, Bianchi, Tizio, Caio, Sempronio e compagnia cantando, conoscete solo l’immagine di essa su cera e colore, conoscete ciò che vi è confortevole sapere, ciò che vi spetta di sapere. 

Se potesse il Poeta ampliare l’antinferno, scriverebbe di quelli che sotto la pensilina si riparano dalla vita e attendono chi li trascina ovunque è conveniente andare.

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