- La quasi tregua nella Striscia di Gaza non è la pace
L’accordo di Sharm el-Sheikh del 13 ottobre 2025 non è la pace nella Striscia di Gaza e, men che meno, in tutta la Palestina. Nella Striscia si è instaurata una quasi tregua, con il ritiro delle forze armate israeliane da circa metà del territorio occupato, dietro la “linea gialla”, e “solo” qualche morto al giorno tra i palestinesi che superano o soltanto si avvicinano a tale linea. Per la popolazione della Striscia non c’è invece alcuna tregua alla fame ed alla sete, alla carenza di medicine e di presidi sanitari, alla perdita delle case e dei servizi più elementari. I cosiddetti aiuti umanitari vengono centellinati con esasperante lentezza ed in misura insufficiente ad una popolazione di oltre due milioni di abitanti, escludendo dalla loro distribuzione addirittura l’Agenzia dell’ONU per la Palestina (UNRWA) [1].
La situazione è drammatica anche in Cisgiordania ed a Gerusalemme Est, dove sono quotidiane le azioni squadristiche dei cosiddetti coloni, appoggiati e protetti dai militari israeliani, contro le persone ed i beni dei palestinesi. Omicidi, pestaggi, espropri, demolizione di case, abbattimento di oliveti ed altre colture, furto di acqua, limitazioni agli spostamenti, intimidazioni: questa è la quotidianità in Cisgiordania ed a Gerusalemme Est.
- Qual è lo scopo del progetto sionista
Il progetto sionista – nato ufficialmente con il primo congresso sionista, tenuto a Basilea nel 1897, allo scopo di creare uno stato ebraico in Palestina [2] – prevede la creazione in Palestina di una colonia di insediamento ebraica e la sostituzione etnica e culturale della popolazione autoctona, cioè il genocidio dei palestinesi. All’inizio del XX secolo la popolazione della Palestina era composta all’80% da mussulmani, al 10% da cristiani ed al 10% da ebrei, i quali si consideravano tutti indistintamente palestinesi, benché di diversa fede religiosa, e convivevano pacificamente. C’è anche stata unacorrente minoritaria del sionismo che proponeva parità di diritti per tutti gli abitanti del nuovo stato di Israele, indipendentemente dal credo religioso e dalla matrice culturale. Tale corrente è stata soffocata dal sionismo storicamente realizzato, che ormai non cerca neanche di nascondere l’intento genocidario dei palestinesi, il cui destino sarebbe di venire uccisi, con le armi e di stenti, o “sfollati”, cioè deportati, o di sopravvivere come subumani in regime di apartheid.
- Isolare e battere il progetto sionista è possibile
Isolare e battere il progetto sionista non sarà facile e richiederà decenni di caparbio impegno, affinché la Palestina torni ad essere una terra multietnica e multiculturale, una terra di libertà e di pace. Ciò può avvenire se lo stato di Israele viene isolato politicamente, economicamente, culturalmente e diplomaticamente, se l’intento genocidario ai danni dei palestinesi è denunciato e condannato, moralmente dai popoli, giudizialmente dalla Corte penale internazionale e fattivamente dalle istituzioni pubbliche. Due iniziative di contenuto economico e politico che andrebbero assunte immediatamente: l’Unione europea dovrebbe sospendere l’Accordo di associazione UE-Israele, il cui articolo 2 prevede l’obbligo per le parti di rispettare i diritti civili e democratici; l’Italia dovrebbe interrompere qualunque interscambio di armi con Israele.
Vittime del sionismo non sono solo i palestinesi, ma anche gli ebrei in generale, di cui Israele vorrebbe assumere la rappresentanza mondiale. L’identificazione degli ebrei con i sionisti non solo non corrisponde alla realtà, ma può stimolare pericolose spinte antisemite. Nella diaspora ed anche tra una coraggiosa minoranza di ebrei israeliani, esiste un movimento antisionista che rifiuta l’identificazione di tutti gli ebrei con i sionisti e che considera il sionismo un’aberrazione dell’ebraismo. Tale movimento va aiutato e valorizzato. La Palestina libera e pacifica sarà possibile se i palestinesi e gli ebrei antisionisti sapranno unirsi, affinché gli abitanti della Palestina siano tutti indistintamente palestinesi, senza discriminazioni confessionali, come è stato per secoli, prima che nel XX secolo cominciasse l’infiltrazione sionista.
[1] United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in Near East, in italiano: Agenzia delle nazioni Unite per il soccorso ed il lavoro dei profughi palestinesi in Medio Oriente.
[2] Inizialmente il focus era sulla creazione di uno stato ebraico, non necessariamente in Palestina; infatti Theodor Herzl, “padre” del sionismo, aveva pensato anche all’Argentina ed altri addirittura all’Uganda.
