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Febbraio 2025

Politica

FERMARE I GUERRAFONDAI

di Michele BLANCO 17 Febbraio 2025
Scritto da Michele BLANCO

Attenzione a personaggi come Mark Rutte ex Ministro-presidente dei Paesi Bassi dal 14 ottobre 2010 al 2 luglio 2024. Dal 1º ottobre 2024 ricopre la carica di Segretario generale della NATO. Rutte, che per altro detesta gli italiani e gridava “non un soldo agli italiani” in piena pandemia, in questi giorni sta riuscendo a convincere mezza Europa ad aumentare le spese militari oltre il 3% del PIL. Dietro questa percentuale ci sono decine, se non centinaia, di miliardi che ogni Paese dovrebbe spendere in più togliendo e tagliando le spese sociali.

Pensate, in Italia siamo all’1,5% e per arrivare al 2% ci mancano 11 miliardi. E ora ci vogliono imporre il 3 %!Senza considerare il debito pubblico che per noi è già mostruosamente alto. E altri soldi e risorse da trovare con tagli spaventosi e pericolosi a tutto ciò che non è armamenti e difesa.

In Italia abbiamo 5,7 milioni di poveri assoluti, ma altri milioni di persone in condizioni economico-sociali molto precarie, una sanità sempre più definanziata e a pezzi, un turn over della PA che finito il PNRR vedrà il definitivo tramonto, enti locali a cui si sono già tagliati centinaia di milioni considerando solo l’ultimo anno. Per non parlare dell’economia che non attraversa un buon momento e delle continue diminuzioni della produzione industriale. Questa inutile e insensata guerra ha messo in ginocchio tutti i Paesi europei e, al contrario gli USA che con la loro economia corrono spediti, oggi l’Eurozona è a pieno rischio recessione. Ma persone come Rutte ci vengono a dire che stiamo sbagliando perché dobbiamo spendere di più e avere, come hanno affermato più volte, “un’economia di guerra”.

A che punto siamo arrivati, con le persone si suicidano per i problemi economici e perché dal giorno alla notte si ritrovano in strada non potendo più pagare l’affitto o perché arrivano bollette stellari, con gli aumenti dovuti proprio alla guerra Russo Ucraina. E qualche sciocco e inutile politico da strapazzo arriva a parlarci di economia di guerra. La cosa più preoccupante viene dal fatto che gli diano retta, in primis a Meloni e a Crosetto che, a quanto sembra, non vedono l’ora di aumentare le spese militari. Per non parlare del presidente francese Macron che sfiduciato, sempre più, dal popolo francese vuole addirittura inviare le truppe.

Basta, bisogna fermare questi pericolosi guerrafondai.

17 Febbraio 2025 0 Commenti
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Politica

TUTTI I PROPRIETARI DI TV E DEI MAGGIORI GIORNALI ITALIANI SONO PRODUTTORI DI ARMI

di Michele BLANCO 16 Febbraio 2025
Scritto da Michele BLANCO

La prima condizione per far funzionare la democrazia sono i mezzi di comunicazione indipendenti e veritieri, cosa che da noi non esiste. La guerra, che poteva e doveva essere evitata, tra Russia e Ucraina ha portato al semplice risultato che tutti gli opinionisti seri e non corrotti avevano chiaramente previsto: l’Ucraina è stata sopraffatta dalla Russia, cui dovrà cedere le sue regioni più ricche e strategiche, già perse sul campo. In una recente intervista, rilasciata al Corriere della Sera, Angela Merkel dichiara in maniera chiara: “Allo stesso tempo, credo che molti paesi che sostengono l’Ucraina debbano unirsi per decidere quando sarebbe opportuno discutere una risoluzione diplomatica con la Russia. Kiev non può prendere questa decisione da sola”. La frase risulta alquanto agghiacciante, dal momento che nega a Kiev quella sovranità del popolo per difendere la quale l’Occidente afferma di essere sceso in campo al suo fianco. Ma non è per difendere la nazione ucraina, il suo territorio e la sua gente dall’asserita aggressione russa che si è fatto tutto quel che si è fatto finora? E se si nega a Kiev la facoltà di decidere in via autonoma se e quando porre fine a una guerra che la sta devastando, non è l’esatto opposto di quanto si è predicato finora?

Non solo, non avendo Kiev alcuna forza contrattuale nei confronti dei suoi sponsor, tale decisione sarebbe totalmente nelle mani di questi ultimi, rendendo di fatto la prima parte delle affermazioni dell’ex cancelliera, ovvero la chiosa “nulla senza l’Ucraina”, una vuota retorica.

Ma alla Merkel va comunque riconosciuto il grande merito di aver reso manifesto ciò che viene negato contro ogni evidenza, cioè che per l’Occidente l’Ucraina non conta nulla, né contano i suoi cittadini, mandati a morire in questa guerra per procura contro la Russia per la maggior gloria degli Stati Uniti e delle élite europee consegnate ai suoi interessi.

La stessa Angela Merkel, in un’intervista ormai famosa alla rivista Die Zeit nel dicembre del 2022, ha dichiarato che gli accordi di Minsk, del 2014, non erano un tentativo di stabilire la pace nell’Ucraina dilaniata dalla guerra civile, ma che sono stati un tentativo “di dare tempo all’Ucraina” di ricostruire il suo esercito aiutata dalla NATO in funzione antirussa.

Giorgia Meloni aveva assicurato che l’Ucraina avrebbe sconfitto la Russia esecrando la diplomazia. È di solare evidenza che la strategia di Giorgia Meloni era sbagliata. Però la grande stampa non la critica per questo suo errore smisurato. Questa è la prova che l’informazione in Italia sulla politica internazionale è corrotta come nelle dittature. È organizzata come nelle dittature. Segue le stesse logiche che troviamo in qualsiasi regime totalitario del passato o attuale. La corruzione del sistema dell’informazione in Italia è sotto gli occhi di tutti quelli che lo vogliono vedere. Gli esempi più chiari sono come sono state trattate e falsificate le notizie della guerra in Ucraina e in Palestina, la corruzione dell’informazione di molti giornalisti che vediamo tutte le sere in televisione in Italia. La società giornalistica italiana risulta essere la più asservita al potere politico e soprattutto economico visto che le maggiori testate giornalistiche italiane sono di proprietà degli stessi che posseggono l’industria delle armi. I principali giornalisti italiani che parlano in radio e in televisione, che scrivono sui maggiori quotidiani, dichiarano di essere perfettamente liberi di dire quel che vogliono, ma nella realtà difendono l’industria delle armi e propongono l’aumento delle spese militari favorendo, di fatto, minori spese sociali, per la sanità e l’istruzione.

In questi ultimi anni giornalisti seri e professionali come Marc Innaro (che è stato espulso dalla sede Rai di Mosca), professori come Orsini (cacciati dal giornale dove scriveva le stesse cose da anni, isolati e messi alla gogna dalla loro università e privati del contratto Rai già firmato), Elena Basile (persona seria e qualificata, trattata da falsa ambasciatrice e vera millantatrice), storici, analisti e intellettuali non allineati al pensiero unico della propaganda filo Statunitense, che hanno detto la semplice verità per anni, sono stati insultati e infamati.

Ancora oggi vediamo in televisione Mario Sechi che addirittura prova a contraddire il grande premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz che aveva affermato, cifre alla mano cose semplici e vere. Il professor Joseph Stiglitz sulla richiesta di Trump di aumentare le spese militari per i paesi europei della NATO, ha chiaramente spiegato le cose come realmente stanno: “Trump è venuto in Europa a dire che dovete spendere il 5% in armamenti quando gli Usa spendono il 3,5% – ha detto – se arriva a quella cifra per lui non ci sarà spazio per gli sgravi fiscali che propone per i miliardari senza ricorrere al deficit. L’Europa non può affidarsi agli Usa per la difesa, il che significa che dovrà spendere di più per la propria difesa. Non posso dirvi quale sia la cifra giusta, ma dovrà farlo. Oggi gli Stati Uniti non sono un alleato affidabile”.

Lo stesso ineffabile Sechi che aveva affermato, che “i russi combattono con le pale non hanno armi”, e come lui in tanti altri. Anche che “Più si va avanti, più la Russia rimane isolata… Più passa il tempo e più la Cina vede i suoi interessi divaricarsi da quelli russi perché la Cina sa che nel futuro c’è la Cina, ci sono gli Usa, c’è la Ue e non c’è la Russia… Putin ha il mondo contro di lui… Persino i cinesi… addirittura Kim ha detto che non intende mandare armi alla Russia… Putin non è eterno, secondo me non mangerà il panettone… Allearsi con la Russia è strategicamente un fallimento per i Paesi che possono avere una tentazione antioccidentale… I russi non possono sostenere ancora sei mesi di conflitto”.

Oggi non ancora ammettono che le hanno sbagliate tutte ma non lo riconoscono e non si scusano. Chi ci viene presentato come “esperto”, spesso è solo un “giornalista” dipendente da giornali i cui proprietari hanno fabbriche di armi. Questi presunti esperti che non ne indovinano una neppure per sbaglio, sono di parte perché sono dipendenti da chi ha interesse che le spese militari aumentino il più possibile.

Noi dovremmo lasciare perdere la propaganda e, per quanto possibile, affidare l’analisi ai veri esperti, la prima esigenza che ha la democrazia è un’informazione libera, autorevole e non in mano ai monopolisti dei poteri economici illimitati.

16 Febbraio 2025 0 Commenti
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Politica

L’INUTILITÀ DELLA GUERRA E DEI GUERRAFONDAI

di Michele BLANCO 14 Febbraio 2025
Scritto da Michele BLANCO

Putin vuole ottenere che l’Ucraina resti fuori dalla Nato, probabilmente questa era la vera ragione della guerra, e nessuna restituzione dei territori occupati dai russi, oltretutto abitati da popolazioni che si sentono russe.

Dopo un milione di morti e distruzioni epocali Trump vuole sospendere gli aiuti all’Ucraina e recuperare qualcosina, di soldi così ragiona, con le terre rare.

I popoli europei da anni chiedono la fine del conflitto in Ucraina e ristabilire l’essenziale legame con la Russia, che aveva portato ad esempio ad avere gas a basso costo.

Ora sembra che stanno trattando direttamente Trump e Putin che brutta figura per tutti i guerrafondai “leader” europei. Davvero uno smacco epocale.

Dopo centinaia di migliaia di morti, dopo miliardi gettati al vento in inutili e dannose armi, dopo anni di becera propaganda bellica, a Washington è cambiato il padrone e nel vecchio continente i servi atlantisti hanno smesso di colpo di abbaiare.

Fino a ieri ringhiavano di cambi di mentalità e riarmo per difendersi dal pericolo russo, che oggettivamente non esiste.

Gli Stati Uniti spendono cifre folli in armi ed esercito eppure quella in Ucraina è solo l’ultima sconfitta di una serie infinita che parte dal Vietnam per passare dall’Afghanistan.

Triliardi buttati per ottenere in cambio solo arricchimento per le multinazionali e i supericchi mentre milioni cittadini statunitensi in questi giorni non riescono più a comprare nemmeno le uova per fare colazione.

Ora Trump vuole sganciare il guinzaglio ai barboncini continentali in modo che se la sbrighino da soli.

Da affarista e narcisista, Trump ama le guerre commerciali che combatte da solo.

Devono poi avergli fatto capire che l’unico vero rivale degli Stati Uniti è la Cina.

Meglio così.

Ma la clamorosa resa in Ucraina e l’esclusione europea dal tavolo, sarebbe roba da dimissioni in massa di tutti i politici europei guerrafondai da divano.

Politicanti, tecnocrati ma anche giornalisti o presunti tali che da anni buttano benzina sul fuoco ucraino negando la drammatica realtà in trincea e trascinando l’Europa in dinamiche belliche da secolo scorso e dal rischio addirittura nucleare.

Una grandissima vergogna.

A Bruxelles come in quasi tutte le capitali europee.

Dovrebbero dare dimissioni di massa per fare spazio a nuove classi dirigenti davvero europee democratiche e coerenti con le ragioni fondative del progetto continentale a partire dalla ricerca costante della pace.

Classi dirigenti che abbiano l’umiltà di guardare una mappa e capire che quella con la Russia è una alleanza strategica imprescindibile e che va ripristinata immediatamente per il bene comune. Classi dirigenti che invece di fare le servette di Washington o i tifosi di Mosca, ritrovino un orgoglio europeo per il bene dei popoli.

Il nostro futuro non deve essere né l’oligarchia turbocapitalista americana né quella dispotica russa né tantomeno quella comunista-mercantile cinese.

L’Europa deve orgogliosamente portare avanti un suo modello fondato sulla democrazia partecipativa, sullo stato sociale di qualità e sulla pace. Un modello in cui non comandano i ricchi e le lobby e nemmeno dittatori di cartone e partiti unici, ma i cittadini. Un modello che garantisca un equilibrio intelligente tra economia e politica, tra mercato e società, tra sviluppo e giustizia sociale. L’Europa non deve imitare, ma riprendere il suo cammino evolutivo. La leadership globale di domani non si baserà su grafici economici e sulle armi, ma sulla qualità della vita garantita ai cittadini e sull’intelligenza del proprio sistema, sulla sua sensibilità e sostenibilità.

Già la disfatta ucraina e l’umiliazione europea, o meglio dei politici europei, sono una grande occasione per stroncare la deriva bellica continentale e cambiare per sempre. Basterebbe un informazione non servile e manipolata per iniziare.

14 Febbraio 2025 0 Commenti
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Politica

A CHI DÀ FASTIDIO IL RISPETTO DEL DIRITTO E DEI DIRITTI UMANI

di Michele BLANCO 10 Febbraio 2025
Scritto da Michele BLANCO

La Corte penale internazionale è un tribunale per crimini internazionali che ha sede a L’Aia, nei Paesi Bassi. La sua competenza è limitata ai crimini più seri che riguardano la comunità internazionale nel suo insieme, cioè il genocidio, i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra (cosiddetti “crimina iuris gentium”), e di recente anche il crimine di aggressione(art. 5, par. 1, Statuto di Roma).

La Corte ha una competenza complementare a quella dei singoli Stati, dunque può intervenire se e solo se gli Stati non possono (o non vogliono) agire per punire crimini internazionali.

La Corte penale internazionale non è un organo dell’ONU e non va confusa con la Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite, anch’essa con sede a L’Aia. Ha però alcuni legami con le Nazioni Unite: ad esempio il Consiglio di sicurezza ha il potere di deferire alla Corte situazioni che altrimenti non sarebbero sotto la sua giurisdizione (art. 13 [b] Statuto di Roma). 

Il nostro Paese, come membro della comunità internazionale e dell’Unione Europea, è anche membro fondatore della Corte Penale Internazionale. Berlusconi offrì ospitalità alla conferenza dalla quale è nato lo statuto di Roma, l’Italia fu la quarta a ratificare lo Statuto della Corte e ancora oggi è tra i primi Paesi a finanziare l’Aja. Ma negli anni il rapporto si è incrinato: prima il no all’arresto di Netanyahu, poi la scarcerazione del libico Almasri per il quale rischia la procedura d’infrazione. L’Italia ha il dovere umanitario di agire in ottemperanza al rispetto del diritto internazionale. Sono completamente inutili gli appelli generici alla pace e al rispetto dei diritti umani fondamentali: servono misure concrete. Come prima cosa è fondamentale sospendere la vendita di armi, come primo strumento per esercitare una forte pressione affinché cessino le guerre e tutte le operazioni di sterminio criminale che chiaramente violano i diritti umani. L’Italia dovrebbe applicare fortissime sanzioni contro tutti i governi che fanno politiche aggressive e criminali.

Solo attraverso serie e concrete azioni che siano decise e coerenti con i principi del diritto internazionale potremo sperare di frenare la guerra e l’incredibile spirale di violenza che sta travolgendo il Medio Oriente e molte nazioni africane. Inutile ricordare che se queste misure fossero state adottate in tempo, probabilmente non si sarebbe mai arrivati all’attuale catastrofe. Il diritto internazionale deve avere applicazione universale, esso è l’unico modo per garantire una pace duratura e una giustizia equa per tutte le popolazioni che oggi sono coinvolte e vittime di guerre, aggressioni e violenze. In questo contesto la Corte penale internazionale dovrebbe potere giudicare i responsabili e mandanti di tali crimini. Essa dovrebbe potere agire per punire tutti i crimini internazionali. Solo in questo modo si potrà avere in futuro il rispetto del diritto internazionale e dei diritti di tutte le persone nel mondo in modo equanime.

Incredibilmente il ministro degli esteri della Repubblica italiana proferisce queste assurde, infondate e vergognose parole: «Forse bisogna aprire un’inchiesta sulla Corte penale internazionale». 

Probabilmente tutto nasce dalla richiesta più che giustificata dai fatti di incriminazione formulata dal procuratore Khan il 20 maggio 2024 per Netanyahu e Gallant, dove sono stati messi «sullo stesso piano», uguali davanti alla legge, come è avvenuto per i leader di Hamas, seguita dal mandato d’arresto del 21 novembre. Da allora la Corte penale internazionale sembra diventata il fuoco di una serie di attacchi concentrici: alle accuse scontate del governo israeliano e di quello americano hanno fatto eco governi europei, dichiarando o lasciando intendere che nei loro paesi il premier israeliano non sarà arrestato. E purtroppo ci sono i fatti: il rifiuto del nostro esecutivo di arrestare il torturatore e violentatore di bambini libico Almasri, riaccompagnato a Tripoli con un volo di Stato, e l’executive order con cui Trump minaccia il personale della Cpi e i loro famigliari di «conseguenze tangibili e significative».

Il comportamento del governo italiano è sconcertante per un Paese democratico costituzionale e rispettoso del diritto infatti con la mancata adesione al documento di protesta contro l’executive order di Trump sottoscritto da 79 paesi, compresi nazioni atlantiste inossidabili come il Regno Unito, Francia, Germania e i Paesi baltici, ci poniamo in assoluto isolamento dai nostri patner europei e fuori dal rispetto del diritto internazionale.

La Corte penale internazionale eredita il progetto di «Pace attraverso il diritto» e ha superato alcuni dei gravi limiti che ne hanno segnato le prime realizzazioni. Dopo la Seconda guerra mondiale i tribunali di Norimberga e di Tokio hanno infatti violato i principi fondamentali dell’irretroattività dell’azione penale e della terzietà. Dopo la Guerra fredda i tribunali internazionali ad hoc – in particolare quello per la ex-Jugoslavia – non hanno scongiurato l’accusa di continuare a incarnare la «giustizia dei vincitori», secondo l’espressione di Danilo Zolo.

Lo stesso Statuto di Roma è esposto a critiche, a cominciare dalla subordinazione al Consiglio di sicurezza e dall’obbligo di rispettare accordi bilaterali che esentino gli Stati dalla giurisdizione. E a lungo la Cpi ha di fatto perseguito solo crimini commessi in paesi africani, asiatici e dell’America latina. Anche nel caso della Palestina il timore che si riproponessero i doppi standard era giustificato dalle esitazioni a intraprendere le indagini, dalla limitazione dei fondi, dalle espressioni usate da Khan all’indomani del 7 ottobre. Poi è arrivata la svolta.

Com’è noto, l’amministrazione Clinton aveva sottoscritto il Trattato di Roma del 1998 e forse la Cpi poteva essere vista come una sorta di interfaccia giuridica presentabile della globalizzazione neoliberale, poi il progetto di New World Order – di egemonia imperale degli Usa – ha assunto caratteri più esplicitamente aggressivi con la guerra globale al terrorismo e l’attacco al diritto internazionale.

In questo fallimento hanno con tutta evidenza un ruolo decisivo Stati che non sono membri della Cpi. Gli Stati Uniti, Israele, Russia e Ucraina non sono membri della Cpi. Anche Cina e India non riconoscono la giurisdizione della Corte. Il tribunale è formato da 18 giudici, provenienti ciascuno da un Paese diverso, eletti dagli Stati membri: il mandato è di 9 anni non rinnovabili. La Corte rappresenta la speranza in un ordine internazionale pluralistico, che scongiuri una polarizzazione fra due fronti, una nuova guerra fredda sul punto di diventare calda, ha molto a che fare con i processi economici e gli equilibri geopolitici. Ma il diritto internazionale, e lo stesso diritto penale internazionale (la speranza di superare l’impunità per crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidio, aggressione al di là dei doppi standard) svolgono una funzione rilevante. Il 21 novembre 2024 la Cpi ha forse assunto un nuovo ruolo ma in fondo a Tajani tutto questo non interessa. Ma di certo «La Cpi garantisce l’accertamento delle responsabilità per i crimini internazionali e dà voce alle vittime in tutto il mondo. Deve poter proseguire liberamente la lotta contro l’impunità globale. L’Europa sarà sempre a favore della giustizia e del rispetto del diritto internazionale». Lo scrive non un pacifista terzomondista ma la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. 

La reazione della stessa Cpi ribadisce la sua imparzialità: «La Corte penale internazionale condanna l’emanazione da parte degli Stati Uniti di un ordine esecutivo volto a imporre sanzioni ai propri funzionari e a danneggiare il loro lavoro giudiziario indipendente e imparziale».

10 Febbraio 2025 0 Commenti
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Politica

LA GUERRA RUSSIA UCRAINA A CHI È CONVENUTA?

di Michele BLANCO 7 Febbraio 2025
Scritto da Michele BLANCO

I russi ci vendevano il gas a prezzi estremamente economici. Gli statunitensi, invece, volevano che comprassimo il loro gas ai loro prezzi, ovviamente molto più elevati e antieconomici, per noi europei anche se siamo “alleati”, o forse non siamo nella realtà alleati ma esecutori di ordini, invece i Russi che non sono alleati ci trattavano molto meglio. Per questo e solo per questo, i russi sono stati esclusi dai commerci con l’Europa. La Russia e il popolo russo ha dovuto subire boicottaggi alle manifestazioni sportive, esclusioni dalle celebrazioni per la seconda guerra mondiale, censura della cultura russa. Mentre altre nazioni che commettono veri e propri massacri di persone innocenti non hanno ricevuto nessuna sanzione. Persino andare in Russia è impossibile e se ci provi ti dicono che è fortemente sconsigliato.

In tutta la sua lunga storia, la Russia non ha mai e dico mai invaso l’Europa occidentale, nemmeno una volta. Anche oggi è impossibile pensare una cosa del genere chi lo afferma o non si rende conto che è una cosa impossibile militarmente o è in malafede. Tanto meno il nostro Paese, con cui la Russia ha sempre avuto storici e ottimi rapporti di amicizia, dialogo e rispetto reciproco. Oggi chiamiamo nemici un popolo che è sempre stato vicino all’Italia, che ci ha aiutati durante la pandemia inviandoci personale sanitario, quanti medici americani hanno inviato i nostri alleati?

La falsa informazione del pensiero dominante in occidente ha dichiarato la guerra Russo Ucraina (Nato), come la lotta delle democrazie liberali dell’Occidente contro l’autocrazia russa, questa diventa piuttosto un confronto tra le oligarchie che governano. Non possiamo ripensare ai cosiddetti esperti delle televisioni e giornali italiani che hanno sentenziato sciocchezze, ripeto alcune in ordine sparso: Putin morente e anche sul punto di essere deposto, la Russia isolata dal mondo, evitata anche dagli storici alleati e prossima alla disfatta contro l’invincibile armata di Kiev che supportata dai 32 Paesi della Nato e i loro alleati fedeli.

Nel frattempo chi rispondeva con i dati reali e seri delle vere forze in campo e dell’esito delle battaglie al fronte, con i numeri forniti da paesi neutrali, con le analisi storiche e geopolitiche sul complesso fronte eurorientale, con le evidenze delle guerre e delle paci del passato fatte dagli Stati Uniti d’America che di “giuste” non avevano nulla finiva ipso facto definito come “putiniano” e favorevole alle invasioni di stati neutrali e democratici. L’Ucraina è democratica? Sono illegali 12 partiti che si dichiarano democratici e che hanno avuto milioni di voti alle ultime elezioni. Insultati erano chi auspicava negoziati, compromessi territoriali, per proteggere i Russi e russofoni perseguitati dal governo ucraino, cessate il fuoco per il bene degli ucraini aggrediti e devastati: la tesi delle risposte degli “esperti” era sempre “vuoi la resa di Kiev”, “venduto a Putin”. Giornalisti seri e professionali come Marc Innaro espulsi dalla sede Rai di Mosca, professori come Orsini cacciati dal giornale dove scriveva le stesse cose da anni, isolati e messi alla gogna dalla loro università e privati del contratto Rai già firmato, Elena Basile, persona seria e qualificata, trattata da falsa ambasciatrice e vera millantatrice, storici, analisti e intellettuali non allineati al pensiero unico della propaganda filo Statunitense che hanno detto la semplice verità per tre anni sono stati insultati e infamati.

Ancora oggi Mario Sechi “Più si va avanti, più la Russia rimane isolata… Più passa il tempo e più la Cina vede i suoi interessi divaricarsi da quelli russi perché la Cina sa che nel futuro c’è la Cina, ci sono gli Usa, c’è la Ue e non c’è la Russia… Putin ha il mondo contro di lui… Persino i cinesi… addirittura Kim ha detto che non intende mandare armi alla Russia… Putin non è eterno, secondo me non mangerà il panettone… Allearsi con la Russia è strategicamente un fallimento per i Paesi che possono avere una tentazione anti-occidentale… I russi non possono sostenere ancora sei mesi di conflitto”.

Oggi pur sapendo che le hanno sbagliato tutte non lo riconoscono né si scusano. Bisogna riconoscere che a questo stuolo di “personaggetti”, in realtà, solo Rampini ha avuto l’onestà intellettuale di ammettere i suoi errori, e rispetto agli altri ne aveva commessi pochi. Chi ci viene presentato come “esperto”, spesso è solo un “giornalista” dipendente da giornali i cui proprietari hanno fabbriche di armi. Questi presunti esperti che non ne indovinano una neppure per sbaglio, sono di parte perché sono dipendenti da chi ha interesse che le spese militari aumentino il più possibile. Noi dovremmo lasciare perdere la propaganda e, per quanto possibile, affidare l’analisi ai veri esperti. Anche perché oggi tutti sanno, anche le persone più sprovvedute, che in Ucraina le cose andranno diversamente da quanto sostenuto da queste persone senza dignità e dipendenti dalle industrie delle armi. Oggi che si parla apertamente di necessità di negoziati, le nazioni europee saranno probabilmente escluse e solo Russia e Stati Uniti decideranno la probabile spartizione dell’Ucraina. A noi europei questa inutile guerra ci è costata inflazione, perdite economiche, agli Ucraini distruzione, morti e ai Russi idem. L’idea d’Europa dei popoli e della pace si è definitivamente dissolta.

L’attuale boss di Washington fa dichiarazioni scioccanti a raffica perché i politici europei sono un gruppo di servili nullità che costituiscono una classe dirigente senza alcun credito morale, etico, politico, senza armi, senza peso, senza relazioni politiche significative, asservite da troppi decenni di abusi statunitensi e alle loro continue violazioni del diritto internazionale, in Palestina, in Siria, nel Congo e in altre innumerevoli posti nel mondo, cui si è prestata con la più squallida ipocrisia, non riconoscendo le palesi violazioni del diritto internazionale e delle decisioni dell’ONU. A voi le conclusioni.

7 Febbraio 2025 0 Commenti
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Politica

SEMBRA COSÌ AVVERARSI IL MONITO DI XI JINPING: «PERSEGUIRE IL PROTEZIONISMO È COME CHIUDERSI IN UNA STANZA BUIA: IL VENTO E LA PIOGGIA POSSONO ESSER TENUTI FUORI, MA LO SONO ANCHE L’ARIA E LA LUCE».  GRANDE È DUNQUE LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO

di Michele BLANCO 4 Febbraio 2025
Scritto da Michele BLANCO

C’è grande confusione.

Oggi la confusione caratterizza la vita politica. Infatti in molti si chiedono in quale sistema politico ci troviamo in una plutocrazia o una democrazia? Una oligarchia o in uno Stato di diritto? In una dittatura della sorveglianza o in un sistema di costituzionalismo liberale? Di certo la cerimonia di insediamento di Trump (miliardario) circondato da un gruppo di triliardari a tutto fa pensare meno che a una democrazia effettiva e partecipativa. Infatti, se quello fosse il popolo, la rappresentazione del “demos” occidentale, allora dovremmo tutti essere ricchissimi. Invece, negli Stati Uniti, più di 40 milioni di persone vivono in estrema povertà, 7 dollari l’ora è il salario minimo federale, 30% è la quota di poveri afroamericani (il doppio rispetto ai bianchi). Per non parlare dell’Europa,sempre piu filo-statunitense e supina agli ordini di Washington, dove le persone a rischio di povertà o di esclusione sociale sono ben 94,6 milioni (dati Eurostat 2024, quindi non contestabili). Queste sono incredibilmente le cifre del mondo delle élite occidentale trionfante, tecnologicamente all’avanguardia e sempre sicuro di sé e del suo successo infinito.

Il progresso tecnologico va avanti senza sosta e, nello stesso tempo, la popolazione povera aumenta esponenzialmente. Sicuramente qualcosa non funziona. L’idea stesso di progresso è andata in tilt, infatti si sosteneva che dovevamo migliorare la nostra condizione di vita, di salute e di benessere, proprio grazie allo sviluppo scientifico e tecnologico. La vita si è sicuramente allungata di molto rispetto ai secoli scorsi, come mai prima nella storia dell’umanità. Forse però a livello di tenore di vita, di benessere psicofisico, di perseguimento della “felicità”,come sottolinea la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, probabilmente non stiamo davvero meglio di prima. O almeno la stragrande maggioranza della popolazione mondiale non sta bene e non vive in “felicità”. Di fatto abbiamo forse prolungato soltanto l’esistenza fisica, biologica. Viviamo in una contemporaneità dove siamo arrivati a porre quesiti in continuazione a macchine artificiali, del tipo di Chat GPT, Zendesk o DeepSeek, ma esse non risolveranno i probblemi delle gravi disparità economiche e sociali sempre più drammatiche. Oggi il processo di globalizzazione a trazione statunitense sta subendo un continuo rallentamento. L’emersione forte delle nuove potenze, in maggioranza del sud globale, i cosiddetti BRICS, hanno avviato da tempo una vera e propria rivoluzione anti-dollaro che non sembra volersi fermare. Il nazionalismo isolazionista del nuovo Presidente degli Stati Uniti è chiaramente una forma di paura, di chiusura. Dichiarazioni violente come questa di Trump del 30 gennaio 2025 ne sono un’esempio lampante: “Se i BRICS dovessero creare una loro valuta alternativa al dollaro imporrò dazi del 100%”. Basterà questo atteggiamento, da vero bullo delle elementari, a fermare l’emersione delle economie asiatiche o le enormi ondate migratorie che, per varie ragioni, in prmis lo sfruttamento da parte delle multinazionali occidentali dei paesi del cosiddetto terzo mondo e le guerre fomentate sempre dagli occidentali, aumenteranno nei prossimi decenni? Molto probabilmente no. Vediamo chiaramente che aumenterà, innanzitutto, l’odio sociale, la violenza, il razzismo, la superbia e l’assurda alterigia di una civiltà occidentale incapace di trovare soluzioni plausibili.

Ovviamente le colpe sono delle politiche neoliberiste dei governi precedenti europei e statunitensi. Trump alla Casa Bianca rappresenta uno shock. Ma se l’alternativa alla visione guerrafondaia della von der Leyen, della Kallas e di Rutte è la visone suprematista dei sostenitori di Trump, allora siamo in un oceano di guai. Il miliardario insensibile Trump infatti non è per la pace e sopratutto non è favorevole ai diritti sociali, come Berlusconi gli ha insegnato è lì solo per proteggere i suoi interessi personali. Se ciò favorisce, per il momento, una tregua a Gaza e un avvio di possibile accordo per il cessate il fuoco in Ucraina comunque è una buona notizia. Secondo Lucio Caracciolo: “Trump è riuscito dove Biden ha fallito”. Dunque, ad oggi indiscutibilmente: “è lui vincitore”. Ma altri problemi seri sono all’orizzonte come la “guerra dei dazi” contro l’Europa (e contro l’Italia) che, secondo una stima fatta da uno studio di Prometeia citato anche dal Ministero degli Esteri italiano, solo per il nostro Paese si “parla di un minimo di 4 e un massimo di 7 miliardi” e di oltre “44 mila imprese” che verrebbero colpite da questa tassazione che viene dal passato.

Purtroppo le politiche italiane di un atlantismo supino e di un europeismo, non dei popoli e pacifista, spinto secondo i valori bellici o “tecno-green”, è tutto meno che sovranista, come i due maggiori partiti di governo italiano attuali si definivano in campagna elettorale. Oggi si sta dilapidando il nostro grande patrimonio storico, artistico, linguistico e culturale, distruggendo le fondamenta delle università italiane imponendo, per esempio, sempre di più corsi solo in lingua inglese, anche dal punto di vista della svendita dei cosiddetti “beni pubblici sovrani”, come l’ex Alitalia e Tim, l’andazzo è evidentemente quello di procedere nello smantellare completamente l’industria italiana, svendendola neanche al miglior offerente.

In questo momento si deve cercare una soluzione democratica basata su un forte spirito critico, di contro rinunciare a lottare equivale a fare il gioco dei poteri economici che sono a capo di quasi tutte le istituzioni mondiali. Infatti per 50 anni il TINA (“There Is No Alternative”) è stato ed è il motto del Sistema ideologico coloniale neoliberista. Bisogna subito cambiare in modo rivoluzionario e non violento questo assurdo e pericoloso modo di vedere. Bisogna aspirare in una sistema internazionale dove le guerre dovrebbero essere messe al bando, ridurre le spese militari in tutte le nazioni, con tutti gli enormi vantaggi che ne deriverebbero, in particolare, con maggiori fondi disponibili per l’istruzione e la formazione, la ricerca, la sanita, i servizi sociali e le infrastrutture. Senza considerare l’importanza incommensurabile di una società, con grandi investimenti in istruzione, composta da persone pensanti, libere e autonome dove si riescano a mettere da parte i personali egoismi individuali per raggiungere in modo solidale quella che si avvicina alla “migliore soluzione possibile” dei problemi che riguardi effettivamente il bene e le esigenze effettive comuni di tutte le persone, di tutti i componenti la società senza nessuna differenza di nessun genere.

4 Febbraio 2025 0 Commenti
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