Senatore Giuseppe De Cristofaro, detto Peppe, funzionario di partito e dirigente politico da Rifondazione Comunista passando per Sinistra Ecologia e Libertà, fino a Sinistra Italiana. Parlamentare e sottosegretario, Togliatti direbbe: “di lotta e di governo”. È un politico meridionale, uno di quelli che il Sud lo “parla”, lo si intuisce dalla passione attraverso cui articola gli interventi in Senato, un eloquio essenziale, diretto e corretto. Non le manda a dire, ma le dice tutte. Intervenendo al Senato lei ha dichiarato inaccettabile “l’inerzia e l’indifferenza del Governo italiano e di molti Stati occidentali verso quello che sta accadendo a Gaza”. Si può parlare di mera indifferenza o di cinico tornaconto? Qual è la posta in gioco per il Governo italiano?
«Penso che questa indifferenza sia già complicità, abbiamo sentito solo pochi giorni fa il Presidente del Consiglio esprimersi timidamente su Gaza, dopo mesi di genocidio la sera del 30 luglio (nota di Palazzo Chigi), che ha parlato telefonicamente con Netanyahu “sulla necessità di porre immediatamente fine alle ostilità”, quasi come se le parti in conflitto fossero realmente due e militarmente proporzionate. E’ evidente che Meloni ha difficoltà a rivolgersi al leader israeliano con l’autorevolezza e l’agevolezza che un capo del governo di un paese dell’area del Mediterraneo dovrebbe avere nelle relazioni estere. A questo proposito credo che i governi potrebbero fare molto, a cominciare dall’esercitare pressione attraverso le sanzioni economiche e la sospensione di accordi commerciali che includono anche la vendita delle armi, ma ormai Meloni, Trump e Netanyahu sono complici di una “internazionale nera”. Intanto Israele occupa la Cisgiordania e i coloni indisturbati praticano la cacciata dei palestinesi, mentre i parlamentari della Knesset rischiano la sospensione se si pronunciano contro l’aggressione a Gaza, tutto nel solco di una deriva autoritaria. Sarebbe stato opportuno un’azione internazionale come per il Sudafrica al tempo dell’apartheid, quando anche paesi ex colonialisti come il Regno Unito e il Portogallo che tendevano a minimizzare dovettero in seguito cedere al movimento di opinione ormai diffuso in ambito internazionale».
La guerra porta a riflettere sull’economia, parliamo di crisi industriale dell’auto e di occupazione: il mercato del nuovo rallenta, le ibride e le elettriche costano molto; di conseguenza l’usato sale di prezzo e alcune regioni dell’area padana limitano la circolazione dei veicoli euro 5 dal 1° ottobre. Insomma le fasce più deboli soffriranno ancor di più il diritto alla mobilità?
«La transizione ecologica è fondamentale per la risposta al cambiamento climatico, bisogna attuarla tutelando le fasce più deboli, ovviamente è un processo che non può essere calato dall’alto. Purtroppo il Governo non è interessato a tutelare le categorie svantaggiate, infatti non ha rilanciato l’economia, difeso il lavoro e il salario dall’inflazione, approvato una legge per il salario minimo. Siamo nella condizione in cui il lavoro dipendente, ma potremmo parlare anche di tante partite iva fittizie o giovani professionisti che arrancano per farsi strada, non sottrae le famiglie dalla fascia di povertà, si è poveri pur lavorando. I salari un tempo considerati dignitosi non consentono oggi nessuna possibilità di progredire, è la conseguenza dell’inflazione che erode il potere di acquisto, in questa condizione diventa difficile per un lavoratore acquistare una nuova auto costruita secondo i moderni criteri ambientali. Tra l’altro riflettendo sul diritto alla mobilità, non possiamo trascurare lo stato delle reti ferroviarie e delle arterie stradali nel Sud, a partire dal Molise, in cui il capoluogo di regione non è servito dal trasporto ferroviario da cinque anni, il fine lavori per l’elettrificazione della linea Campobasso – Venafro era previsto per il 2023. Intanto arriva il via libera del CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) per il ponte sullo Stretto, tanto voluto da Salvini, su cui AVS ha espresso molte perplessità e critiche anche per l’ingente investimento, inserito in un contesto ad alto rischio sismico e idrogeologico, che sottrarrebbe ingenti risorse ad opere e infrastrutture socialmente utili».
Si producono sempre meno auto in Italia, o quantomeno si realizzano parti di lavorazione, sono ormai a rischio migliaia di posti di lavoro tra stabilimenti Fiat (ex) e indotto. Come mai i governi succedutesi negli ultimi trent’anni non hanno avuto la lungimiranza di realizzare joint venture con i cinesi, detentori di materie prime indispensabili per l’elettrico e dominanti nel mercato asiatico?
«Sarebbe stato opportuno ragionare su questo argomento, infatti la c.d. “Via della Seta”di Conte era giusta per rinsaldare rapporti commerciali e accordi economici che avrebbero sicuramente aiutato il Paese. Lo abbiamo iscritto nel programma elettorale di AVS: “serve un piano industriale per la mobilità elettrica al 2030”. Un piano che punti a un obiettivo di dieci milioni di veicoli elettrici circolanti e un sistema di incentivi per l’acquisto delle sole auto elettriche utilitarie più efficienti, solo per la prima auto e variato in base al reddito. Meloni invece ha scelto rapporti privilegiati con gli Stati Uniti, mentre Trump ha utilizzato l’Italia per dividere l’UE: Meloni è subalterna a Trump che ci obbliga ad acquistare gas e armi, ma non ci ha risparmiato dai dazi».
Il 2 agosto è una data impressa nella memoria degli italiani per la strage di Bologna del 1980. Quest’anno la ferita causata dalla pagina nera della Repubblica, sarà leggermente lenita dalla notizia della condanna all’ergastolo in Cassazione dell’ex militante fascista di Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini. Secondo la sua opinione la destra italiana, quella che presiede le istituzioni pubbliche, ha chiuso il conto con l’eversione e a che prezzo?
«La destra italiana non ha reciso i fili con la sua storia, non è una destra moderna, liberale, infatti in occasione della ricorrenza della strage di Bologna il Governo non parla mai di strage fascista. Mesi addietro ho presentato un emendamento al provvedimento sicurezza proponendo che fosse reso reato il saluto romano, ma è stato bocciato dalla maggioranza. Insomma in Italia il saluto romano è consentito e le organizzazioni fasciste non si sciolgono. Non è casuale che questa destra attacca il principale simbolo antifascista: la Costituzione. Autonomia differenziata, separazione delle carriere, premierato, sono tutti escamotage per aggirare la Costituzione laddove non è possibile attaccarla frontalmente. Credo che questi uomini e queste donne abbiano giurato sulla Costituzione per mera formalità».
