L’UTOPIA DEMOCRATICA

di Pino D'ERMINIO

Nel linguaggio politico corrente “democrazia” è parola abusata, brandita ad ogni piè sospinto da tutti, ma compresa ed utilizzata nel suo vero significato da pochi. 

Un’idea semplicistica di democrazia è che essa si riduca al diritto di voto. Nel XIX e nel XX secolo si è sviluppato un movimento mondiale di lotta per il riconoscimento a tutti i cittadini del diritto di votare e di essere votati alle elezioni locali, nazionali ed eventualmente federali. Si è trattato di un movimento coraggioso e testardo, che ha raggiunto quasi ovunque l’obiettivo del suffragio universale: si è passati così dal diritto di voto in base al censo ed al livello di istruzione, al voto a tutti gli uomini maggiorenni ed infine anche alle donne. In Italia il voto alle donne è stato riconosciuto il 1° febbraio 1945 ed esercitato la prima volta il 2 giugno 1946, per il referendum repubblica-monarchia e per eleggere l’Assemblea Costituente. In Svizzera le donne hanno ottenuto il diritto di voto alle elezioni federali solo nel 1971 ed a quelle cantonali addirittura nel 1990. 

Il suffragio universale da solo non è sufficiente a garantire la democrazia, ma ne è un aspetto necessario e per questo le classi dominanti hanno cercato di disinnescarne gli effetti con meccanismi elettorali iniqui, dove possono votare tutti, ma non tutti i voti valgono uguale. Si è intaccato il principio proporzionale nell’assegnazione dei seggi, introducendo sistemi maggioritari, più o meno marcati (dal maggioritario puro a combinazioni di maggioritario e proporzionale), con l’argomento che va salvaguardata la governabilità, considerata evidentemente di maggiore pregio della rappresentatività delle assemblee elettive. Con il maggioritario la lista o la coalizione che prende più voti vince tutto ed i voti ottenuti dalle altre forze politiche, che messi insieme potrebbero anche essere maggiori di quelli ottenuti dal vincitore, non valgono niente. Un ulteriore meccanismo per drogare la volontà popolare è l’attribuzione di un “premio di maggioranza” alla minoranza più forte, sempre per garantire la stabilità del governo. Così i parlamenti smettono di rappresentare il corpo elettorale e diventano l’espressione dei contendenti più forti, impoverendo il panorama politico e creando un’enorme barriera all’ingresso nelle istituzioni di nuovi gruppi politici. Questi ultimi sono ulteriormente penalizzati da soglie di sbarramento più o meno elevate. L’attuale legge italiana relativa alle elezioni politiche (Rosatellum) attribuisce i 3/8 dei seggi con il sistema maggioritario (75 senatori e 150 deputati) ed i 5/8 con quello proporzionale (125 senatori e 250 deputati), senza premio di maggioranza, con soglia di sbarramento al 3% per le singole liste ed al 10% per le coalizioni.

Oltre alla perdita di rappresentatività, un’ulteriore direttrice di attacco ai parlamenti è il depotenziamento della loro stessa sovranità. I poteri dei parlamenti sono due: legislativo e di nomina/revoca del governo, il quale esercita il potere esecutivo. In Italia, ma non solo, la funzione legislativa del parlamento è fortemente scaduta. Anche quando non esiste nessun motivo di urgenza, si legifera per decreti-legge governativi, che il parlamento deve convertire in legge entro 60 giorni, con oggettiva strozzatura dei modi e dei tempi del confronto di merito. Si ricorre ampiamente anche alle leggi-delega, con le quali il parlamento stabilisce i criteri generali ai quali deve attenersi il governo nell’emanare i relativi decreti legislativi di attuazione, trasferendo di fatto il potere legislativo dal parlamento al governo. Le leggi di iniziativa parlamentare sono sempre meno e poche riescono a concludere il loro iter prima che si chiuda la legislatura.

Sotto attacco è anche la dipendenza del governo dal parlamento attraverso l’elezione diretta del capo dello Stato, che ha il potere di nominare/revocare il governo (ad esempio il presidente francese), oppure è direttamente capo del governo (ad esempio il presidente degli USA). Il governo Meloni vuole introdurre una riforma costituzionale presidenzialista (chiamata “premierato” per confondere le acque), dove il capo del governo è eletto dal popolo, tagliando fuori sia il parlamento che il presidente della Repubblica (quest’ultimo assumerebbe un ruolo da “re costituzionale”). Con tale controriforma costituzionale il potere politico verrebbe concentrato in una sola persona, si creerebbe cioè una dittatura, sia pure per volontà di una maggioranza elettorale, neanche rappresentativa della maggioranza popolare, vista la crescente disaffezione al voto.

Sfavorire la partecipazione popolare al voto è un altro sistema adottato per depotenziare il suffragio universale. I bizantinismi dei sistemi elettorali, lo scadimento del ruolo del parlamento e di quello dei partiti – sempre più comitati elettorali orientati alla ricerca del consenso su liste bloccate, piuttosto che alla promozione di un progetto di società – tutto ciò ha creato una crescente disaffezione dei cittadini al voto. Tutti possono votare, ma sempre meno cittadini lo fanno. In Italia l’affluenza alle urne nelle elezioni politiche è stata praticamente totale dal 1948 al 1976, con una percentuale di non votanti fisiologica del 7-8%; dalle elezioni del 1979 è iniziato il declino, prima lento e via via crescente, salvo una “ripresina” nel 2006, che ha portato l’affluenza nel 2022 al 64%. Alle elezioni amministrative (regionali e comunali) è ormai frequente che l’affluenza alle urne scenda addirittura sotto il 50%. Il non voto favorisce i mercanti del consenso, i detentori di pacchetti di voti, acquisiti con il clientelismo, la compravendita e addirittura con le minacce.

Altro fattore distorsivo dei risultati elettorali è il costo crescente della propaganda, che favorisce le forze politiche espressione delle classi agiate. Per contenere tale effetto bisognerebbe plafonare le spese elettorali, il che non riuscirebbe tuttavia a contenere la propaganda camuffata da informazione indipendente da parte dei mezzi di informazione di massa, né ad impedire i filtri e le censure occulte, operanti sulle piattaforme social. La questione dell’informazione, che sia onesta e completa, va oltre le scadenze elettorali e riguarda la formazione e la manipolazione della pubblica opinione, tramite la censura delle informazioni sgradite a chi controlla i mezzi di informazione e le piattaforme social e addirittura la creazione di notizie false. Quello dell’informazione è un terreno decisivo sul quale si combatte la battaglia per la democrazia; un terreno estremamente difficile: non si tratta solo di scovare e smentire le notizie false, ma anche e specialmente di rivelare le omissioni, i silenzi complici, scontrandosi con corazzate della comunicazione, spesso di dimensione planetaria.

La concezione democratica liberale, risalente a Montesquieu, si fonda sulla separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario dello Stato, contro l’assolutismo. In Italia, come si è detto, il potere esecutivo ha già di fatto assorbito quello legislativo e con il “premierato” vorrebbe addirittura concentrare il potere esecutivo in un autocrate. Per completare l’opera, resta da subordinare all’esecutivo anche il potere giudiziario. Il progetto non è nuovo. Per il momento la “casta” ha ottenuto di limitare le possibilità di scovare e perseguire i reati dei politici, abolendo il reato di abuso d’ufficio (già depotenziato in passato) e limitando l’uso di sistemi elettronici di indagine nei reati di concussione e corruzione. Il governo Meloni sta tentando di attuare la separazione delle carriere dei magistrati giudicanti e di quelli requirenti (che svolgono le indagini), che il 22 e 23 marzo sarà sottoposta a referendum confermativo. Se prevarranno i sì, il passo successivo sarà porre i pubblici ministeri sotto l’autorità del Ministero della giustizia, dunque dell’esecutivo, cosicché le indagini penali si faranno se e come detterà il governo di turno. 

L’attacco non è portato solo alla magistratura penale, ma anche a quella amministrativa e contabile. Sul piano amministrativo, si emanano leggi che riducono sempre più gli adempimenti ed i controlli nei procedimenti amministrativi, gabellandoli per snellimenti e sburocratizzazioni. Sul piano contabile, il governo Meloni ha varato il 7 gennaio 2026 la legge n. 1, che: restringe le ipotesi di colpa grave degli amministratori e dei tecnici pubblici; limita la restituzione del danno erariale al 30% del suo importo e comunque a non più del doppio degli emolumenti percepiti dal reo nell’anno in cui ha commesso il reato; nega l’estensione della responsabilità dei tecnici agli amministratori competenti; fa decorrere la decorrenza quinquennale dei termini per giudicare il reato non da quando questo viene scoperto, ma da quando è stato commesso.

Ridare valore al suffragio universale, tutelare la veridicità e la completezza dell’informazione, salvaguardare la separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario dello Stato, sono requisiti necessari della democrazia, ma ne manca ancora uno, il più importante e difficile da raggiungere, l’uguaglianza sociale dei cittadini, cioè garantire a tutti il medesimo diritto all’istruzione, alla salute, all’abitare, al lavoro, al bello; garantire insomma i diritti sociali, che rendono ciascuno padrone di se stesso e del suo rapporto con la società.

L’umanità fino ad ora non ha mai conosciuto un sistema sociale realmente e completamente democratico. La democrazia è ancora un’utopia, verso la quale tuttavia storicamente sono stati fatti dei passi in avanti, sia pure in modo non lineare e con fasi di regresso, dopo quelle di progresso. Non esiste la garanzia che l’utopia divenga realtà, ma non c’è scopo più alto che lottare per una società di liberi ed uguali.

  • Giuseppe (Pino) D’Erminio è nato a Termoli il 26 aprile 1950; dal 1981 al 2004 ha vissuto tra Bologna, Pavia e Pescara; nel 2005 è tornato ad abitare a Termoli. È laureato in Economia e commercio. Ha lavorato nel marketing assicurativo: dal 1974 al 1995 presso direzioni di compagnie, successivamente e fino al 2016 come formatore e consulente libero professionista. Conclusa la carriera lavorativa, collabora con gruppi civici locali. Gestisce il blog “antennatermoli.blogspot.com”, dove scrive di questioni locali; su argomenti più generali pubblica sul periodico L’Eguaglianza.

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