Grazie a Virginia Libero, Segretaria dei Giovani Democratici, per aver avuto il coraggio di pronunciare dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia parole chiare, che una generazione più adulta sembra aver dimenticato: “Non saremo i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno ad un vero conflitto, alle armi andateci voi, perché noi organizzeremo i disertori. Per noi parlare di patria vuol dire ripudiare la guerra”.
Ha fatto bene, perché mai come in questo periodo si sente “odore” di guerra sempre più vicino a noi. Sono proprio i giovani a sentire questo peso sul loro futuro e a temere il rischio che, in un attimo, ci si possa trovare dentro un conflitto armato più ampio.
La Patria è amore per la propria comunità, in un’armonia sociale e di pace, proprio come sancito dall’articolo 11 della nostra Costituzione.
Virginia, con un vero e proprio “pugno allo stomaco”, ci ha ricordato che il futuro si costruisce su valori del disarmo e non riempiendo i magazzini di arsenali.
Le sue parole avrebbero dovuto trovare un consenso larghissimo, sulla scia della politica del disarmo sostenuta – per citarne solo alcuni – da figure come Pietro Ingrao ed Enrico Berlinguer. Invece, persino all’interno della sua stessa area politica, si sono sollevate critiche e pretestuose lezioni di patriottismo. Ciò che probabilmente ha dato più fastidio nel discorso di Virginia è il fatto che abbia saputo indicare le vere priorità del nostro Paese come un salario dignitoso o il diritto a cure garantite per tutti.
Una ragazza ci ha ricordato che non vuole un futuro di guerra e di distruzione ambientale e, insieme a lei, ci sono sempre più giovani che non solo lo gridano ma lo sanno narrare, meglio di tanti adulti, perché le crisi odierne cadono direttamente sulle loro spalle.
Penso che i giovani debbano mettere in discussione il mondo che gli adulti stanno consegnando loro. Hanno il diritto e il dovere di alzare la voce se quel mondo prevede miliardi per le armi e sacrifici per tutto il resto.
Impedire che ci trascinino in nuove guerre a causa di un manipolo di mitomani deve essere la prima e assoluta preoccupazione di chiunque abbia responsabilità politiche.
