L’istituto del fermo o trattenimento per identificazione, che in Italia può durare fino a dodici ore, estendibili a ventiquattro in situazioni eccezionali, rappresenta un preoccupante passo indietro dal diritto penale delle libertà verso un diritto penale orientato all’oppressione. Non esiste un equilibrio reale tra le esigenze di sicurezza pubblica e la tutela delle libertà fondamentali, poiché le prime finiscono per soffocare le seconde. La Costituzione italiana non lascia spazio a fraintendimenti: la libertà personale è inviolabile. Ogni limitazione deve essere disposta mediante un atto motivato dell’autorità giudiziaria. Il trattenimento per dodici ore, pertanto, è in palese contrasto con i principi costituzionali. È un’inaccettabile aberrazione giuridica che un cittadino possa essere privato della propria libertà per mezza giornata, sottoposto unicamente alla volontà della polizia giudiziaria. Il giudice è coinvolto solo successivamente, riducendo così il suo ruolo a una mera formalità burocratica a posteriori, anziché ad una garanzia di tutela preventiva. Ciò che dovrebbe essere uno strumento eccezionale assume i contorni di una prassi, utilizzata per esercitare pressioni su individui considerati “scomodi” o poco cooperativi. L’uso del concetto di “sospetto”, contenuto nella norma, è altamente vago e affidato a una discrezionalità soggettiva. Mancano parametri oggettivi: non è necessario che ci sia un reato o un rischio imminente chiaramente definito, il fermo potrebbe basarsi su pregiudizi, apparenze o atteggiamenti discriminatori, senza alcun concreto ostacolo giuridico. L’assenza di un obbligo immediato di motivare il provvedimento davanti a un giudice neutrale fa del fermo una sorta di punizione preventiva o addirittura una manifestazione di forza dello Stato. È impensabile che un cittadino possa restare “imprigionato” in caserma per dodici ore senza l’assistenza di un avvocato e senza contatti esterni. Questo configura, a mio giudizio, una palese violazione dei diritti umani fondamentali. Seppure tecnicamente non si tratti di un arresto, l’effetto pratico è una vera e propria privazione della libertà, accompagnata persino da un ritardo nell’esercizio del diritto alla difesa. Negare l’accesso tempestivo a un legale riduce il cittadino a una posizione passiva e gli nega le tutele contro gli eventuali arbitri del potere statale. Permettere allo Stato di trattenere una persona basandosi soltanto su vaghi sospetti, senza una verifica giudiziaria immediata, sposta drammaticamente l’equilibrio dall’habeas corpus a un sistema repressivo tipico di uno Stato di polizia. Favorire un apparente senso di sicurezza a scapito della libertà crea le condizioni per soffocare il vigente diritto penale delle libertà e sostituirlo con uno strumento di oppressione e privilegio. Se alla polizia è consentito di fermare chiunque “per accertamenti” senza prove concrete, la distanza tra la figura del cittadino libero e quella del suddito sorvegliato si riduce in modo allarmante. Dodici ore non possono essere considerate un arco temporale irrilevante: rappresentano, al contrario, uno spazio in cui i diritti civili sono letteralmente sospesi. In uno Stato di diritto, l’efficienza della polizia non deve mai compromettere la necessaria supervisione della magistratura.
Marzo 2026
Uno zainetto intriso di sangue posato a terra, si intravede un colore rosa sbiadito che evoca l’immagine di una bambina. Chi lo portava in spalla non griderà più madar (mamma) al ritorno da scuola.
Guardo l’immagine e penso a una similitudine con il telo dell’Uomo della Sindone, quasi fosse impresso sullo schienale dello zaino il corpicino caldo e vivace di una scolara ancora troppo ingenua e innocente per capire che il suo destino sarebbe stato quello di morire per l’effetto collaterale di un attacco da parte di eserciti che avrebbero voluta salvarla dal suo dittatore.
Che culo! Avrebbe commentato con sarcasmo un suo coetaneo romano.
All’Uomo della Sindone sono stati inflitti circa 120 colpi di flagrum romano, solitamente ai giudei ne venivano inflitti 39, ma quest’uomo, che tutti gli studiosi anche atei associano alla figura di Cristo, l’aveva combinata grossa. La sua rivoluzione prevedeva come unica arma il perdono e come armatura l’amore, non rovesciava Cesare e non cacciava gli occupanti romani, ma lasciava a questi il potere temporale, annunciando invece il Regno dei Cieli. Vallo a raccontare a Netanyahu, Trump e consorterie.
Questa bambina e le altre centocinquanta compagne volevano solo andare a scuola.
Che sfigaa! Commenterebbe un suo coetaneo milanese.
Intanto, Netanyahu ha dichiarato “stiamo aiutando il popolo iraniano a ottenere la libertà”.
‘E cazze tuoje, mai? Ha commentato il coetaneo napoletano.
Gli Usa non vogliono tollerare, in nessun modo, un Iran alleato di Cina e Russia.
La solita e rozza propaganda manipolatrice parla di “guerra di liberazione”, ma non ci dice che le donne in Arabia Saudita sono trattate molto peggio che in Iran, non ci dice che i diritti umani fondamentali sono meno rispettati in Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, alleati dell’occidente, che in Iran.
La propaganda non ci dice che meno di un anno fa l’Intelligence americana aveva detto che non esistevano prove reali dello sviluppo di un armamento atomico in Iran. Che gli ayatollah desiderino avere l’atomica è cosa ovvia: nel mondo contemporaneo un Paese che ne dispone diventa intoccabile. Vedi la Corea del Nord. Perciò l’obiettivo che gli ayatollah certamente perseguono va a ogni costo impedito.
La posta in gioco è ben superiore a tutte le ragioni che vengono falsamente sbandierate in questi giorni. Agli israeliani e statunitensi non interessa il rispetto dei diritti umani del popolo iraniano.
Il disordine globale degli ultimi anni sta via via condensandosi intorno ad alcuni nodi fondamentali, si tratta delle questioni ultime sulle quali o si determinerà un nuovo Patto tra i grandi spazi imperiali, analogo a quello stabilito dopo la Seconda Grande Guerra, o non vi sarà alternativa alla catastrofe. In questo pericoloso “gioco”, dove le attuali potenze cercano di posizionarsi nelle condizioni migliori in vista sia della prima che della seconda possibilità, l’Iran, con le sue attuali alleanze, gioca un ruolo essenziale.
L’Iran non è l’Iraq, non è paragonabile ad altri Stati medio-orientali, è una nazione importante, con una storia millenaria, determinante per gli equilibri dell’intera area. Ma non solo, le sue alleanze sono di peso strategico per il complesso delle relazioni geo-politiche mondiali. Questo è il vero punto: abbattere la potenza dell’Iran significa assestare un colpo determinante all’intesa, che andava maturando, sul piano di una cooperazione a tutto campo, tra Iran, Cina e Russia. Intesa che avrebbe potuto allargarsi, oltre la dimensione economico-commerciale, ad altre potenze regionali, come il Pakistan.
In un mondo dove i conflitti regionali dilagano, in cui a un ritmo insostenibile per l’Occidente si affermano nuove potenze economiche che danno vita a intese e alleanze tra loro, come la forte alleanza Brics, per rivendicare la propria autonomia anche politica, gli Stati Uniti d’America non vogliono accettare un Iran forte e strategicamente alleato a Cina e Russia, e quindi a un controllo ferreo e reale di tutti i flussi e rotte energetiche da parte di una tale alleanza.
Oggi le leadership mondiali o riconoscono le rispettive ragioni e trovano intorno a esse un patto-compromesso, oppure i rischi saranno tragici per l’intera umanità.
Con la guerra le falsificazioni e la propaganda la fanno da padroni. In questo contesto assistiamo al possibile crollo di una cultura di pace che aveva cercato di segnare il secondo dopoguerra e l’avvio dell’Unione europea.
Infatti nessun leader europeo sembra capace di raccogliere l’eredità del Manifesto di Ventotene. A Ventotene si pensava a un ordine internazionale federale, in nessun modo si voleva «un impero che riduca gli altri Stati a suoi vassalli», un ordine «che sottragga alla sovranità di tutti gli stati associati i mezzi con cui possono far valere i loro particolarismi egoistici», un ordine democratico dotato di un corpo di leggi «al quale tutti egualmente debbono essere sottomessi».
Ai laici del Manifesto di Ventotene rispondevano allora i cristiani-cattolici di Camaldoli: con l’appello a non dimenticate la persona! La persona viene prima dello Stato, e lo Stato lo riconosce attraverso la sua azione volta a liberarla da tutti gli ostacoli che ne impediscono il pieno sviluppo e la piena partecipazione alla vita politica.
Sia a Ventotene che a Camaldoli invocavano insieme il bene assoluto che è rappresentato dalla “pace”. Infatti scrivevano: “ripudiamo la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Nell’attuale mondo siamo passati dal ripudio al non ripudio della guerra, fino al ritenerla infine una situazione normale, un mezzo con cui si risolvono i conflitti. Superfluo anche ormai discutere sulle ragioni di una parte o dell’altra – dispute scolastiche, sofistiche.
Oggi vediamo tutti i giorni il più forte che interviene dove ritiene minacciati i propri interessi.
Un ritorno vergognoso allo Stato di natura e alla “legge del più forte”. Questo rappresenta la fine di migliaia di anni di pensiero filosofico, la fine della possibilità di un sistema politico che possa essere democratico. La fine di ogni speranza del “Sapere aude”, di “avere il coraggio di conoscere”, di ogni possibilità di pensare con la propria testa, usando la propria intelligenza senza la guida di altri.
La fine di ogni possibilità di emancipazione umana, come intesa letteralmente come il processo di liberazione da sistemi oppressivi, soggezione o condizioni subalterne, finalizzato al pieno riconoscimento dei diritti e all’autonomia dell’individuo o di gruppi. Essa implica il superamento di alienazioni economiche, sociali, culturali o politiche (come la religione) per ottenere una vera libertà, autonomia e dignità.
Dubai è una città ed emirato degli Emirati Arabi Uniti, nota per i negozi di lusso, gli edifici ultramoderni e la vivace scena notturna. Burj Khalifa, una torre di 830 m, spicca tra i grattacieli del paesaggio urbano. Ai suoi piedi si trova la Dubai Fountain, i cui spruzzi d’acqua creano coreografie con musica e luci. Sulle isole artificiali poco distanti dalla costa si trova Atlantis The Palm, un resort con parchi acquatici e animali marini.
Questa è L’immagine ma vediamo altre caratteristiche che nessuno dei maggiori mass media italiani ci informa.
Tra le nazioni contemporanee si basa su un tipo di contratto che secondo molti esperti giuslavoristi rappresenta un tipo di schiavitù moderna, proprio in senso letterale.
Il Global Slavery Index 2023 colloca gli UAE al settimo posto mondiale per prevalenza di forme dischiavitù moderna. Il sistema kafala lega lo status migratorio del lavoratore al datore di lavoro, che gli sequestra il passaporto. Se scappa, viene accusato di “absconding”, un grave reato di inadempimento contrattuale, e rischia arresto e deportazione. Si tratta do 8 milioni di lavoratori migranti che vivono sequestrati da questo sistema. La Harvard International Review lo definisce chiaramente: il lavoratore è “preso in ostaggio.”
Migliaia di lavoratori muoiono. E nessuno li conta.
Secondo il Vital Signs Project, circa 10.000 lavoratori migranti dall’Asia muoiono ogni anno nel Golfo, oltre metà con cause “non spiegate”, come “arresto cardiaco” che capita a persone ventenni che lavorano fino 14 ore a 50 gradi. Nel 2004, il governo di Dubai dichiarò ufficialmente 34 morti nei lavori edili; Construction Week ne trovò con certezza 880; il consolato indiano ne registrò 971 nel 2005. Per il Burj Khalifa non esiste nemmeno un conteggio ufficiale.
La libertà di parola non esiste.
Gli Emirati Arabi Uniti sono 119° su 180 paesi nell’indice di libertà di stampa. L’attivista Ahmed Mansoor, per 10 anni di carcere per alcuni post online, condannato anche sulla base di chat WhatsApp private. L’accademico Nasser bin Ghaith: ergastolo per pochi tweet critici. Nel 2017, esprimere simpatia per il Qatar, Stato del Golfo avversario, sui social poteva costare 15 anni di carcere. I siti sui diritti umani sono bloccati. L’ultimo quotidiano indipendente, il 7Days, ha chiuso nel 2016.
L’omosessualità è punita con la morte.
L’omosessualità è reato punibile con la pena di morte sotto la legge islamica emiratina.
Dubai vieni da molti esperti di finanza internazionale la “lavatrice” di denaro sporco più grande del mondo.
L’indagine “Dubai Unlocked”, ha rivelato 198.000 proprietà di stranieri per oltre 90 miliardi di dollari. Tra i proprietari: capitalisti russi sanzionati, attivisti Hezbollah, narcotrafficanti da tutto il mondo, funzionari corrotti, evasori miliardari.
L’oro sporco finanzia guerre e dittatori :
Il 95% dell’oro dall’Africa orientale e centrale passa da Dubai. Oltre 3 miliardi di dollari annui in oro da zone di conflitto raggiungono i mercati internazionali via Dubai. SwissAid ha trovato che nel 2022, 435 tonnellate di oro non dichiarato (31 miliardi di dollari) sono state esportate dall’Africa, di questi il 93% contrabbandato negli Emirati Arabi Uniti e a Dubai. Un contrabbandiere zimbabwano nell’inchiesta di Al Jazeera “Gold Mafia”, ha dichiaratoche: “Viene tutto da Dubai. Dubai, Dubai, Dubai.”
Crimini di guerra in Yemen. Documentati.
Human Rights Watch ha documentato quasi 90 attacchi illegali della coalizione Emirati ArabiUniti- Arabia Saudita in Yemen, molti classificabili come crimini di guerra con bombardamenti indiscriminati su case civili, scuole, ospedali, mercati. L’Associated Press ha scoperto 18 prigioni segrete gestite dagli Emirati Arabi Uniti nel sud dello Yemen con torture, waterboarding, morti e sparizioni forzate. Amnesty International ha documentato che gli Emirati Arabi Uniti hanno trasferito armi occidentali (almeno 3,5 miliardi di dollari) a milizie accusate di crimini di guerra.
Ma dal punto di vista ecologico troviamo che a Dubai si consumano
21,36 tonnellate di CO2 pro capite (Worldometer, 2022) contro una media mondiale di circa 4,7. Consumo idrico: 550 litri pro capite al giorno, tra i più alti del pianeta. Il 40% dell’acqua viene da 70 impianti di desalinizzazione che funzionano a combustibili fossili. Il Climate Action Tracker classifica le politiche climatiche degli Emirati Arabi Uniti come assolutamente “insufficienti.” Hanno ospitato il COP28 mentre lavoratori migranti svenivano e morivano per il caldo all’Expo 2020.
Il paradiso degli oligarchi di tutto il mondo, con i loro jet privati.
Non è una nazione è un’azienda con un esercito.
Nessuna istituzione eletta democraticamente. Nessun partito politico. Nessun sindacato. Nessun salario minimo per migranti. Nessuna ONG indipendente. Human Rights Watch riporta continue sparizioni forzate, torture, detenzioni arbitrarie. Gli Emirati Arabi Uniti usano spyware per spiare giornalisti e leader mondiali. Nel processo “UAE 84”, decine di attivisti sono stati riprocessati dopo aver scontato la pena, il crimine originale, aver firmato una petizione per riforme costituzionali.
Quando qualcuno vi dice che Dubai è il futuro, chiedetegli: il futuro di chi?
Ci auguriamo non sia il futuro ma solo un breve periodo triste che stiamo vivendo, ma che possa passare presto.
A cominciare dai diritti del lavoratori che siano rispettati insieme alla dignità per ogni essere umano.
Tutti gli interventi militari statunitensi ottengono risultati devastanti e assolutamente da condannare. La guerra in Afghanistan, ai raid su Teheran, passando dalla guerra per il petrolio del Kuwait in due tempi e l’eliminazione del regime di Gheddafi, hanno ottenuto effetti sempre peggiorativi della situazione di milioni di persone, senza contare milioni di morti, feriti e infinite sofferenze provocate.
La storia ci insegna, ma non ci è mai maestra purtroppo, che quando l’eliminazione del nemico viene venduta come inizio della libertà, del rispetto dei diritti umani o della democrazia imminente, apre la porta alla distruzione e al caos.
Si festeggiava nelle piazze occidentali per la morte di Osama Bin Laden (di Gheddafi o di Saddam Hussein). Si parlava di ritorno della giustizia, di missione compiuta per l’affermazione della democrazia, di sicurezza ristabilita. Poi sono arrivati vent’anni di Afghanistan (e di Libia divisa in due e di Iraq ormai un pantano, dove le elezioni le vincono sempre i partiti non filo occidentali). In Afghanistan cent’anni di occupazione militare per “garantire la democrazia”, ma poi la NATO e gli Stati Uniti d’America si sono dovuti ritirare di corsa come nel Vietnam. Oggi i talebani sono al potere incontrastati.
Ora si festeggia di nuovo, per fortuna solo sui mass media manipolatori della verità. Questa volta per la morte dell’ayatollah Ali Khamenei, ricordiamo che si tratta del massimo leader religioso islamico sciita. Ma a parte la vergogna assoluta di bombardare in modo prestabilito e mirato l’abitazione di Khamenei e l’assassino di lui e della sua famiglia. Ci chiediamo a cosa ci porterà tutto questo?
L’assassino di un leader religioso e politico eliminato nel contesto di bombardamenti stranieri, illegittimi, illegali, disumani, criminali su un Paese sovrano.
Il punto centrale non è prendere le difese di Khamenei. Il punto fondamentale è interrogarsi sul metodo.
L’intervento, sempre illegittimo e illegale, militare viene spesso presentato come strumento per rimuovere regimi autoritari e aprire la strada alla libertà. È falsa e manipolatoria narrazione già usata e rivelatasi fallace: Iraq, Afghanistan, Libia. In ogni caso si parlava di stabilità futura, di transizione democratica, di nuovo equilibrio regionale.
L’Afghanistan è tornato ai talebani con le loro leggi.
La Libia è frammentata e divisa in fazioni in lotta tra loro.
L’Iraq è segnato da instabilità cronica.
Ogni volta si promette ordine democratico. Ogni volta si genera devastazione, guerra e totali disastri.
Anche in questo caso si parla di “prospettiva di caos e vuoto di potere in una regione già turbolenta”.
Donald Trump ha autorizzato l’operazione militare insieme al governo di Benjamin Netanyahu mentre la via negoziale non era formalmente chiusa. Sul piano internazionale, non risulta alcun mandato, unico legalmente legittimo, del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ai sensi del Capitolo VII della Carta ONU. Sul piano interno statunitense, gli attacchi sono stati avviati senza una preventiva autorizzazione del Congresso, come richiesto dall’articolo I, sezione 8 della Costituzione americana. Diversi parlamentari – tra cui il senatore Tim Kaine e il leader democratico Chuck Schumer – hanno contestato pubblicamente la legittimità dell’azione, parlando di un atto di guerra deciso dall’esecutivo senza il voto dei rappresentanti eletti democraticamente dal popolo statunitense. Non è soltanto una scelta militare: è una gravissima forzatura istituzionale che concentra nelle mani del presidente un potere che la Costituzione affida solo al Congresso, scavalcando quei passaggi che, in teoria, dovrebbero impedire a un presidente di trascinare un Paese in un’escalation di guerra senza nessun controllo.
Sono questioni che raramente entrano nel falso e pericolo racconto celebrativo del “colpo riuscito”.
Eliminare illegalmente un leader di un Paese sovrano non equivale a costruire istituzioni democratiche e leggi a favore della libertà delle donne. Bombardare non equivale a democratizzare, ma si è chiaramente visto ha portato all’assassinio di 150 bambine che stavano in una scuola. La forza militare può abbattere un bersaglio, ma non crea automaticamente legittimità politica, anzi nasce certamente da illegittimità democratica e politica.
La vera domanda non è se Khamenei fosse un leader repressivo o autoritario. La domanda è se la rimozione violenta dall’esterno produca società più libere o soltanto distruzione, disordine, guerra civile.
Ogni volta che un’operazione viene dipinta come necessaria per “difendere la democrazia”, bisognerebbe guardare alle conseguenze distruttive di tutte le volte precedenti. Perché la storia recente insegna una cosa semplice: i vuoti di potere non restano vuoti, ma portato a lotte fratricide e distruzione.
Non dimentichiamo che israeliani e statunitensi vorrebbero insediare al potere il figlio dell’ultimo Scià, il titolo dei sovrani di Persia/Iran, con poteri assoluti e notevole influenza politica in senso antidemocratico in tutti gli aspetti della vita, infatti mentre la famiglia del re navigava nella ricchezza più sfrenata il popolo viveva in povertà. L’ultimo scià è stato Mohammad Reza Pahlavi (regno 1941-1979), che durante il suo “regno” ha usato la repressione più che la democrazia. Infatti dal 1941 al 1979 in Iran la scena politica è stata caratterizzata dall’uso della polizia segreta, SAVAK, per reprimere l’opposizione politica, inclusi democratici, comunisti e islamisti, specialmente dopo il colpo di Stato antidemocratico del 1953. Questo regime autoritario, sostenuto dagli USA, ha portato a tortura e detenzioni, alimentando il malcontento che ha condotto alla Rivoluzione del 1979. La verità storica ci dice che questo regime autoritario, sostenuto dagli USA, ha portato a tortura e detenzioni, povertà diffusa, alimentando il malcontento che ha condotto alla Rivoluzione del 1979.
Israele e gli stati Uniti non sono interessati primariamente ad un cambio di regime, ma al crollo e alla distruzione dello Stato iraniano, rendendolo probabilmente un altro Stato fallito come la Libia e la Siria. In questo modo potranno rubare facilmente le enormi ricchezze petrolifere.
Quindi tutti questo inutile massacro ha a che fare con l’obiettivo primario di Netanyahu e di Trump di distruggere l’indipendenza e la sovranità dell’Iran.
Questa ennesima aggressione militare da parte di Stati che operano contro ogni principio di diritto internazionale, come sono Israele e gli Stati Uniti d’America, non ha niente a che fare col il nucleare, come non ha nessuna scusa di “esportare la democrazia”, anzi, se ci riescono, vogliono insediare al potere il figlio dell’ultimo Scià, il titolo dei sovrani di Persia (Iran), con poteri assoluti e notevole influenza politica in senso antidemocratico in tutti gli aspetti della vita, infatti mentre la famiglia del re navigava nella ricchezza più sfrenata il popolo viveva in povertà. L’ultimo scià è stato Mohammad Reza Pahlavi (regno 1941-1979), che durante il suo “regno” ha usato la repressione più che la democrazia. Infatti dal 1941 al 1979 in Iran la scena politica è stata caratterizzata dall’uso della polizia segreta, SAVAK, per reprimere l’opposizione politica, inclusi democratici, comunisti e islamisti, specialmente dopo il colpo di Stato antidemocratico del 1953. La verità storica ci dice che questo regime autoritario, sostenuto dagli USA, ha portato a tortura e detenzioni, alimentando il malcontento che ha condotto alla Rivoluzione del 1979.
Israele e gli stati Uniti non sono interessati primariamente ad un cambio di regime, ma al crollo e alla distruzione dello Stato iraniano, rendendolo probabilmente un altro Stato fallito come la Libia e la Siria. In questo modo potranno rubare facilmente le enormi ricchezze petrolifere.
Quindi questo inutile massacro ha a che fare con l’obiettivo primario di Netanyahu e di Trump di distruggere l’Iran, che è alleato della Cina.
Questa guerra che ha assassinato 100 studentesse innocenti, in un solo bombardamento, ha l’obiettivo ultimo di consegnare l’egemonia ad un paese di 9 milioni abitanti, Israele, a scapito dell’intero Medioriente, dove vivono 400 milioni di persone.
La totale ingiustificata assenza di reali reazioni all’aggressione militare con vittime civili e circa 100 bambine di una scuola elementare, da parte di Stati che operano contro ogni principio di diritto internazionale come sono Israele e gli Stati Uniti d’America, purtroppo che da ora in poi sarà legittima ogni altra terribile violazione. Prossimamente probabilmente si avranno l’invasione cinese di Taiwan e poi l’invasione degli statunitensi a Cuba che ci provano dall’ invasione della baia dei Porci del 1961 con il fallito tentativo di rovesciare il governo di Fidel Castro a Cuba, messo in atto dalla CIA degli Stati Uniti d’America.
Ovviamente non è valida in nessun modo la vecchia e strausata scusa di “esportare la democrazia”, anzi, se ci riescono, vogliono insediare al potere il figlio dell’ultimo Scià, il titolo dei sovrani di Persia/Iran, con poteri assoluti e notevole influenza politica in senso antidemocratico in tutti gli aspetti della vita, infatti mentre la famiglia del re navigava nella ricchezza più sfrenata il popolo viveva in povertà. L’ultimo scià è stato Mohammad Reza Pahlavi (regno 1941-1979), che durante il suo “regno” ha usato la repressione più che la democrazia. Infatti dal 1941 al 1979 in Iran la scena politica è stata caratterizzata dall’uso della polizia segreta, SAVAK, per reprimere l’opposizione politica, inclusi democratici, comunisti e islamisti, specialmente dopo il colpo di Stato antidemocratico del 1953. Questo regime autoritario, sostenuto dagli USA, ha portato a tortura e detenzioni, alimentando il malcontento che ha condotto alla Rivoluzione del 1979. La verità storica ci dice che questo regime autoritario, sostenuto dagli USA, ha portato a tortura e detenzioni, povertà diffusa, alimentando il malcontento che ha condotto alla Rivoluzione del 1979.
Israele e gli stati Uniti non sono interessati primariamente ad un cambio di regime, ma al crollo e alla distruzione dello Stato iraniano, rendendolo probabilmente un altro Stato fallito come la Libia e la Siria. In questo modo potranno rubare facilmente le enormi ricchezze petrolifere.
Quindi tutti questo inutile massacro ha a che fare con l’obiettivo primario di Netanyahu e di Trump di distruggere l’Iran, che è alleato della Cina.
Questa ingiustificata guerra, come tutte le guerre è assolutamente ingiustificata e inutile, che ha purtroppo assassinato 100 studentesse innocenti, in un solo bombardamento, ha l’obiettivo ultimo di consegnare l’egemonia ad un paese di 9 milioni abitanti, Israele, a scapito dell’intero Medioriente, dove vivono 400 milioni di persone.
L’attuale aggressione statunitense e israeliana all’Iran è l’ennesimo colpo mortale, questa volta potrebbe essere il definitivo, inferto al diritto internazionale.
È la violazione assoluta e clamorosa della norma fondamentale della carta delle Nazioni Unite, che nel suo articolo 2 vieta assolutamente l’uso della forza contro uno Stato sovrano, e dello statuto della Corte penale internazionale, il cui articolo 5 qualifica come “crimine” gravissimo di sua competenza la guerra di aggressione, da parte di chiunque lo faccia, con qualsiasi scusa lo faccia.
I bombardamenti statunitensi hanno già fatto innumerevoli innocenti vittime civili. Hanno colpito una scuola femminile, cagionando la morte di più di 100 bambine e il ferimento di altre studentesse.
Il fatto che l’Iran sia una teocrazia nulla toglie alla gravità assoluta di questi efferati crimini. Siamo ormai di fronte al crollo di ogni parvenza di giustizia e di diritto internazionale.
Questa vergognosa guerra di aggressione, non dichiarata, è stata la terribile proclamazione ufficiale, da parte della più grande “potenza” militare del mondo, della legge del più forte, del più aggressivo, del più mafioso criminale, quale nuova norma fondamentale dei rapporti internazionali.
Questo rifiuto di qualsiasi limite era già stato clamorosamente ostentato da Donald Trump con il già fatto bombardamento in Iran nel giugno 2025, poi con il bombardamento in Nigeria delle bande dell’Isis e, il 3 gennaio, con l’aggressione, le uccisioni e il rapimento di un presidente democraticamente eletto dal suo popolo, al Venezuela. Era stato inoltre apertamente progettato dalla trumpiana nuova National Security Strategy del novembre 2025, nella quale fu rivendicata una sorta di illegale, vergognosa e irricevibile sovranità assoluta degli Stati Uniti, basata sull’assurdo primato incondizionato dei loro interessi, soprattutto a danno di qualunque interesse legittimo altrui.
Si tratta certamente di un colpo di stato internazionale, contro la legge e il diritto dei popolo un ritorno alla guerra di tutti contro tutti e alla terribile “legge” del più forte. La più grande potenza militare del pianeta è guidata da una persona, probabilmente pedofilo e anche colpevole di altri gravissimi reati, affetta da narcisismo e grandissima incontrollata megalomania, che ha chiaramente dichiarato di non ammettere limiti se non quelli posti da se medesimo, così mostrando di non conoscere, come tutti i despoti, il significato della parola democrazia, stato di diritto e legalità.
La gravissima assenza di reazioni a quest’aggressione renderà d’ora in poi legittima e scontata qualunque altra terribile violenza e violazione. Fino ad arrivare alla normalizzazione a livello globale delle guerre di aggressione. Il diritto internazionale cesserà di esistere.
La legge del più forte, del resto, è praticata e ostentata anche da altri terribili autocrati criminali, come l’alleato di trump Netanyahu. È una legge selvaggia e terribile, che in un mondo nel quale la forza è quella di 12.000 testate nucleari, sufficienti più volte ad annientare l’umanità, in possesso di ben nove nazioni, quasi tutte animate dalla logica del nemico, equivale, prima o poi, all’autodistruzione del genere umano.
Uno dei fatti più vergognosi e di ribrezzo totale di questa guerra è il silenzio o, peggio, il sostegno dell’Unione Europea e in particolare dell’Italia, con la sola eccezione della Spagna e del suo governo. Per quattro anni in Europa si è inveito quotidianamente contro Putin, ripetendo che da una parte c’è un aggressore e dall’altra un aggredito. Anche nell’aggressione statunitense e israeliana all’Iran, come del resto i precedenti bombardamenti del giugno 2025 e poi l’aggressione del 3 gennaio contro il Venezuela, c’è chiaramente da una parte un aggressore e dall’altra un aggredito. Il silenzio vergognoso dell’Unione europea e dell’Italia ne annullano qualunque credibilità internazionale e ne determinano l’irrilevanza dovuta alla loro totale subalternità agli Stati Uniti.
L’umanità è insomma chiaramente regredita allo stato di natura, per di più nucleare, dominato da pochi despoti, tutti armati, violenti, criminali, esaltati e spregiudicati. Mentre crescono in modo smisurato la povertà dei poveri e la ricchezza dei ricchi in tutti i paesi del mondo la sola spesa pubblica in aumento è la inutile e costosa spesa militare, che va a beneficio soprattutto delle imprese statunitensi produttrici di armi che, grazie alle guerre in atto, hanno addirittura triplicato i loro profitti.
Quanto sta accadendo sta chiaramente mostrando non soltanto il fallimento del diritto internazionale, con esso dell’ONU, ma anche il crollo totale e la completa eclissi della ragione, esattamente come avevano profetizzato i filosofi Adorno, in Dialettica negativa 1966, e Horkheimer, in Eclisse della ragione (libro nato da lezioni fatte nel 1947).
Payan-e shab-e siyah sepid ast (la fine della notte nera è bianca), recita un antico proverbio persiano che incoraggia all’ottimismo e alla resilienza. È difficile dire come siamo caduti in questa notte buia, ma la speranza è che arrivi presto la luce della ragione.
In questi giorni Israele ha vietato al Patriarca latino, Pizzaballa, e al Custode di Terra Santa, Ielpo, di pregare la Domenica delle Palme nella chiesa del Sacro Sepolcro. Questa è l’Israele del governo Netanyahu che, per un Occidente asservito, non ha aggredito ma è entrato in Libano e non occupa ma controlla parte della Siria. Sempre il suo governo israeliano, trasforma il diritto in vendetta, approvando una legge che prevede la pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo.
Netanyahu ha aperto 8 fronti di guerra, l’ultimo è una guerra preventiva col pretesto, mentre si possiedono ordigni nucleari, che l’Iran potrebbe in futuro dotarsi dell’atomica. A Teheran la morte viene dal cielo per Khamenei, Ahmadinejad, Larijani, Shirazi, Saqafifar ed i loro sodali uccisi, da novelli Iuppiter fulminator, in questi giorni di attacchi congiunti israelo-statunitensi.
Non ho particolari simpatie per il governo teocratico dell’Iran ma possono 2 Stati, che alzano il vessillo della democrazia, senza neanche fare un processo, arrogarsi il diritto di ammazzare? La Germania nazista fu processata a Norimberga mentre, oggi, la principale democrazia del mondo rapisce il Presidente del Venezuela.
Trump trova il tempo per minacciare Cuba e, al di fuori del diritto internazionale, progetta di riconquistare il canale di Pana- ma e di annettere la Groenlandia ed il Canada. Accetta il genocidio palestinese e, anzi, sogna una Sharm el-Sheikh per superricchi sulle ceneri e i morti di Gaza, ricatta il mondo coi dazi commerciali e perseguita i migranti nel suo paese arrestando pure i bimbi.
Esiste però l’America del “No Kings day” con i suoi milioni di manifestanti, di Bruce Springsteen con “The Street of Minneapolis” ed il tour “Land of Hopes and Dreams” e, sopratutto, esistono Renée Good e Alex Pretti martiri per l’eguaglianza.
Un altro statunitense, Leone XIV, chiede la pace ricordando che “Cristo soffre ancora oggi negli innocenti, in quelli che stanno soffrendo per la violenza, l’odio e la guerra … ci sia una pace nuova, rinnovata, che può dare nuova vita a tutti” e torni la ragione.
Aspettando il bianco dell’alba, auguro a tutti Buona Pasqua!
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