Il referendum non è un’elezione politica. La vittoria del referendum non avrebbe portato alla caduta di nessuno governo, basta ricordare che la vittoria del referendum del 1974 sul divorzio non porto la caduta del governo guidato dalla Democrazia Cristiana.
Il referendum in caso di raggiungimento del quorum avrebbe portato all’ abrogazione di alcune fattispecie legislative previste nel Job Act , nei subappalti e sulla riduzione dei tempi per la richiesta di cittadinanza.
Non aver partecipato alla consultazione liberamente, invece, è un segnale non di contrarietà ma di non espressione della propria opinione sui temi del lavoro e della cittadinanza, un “lavarsene le mani” che può avere mille significati .
Il risultato però finale è che il Job Act resta e regolamenterà per anni ancora il sistema del lavoro, che per la gran parte degli italiani alla fine non è così male tanto da essergli indifferente e quindi quella legge tanto avversata a “chiacchiere” alla fine è “ben tollerata” e se c’è un vincente in queste elezioni è il promotore di quella legge, Matteo Renzi.
Resto convinto, nonostante l’esito del referendum, che quella legge e non solo (vedi il lavoro in affitto) abbiano peggiorato il sistema del lavoro come dell’importanza di quei 13 milioni di elettori che hanno espresso un desiderio di cambiamento, a cui va il mio ringraziamento per l’impegno profuso nel merito di una questione sociale importante.
