Settembre è sempre stato il mio mese preferito. È il mese in cui sono nato, anche se i miei compleanni da bambino negli anni Novanta non erano mai quelle feste affollate da fare invidia.
C’erano poche sedie occupate intorno al tavolo dai miei amichetti e una sottile patina di malinconia nell’aria, anche se l’immancabile torta fatta in casa dalla nonna e il vinile delle sigle dei cartoni animati riuscivano sempre a farmi sorridere. In quella solitudine imperfetta ho imparato subito a distinguere chi mi voleva bene davvero e a capire che la vita ti insegna le sue lezioni più viscerali proprio nei momenti di tristezza.
Settembre era il mese che segnava la fine della libertà estiva e il ritorno sui banchi, un rito di passaggio che chiedeva persino un cambio d’abito. Se mi guardo indietro, rivedo quel bambino nel settembre del 1990: indossava pantaloni lunghi di cotone pesante, una felpa e teneva nello zaino una giacca a vento pronta per le raffiche d’aria fresca del tardo pomeriggio.
Oggi, nel Settembre del 2026, l’inizio de l’anno scolastico assomiglia a un estenuante prolungamento di Agosto, affrontato in maglietta e bermuda dentro aule trasformate in serre solari. Ho l’impressione che Settembre abbia smarrito la sua identità e il suo ritmo naturale, e non è certo una semplice suggestione dettata dalla nostalgia dei 40 anni.
Ce lo dicono i numeri del Copernicus Climate Change Service e del CNR-ISAC: le medie climatiche del trentennio 1990-2010 sono ormai un ricordo lontano, travolte da un incremento termico costante che oggi registra tra +1,5 °C e +1,8 °C in più. La mutazione del clima non è una questione d’opinione o di percezione personale, è fisica pura. Siamo in attesa della quinta ondata di calore, con temperature di oltre otto gradi sopra media.
Eppure, proprio mentre la terra brucia e le stagioni sfumano l’una nell’altra, assistiamo all’affermarsi di un feroce analfabetismo selettivo: la capacità, quasi prodigiosa, di ignorare tabelle, grafici e modelli matematici pur di puntellare le proprie convinzioni negazioniste.
Ho l’impressione che la nostra società viva un paradosso culturale inquietante. Rispetto agli anni Novanta, come certificano i dati ISTAT, il livello di scolarizzazione nel nostro Paese è cresciuto in modo netto, con la percentuale di diplomati e laureati che è quasi raddoppiata. Dovremmo teoricamente disporre di un’opinione pubblica più attrezzata, capace di usare l’analisi critica di un testo o la decodifica di un grafico come uno scudo per proteggere la verità scientifica dalle manipolazioni. Invece, assistiamo all’arroganza di un analfabetismo funzionale che si fa vanto della propria ignoranza. C’è chi, privo degli strumenti minimi per comprendere una serie storica, pretende di spiegare la fisica dell’atmosfera “a modo suo”, trattando la conoscenza come una fastidiosa interferenza elitaria e alzando la voce dal proprio pulpito digitale.
Questa perdita di umiltà si riflette direttamente sullo stato della nostra democrazia. Quando si smette di saper leggere la complessità del reale, la politica cessa di costruire visioni a lungo termine per ridursi a megafono dei malumori di pancia.
Ho l’impressione che a Settembre negli anni ‘90, dopo la pausa estiva, si tornava a parlare alle persone. Era il periodo della Festa dell’Unità. Quando la politica si faceva nelle strade, quando si parlava dei problemi e si scrivevano i programmi. Insieme alle persone.
La sinistra e il mondo della cultura avevano il coraggio dell’ascolto e della presenza sui territori, un radicamento che oggi va faticosamente ricostruito se vogliamo che la transizione ecologica sia anche una battaglia per l’eguaglianza e la giustizia sociale.
I pomeriggi silenziosi dei miei compleanni d’infanzia mi hanno insegnato che non bisogna aver paura di guardare in faccia le cose per quello che sono, anche quando la realtà si presenta ruvida.
La crisi climatica e l’impoverimento del dibattito pubblico richiedono la stessa lucidità, la stessa capacità di discernere i fatti dal- la propaganda, i numeri veri dalle chiacchiere da bar.
Senza pensare al titolo di studio, parlando al cuore della gente.
Ma d’altronde, sono impressioni di Settembre.
