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ENERGIA NUCLEARE: UN FUTURO DI CARTAPESTA

di Domenico PALAZZO

La destra rincorre l’atomo mentre l’Europa investe sulle rinnovabili

Ogni volta che il dibattito energetico si scalda, il nucleare riemerge come un riflesso pavloviano. Viene raccontato come una soluzione moderna, pulita, quasi inevitabile. Una narrazione che una parte della politica italiana ha fatto propria, sbandierandola come un bagno di “realismo economico” contro i presunti idealismi delle correnti verdi. Eppure, basta sfilare il velo della propaganda e guardare ai dati, alla storia e alla geografia del nostro Paese per accorgersi della realtà: il nucleare in Italia non è il futuro, ma una falsa scorciatoia. Costosa, complessa e fuori tempo massimo.

L’Italia non è digiuna di atomo; lo ha già incontrato e lo ha consapevolmente rifiutato. Tra gli anni Sessanta e Ottanta, il Paese ha ospitato quattro centrali attive: Caorso, Latina, Garigliano e Trino Vercellese (Enrico Fermi). Poi, il disastro di Chernobyl nel 1986 ha imposto una brusca frenata e una profonda riflessione collettiva. La risposta degli italiani è arrivata forte e chiara nelle urne, non una, ma due volte:

– Il Referendum del 1987: A pochi mesi dal dramma ucraino, oltre l’80% dei votanti (con picchi del 71-79% a seconda dei quesiti) si espresse contro le normative che agevolavano l’insediamento del nucleare, avviando lo smantellamento dei siti. (Fonte: Archivio Storico delle Elezioni – Ministero dell’Interno). 

– Il Referendum del 2011: Ventiquattro anni dopo, sull’onda della catastrofe di Fukushima, il tentativo di reintrodurre l’energia atomica è naufragato definitivamente. Il quorum venne ampiamente superato e il 94,1% dei cittadini disse un “NO” categorico. (Fonte: Corte Suprema di Cassazione, Ufficio Centrale per il Referendum). 

Liquidare queste consultazioni come emotività passeggera significa ignorare una radicata e ribadita volontà democratica.

IL NODO ECONOMICO: COSTI REALI E NUOVE DIPENDENZE

Chi dipinge l’atomo come un’energia low-cost tende a omettere le voci di spesa più ingombranti nel bilancio a lungo termine. Costruire una centrale richiede investimenti capitali mastodontici e tempi di cantiere che sistematicamente superano il decennio, esponendo i progetti a fluttuazioni finanziarie enormi.

FATTORE DI ANALISI NUCLEARE DI NUOVA GENERAZIONE RINNOVABILI  (SOLE-VENTO) 
  Costo di generazione (LCOE) Elevato e in crescita  (pesano i costi finanziari       e di sicurezza) Ai minimi storici e in costante calo
  Tempi di attivazione Spesso superiori a 10-15 anni  (es. casi Flamanville in Francia o Olkiluoto in Finlandia) Da pochi mesi a 2-3 anni
  Fase post-operativa Decommissioning e gestione scorie per millenni Riciclo dei materiali  (silicio, acciaio)  a fine ciclo 

Secondo i report della International Energy Agency (IEA) e le analisi sui costi dell’energia (LCOE) di Lazard, il costo per megawattora del nucleare è oggi nettamente superiore a quello dell’eolico o del fotovoltaico su larga scala.

A questo si aggiunge un paradosso geopolitico. Il nucleare viene invocato in nome dell’autonomia energetica, ma l’Italia non possiede giacimenti di uranio, né una filiera industriale estrattiva e di arricchimento interna. Sostituiremmo la dipendenza dai paesi esportatori di gas con la dipendenza dai fornitori di uranio e dalle tecnologie straniere. Cambierebbe il combustibile, non la vulnerabilità del Paese. E mentre in Italia si discute del ritorno al passato, le grandi economie europee si muovono lungo direttrici ben delineate: la Germania ha completato la sua svolta (Atomausstieg) spegnendo gli ultimi tre reattori nel 2023, accelerando la transizione verso un mix a trazione rinnovabile, mentre la Spagna ha formalizzato un piano di dismissione progressiva del proprio parco nucleare tra il 2027 e il 2035, blindando gli investimenti su solare ed eolico per ragioni di pura convenienza economica e sostenibilità ambientale. (Fonte: Plan Nacional Integrado de Energía y Clima – PNIEC). Questi Paesi non stanno cedendo all’ideologia, ma applicano un pragmatismo elementare: le rinnovabili garantiscono un costo marginale della produzione vicino allo zero, azzerano i rischi catastrofici e permettono una generazione distribuita sul territorio.

LA VIA ITALIANA: DEMOCRAZIA ENERGETICA CONTRO CENTRALIZZAZIONE

Il territorio italiano possiede caratteristiche uniche che sembrano scritte apposta per un modello energetico pulito e diffuso. Abbiamo livelli di irraggiamento solare tra i più alti d’Europa, specialmente nel Mezzogiorno, e un potenziale di eolico offshore lungo i nostri chilometri di coste ancora in gran parte inespresso. Questo, però, non significa avallare una deregolamentazione selvaggia. La transizione ecologica deve camminare di pari passo con la giustizia sociale: le distese sterminate di specchi fotovoltaici che sottraggono terreno all’agricoltura o le pale eoliche calate dall’alto nei paesaggi più fragili – spesso speculazioni di grandi gruppi privati – non sono la risposta corretta.

La vera alternativa si chiama Comunità Energetiche Rinnovabili (CER).

– Produzione diffusa: Pannelli solari sui tetti urbani, capannoni industriali dismessi, aree di parcheggio e terreni già impermeabilizzati, senza consumo di nuovo suolo.

– Impatto sociale: Energia autoprodotta e condivisa tra cittadini, piccole imprese ed enti locali, riducendo drasticamente le bollette e contrastando la povertà energetica. 

La vera sfida che l’Italia ha davanti non è semplicemente produrre energia, ma decidere come distribuire il potere che da quell’energia deriva. Il nucleare appartiene a un modello intrinsecamente centralizzato, verticale e opaco, che concentra capitali e decisioni nelle mani di pochissimi attori. Le rinnovabili diffuse, al contrario, sono uno strumento di democrazia energetica.

Ed è forse proprio questa libertà diffusa, alla fine, a spaventare di più chi preferisce lo status quo.

  • Domenico Palazzo è nato a Campobasso il 2 settembre 1984; Guardiese dalla nascita, Termolese d’adozione dal 1998. Ha vissuto a Bologna e nel 2011 è tornato a vivere a Termoli, con una breve parentesi milanese.

    È laureato in chimica e tecnologia farmaceutiche. Ha lavorato in azienda fino al 2019, ricoprendo ruoli di direzione. Ad oggi insegnante di Scienze Naturali specializzato sul sostegno. Consigliere Federale di Europa Verde per il Molise, pubblica sul periodico L’Eguaglianza.

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