Appena pochi anni fa nel 2009, si poteva verificare che su quattro studenti su dieci iscritti al liceo classico avevano genitori laureati; secondo i dati relativi al 2025 sono diventati tre su quattro. Un vero e proprio salto di 33 punti percentuali che ci dimostra con chiarezza di una “crescente esclusività”, si tratta di una evidente fotografia della nostra società italiana, che dovrebbe farci riflettere per la sua preoccupante e costante diseguaglianza di provenienza sociale anche nella formazione.
Secondo i dati ISTAT e in una ricerca che costantemente negli anni viene fatta da Almadiploma, nello stesso periodo l’Italia è diventata un paese complessivamente più istruito. Infatti i laureati nella popolazione adulta erano il 7,5% nel 2001, sono il 16,8% nel 2024.
Il dato che emerge è che in Italia ci troviamo di fronte negli ultimi vent’anni a una trasformazione educativa molto importante in una famiglia su sei ha oggi almeno un genitore è laureato, contro una su tredici nel 2001. Malgrado questa importante trasformazione i meccanismi di selezione scolastica sono rimasti invariati, tanto da potere addirittura parlare di “segregazione”, per i ragazzi provenienti dalle classi sociali meno benestanti, più che selezione.
I nuovi laureati fanno in modo che i loro figli si iscrivano al liceo classico e allo scientifico tradizionale. I ragazzi provenienti dalle famiglie meno istruite restano sempre confinate negli stessi percorsi scolastici che raramente, ad esempio, prevedono il liceo classico. Il gap assoluto tra la quota dei figli dei laureati iscritti al liceo classico e la media del sistema era di 22,5 punti percentuali nel 2009; nel 2025 è di 36,5 punti. In termini relativi la segregazione è ferma; ma in termini assoluti si è allargata, perché entrambi i valori sono cresciuti partendo da basi numeriche molto diverse.
Le scelte scolastiche continuano inesorabilmente a riprodurre fedelmente l’origine sociale, con una precisione assoluta che non accenna a diminuire.
Questo certifica che l’ascensore sociale italiano è assolutamente fermo, lo è rimasto mentre tantissime cose tutto nella nostra società sono cambiate.
Il mondo dell’istruzione liceale del 2025 è molto variegato, ma continua a distribuire gli studenti secondo ferree logiche legate all’origine familiare.
Il liceo classico rimane il caso più esemplare, con il 74,7% di genitori degli iscritti laureati, con un indice di sovra rappresentazione è il percorso più socialmente selettivo dell’intero sistema scolastico italiano. Il liceo scientifico europeo e internazionale lo segue da vicino, con il 66,7% di genitori laureati, un indirizzo che di fatto si è configurato come una via d’élite dentro la già selettiva famiglia dello scientifico. Lo scientifico tradizionale si attesta al 62,4% di genitori con la laurea: anch’esso ben al di sopra della media, con un indice rimasto stabile rispetto al 2009.
Il liceo linguistico presenta un profilo leggermente più aperto: 39,3% di genitori laureati, in linea con la media del collettivo. È il liceo che ha assorbito negli anni una fascia di studenti oggettivamente più eterogenea per provenienza sociale, composta in particolare da chi punta a una formazione internazionale.
Una sorpresa viene dal liceo delle Scienze Umane, erede del vecchio liceo pedagogico-sociale: con il 33,5% di genitori laureati e il 22,7% di studenti provenienti da famiglie del lavoro esecutivo, è il percorso liceale più popolare in senso sociologico. Chi viene da famiglie meno istruite e vuole comunque un diploma liceale finisce per iscriversi in questo indirizzo scolastico.
Il mondo degli istituti tecnici presenta, nel confronto 2009-2025, alcune variazioni interessanti.
L’ITE (Istituto Tecnico Economico, già IT commerciale) conta il 22,6% di genitori laureati, in crescita rispetto al 9,2% del 2009: un aumento che rispecchia l’espansione del numero dei laureati nella popolazione. La quota di studenti appartenente alla classe sociale del lavoro esecutivo si mantiene al 28,2%: è una scuola frequentata da chi proviene da famiglie del ceto medio impiegatizio, più che da chi appartiene alle altre classi sociali.
L’ITT nelle sue varie declinazioni racconta storie diverse. Il settore di Informatica e telecomunicazioni ha il 25,6% degli studenti con genitori laureati e attira sempre più studenti con famiglie di ceto medio-alto, probabilmente spinti dal valore percepito delle competenze digitali nel mercato del lavoro. Elettronica ed elettrotecnica resta invece a vocazione dei ragazzi provenienti da famiglie della classe operaia il 27,4% di genitori dalla classe del lavoro esecutivo, con solo il 27,4% di laureati fra i genitori. Costruzioni, ambiente e territorio mostra un profilo simile, con il 23,6% di genitori laureati e una presenza dalla classe operaia significativa.
Il caso più curioso è l’ITT di Agraria, agroalimentare e agroindustriale: nel 2009 era l’archetipo della scuola per figli di contadini e piccoli coltivatori diretti. Nel 2025 vede il 26,8% di genitori laureati e una presenza di classe elevata salita al 21%, questo è il segnale più chiaro di come la giusta rivalutazione culturale dell’agricoltura di qualità, del biologico e dell’agroalimentare d’eccellenza stia cambiando il profilo sociale di chi sceglie questi percorsi.
Nel panorama scolastico del 2025, gli istituti professionali conservano ancora il primato di scuole meno frequentate dai figli di laureati. Quello che un tempo era un blocco sociale monolitico, nella provenienza degli iscritti, sta infatti lasciando il posto a una realtà frammentata, dove le distanze tra i diversi indirizzi di studio si fanno sempre più marcate separando gli indirizzi “creativi” e considerati d’élite da quelli più tradizionali e operativi.
La spiegazione di questo cambiamento la possiamo trovare analizzando i dati a partire dal 2009.
In quegli anni, la geografia dei professionali era uniforme, che si trattasse di alberghiero, artigianato o servizi commerciali, il profilo degli studenti era quasi identico. Erano, senza eccezioni, le scuole frequentate dai figli dei ceti popolari, dove i ragazzi con genitori laureati rappresentavano una rarità statistica, assestandosi su un esiguo 4%.
Nel 2025 questa omogeneità risulta più attenuata. Se i professionali nel loro insieme continuano ad accogliere studenti provenienti dai contesti sociali più fragili, al loro interno sono nati percorsi capaci di intercettare l’interesse di molti studenti appartenenti al ceto medio. È il caso degli indirizzi legati alla cultura, allo spettacolo e alle filiere creative, che hanno saputo rinnovare la propria immagine, in questi indirizzi la quota di figli di laureati è salita drasticamente, arrivando a coinvolgere quasi uno studente su cinque. Una tendenza simile, seppur meno accentuata, si osserva anche nel settore dell’enogastronomia e dell’ospitalità, che mostrano una composizione sociale più variegata rispetto alla media del passato.
Di contro, i percorsi storici come la manutenzione tecnica, l’assistenza e i servizi commerciali restano ancorati al vecchio modello, mantenendo una concentrazione elevatissima di studenti provenienti da famiglie dove i genitori hanno titoli di studio bassi o medi. In questi indirizzi, la presenza di genitori laureati continua a essere minima, confermandoli come il principale approdo per chi parte da condizioni di partenza più svantaggiate.
