L’ITALIA E’ GOVERNATA DAI COSTRUTTORI EDILI

di Pino D'ERMINIO

L’Italia è governata dai costruttori edili, per lo più per interposti politici amici, ma a volte con la “discesa in campo” del costruttore stesso. A livello nazionale il caso principe è quello di Silvio Berlusconi, che ha iniziato la carriera imprenditoriale nell’edilizia – con capitali di provenienza svizzera non meglio individuati – ha poi diversificato il suo business nelle TV private – “concesse” da Bettino Craxi – e nella comunicazione in generale; infine nel 1994, cogliendo l’occasione del crollo della cosiddetta Prima Repubblica, ha creato un partito politico personale e tra il 1994 ed il 2011 ha governato come primo ministro quattro volte, per complessivi 11 anni. Un esempio molisano è quello di Aldo Patriciello, partito dalla piccola impresa edile paterna, con l’aiuto di familiari ed affini ha creato un gruppo multibusiness, attivo nell’edilizia, nella sanità e nell’industria, scalando contemporaneamente ruoli politici di rilievo, prima a livello locale e dal 2006 ad oggi in seno al Parlamento europeo. 

Il settore delle costruzioni nel 1960 rappresentava il 15% del PIL, come l’industria in senso stretto, ma negli anni, coerentemente con lo sviluppo dell’economia, il suo peso si è ridotto intorno al 4%, per risalire nel post covid, grazie in particolare al superbonus 110% ed al PNRR, raggiungendo nel 2024 il 5,7%. Una percentuale comunque modesta rispetto al 73,4% dei servizi ed al 18,6% dell’industria, superiore solo al 2,3% dell’agricoltura. In termini di occupazione il settore delle costruzioni nel 2024 ha rappresentato il 7% del totale delle unità lavorative annuali ed ha il triste primato dei morti sul lavoro (al netto degli infortuni in itinere) con il 19,4% dei decessi totali ed un’incidenza di 8,9 decessi ogni 100.000 unità lavorative annuali. Riassumendo: modesta incidenza nel PIL, produttività del lavoro inferiore alla media (gli occupati superano il valore relativo della produzione) ed alta mortalità sul lavoro. Allora come mai gli imprenditori del mattone contano tanto in politica?

Credo che la ragione stia nel fatto che tra tutti i settori economici quello dell’edilizia è il più fortemente condizionato dalla pubblica amministrazione, che a livelli sia nazionali che locali la regolamenta e vi soprintende. Tra politica e mattone esiste un rapporto simbiotico, che può scadere nella corruzione e nel peculato, se gli organi di vigilanza funzionano poco e male. Un segno evidente del grande peso dei costruttori sulla politica è la produzione legislativa incentivante che di tanto in tanto i governi emanano, dove gli incentivi consistono per lo più nella riduzione o cancellazione di vincoli urbanistici, attraverso la “liberalizzazione” dei cambi di destinazione d’uso, l’incremento di metrature e cubature, l’elusione degli standard urbanistici, la riduzione degli oneri di urbanizzazione e del contributo di costruzione da versare ai comuni. 

Un esempio di rilievo è il cosiddetto “Piano casa”, varato dal Governo Berlusconi nel 2008 come provvedimento-stimolo temporaneo, che le regioni dovevano recepire con legge propria, per adeguarlo alle loro realtà. La relativa legge regionale del Molise, approvata l’11 dicembre 2009 e che doveva restare in vigore per il biennio 2010-2011, è stata più volte integrata e prorogata, tanto che per mettervi fine è dovuta intervenire una sentenza della Corte costituzionale del 19 aprile 2023, pubblicata il 27 luglio. Un altro esempio recente è la cosiddetta legge “Salva casa” del 2024, relativa al “recupero” del patrimonio edilizio esistente, anch’essa da recepire regionalmente, cosa che la regione Molise ha fatto con la LR 3/2025, entrata in vigore il 14 maggio 2025. La giustificazione della Salva casa è la riduzione del consumo di suolo. Nel nome di tale buona causa possono diventare residenziali i sottotetti, residenziali terziari o commerciali i porticati, terziari o commerciali i locali seminterrati ed interrati e si possono modificare le destinazioni d’uso.

Per un pelo siamo scampati alla “Salva Milano”, che si voleva diventasse legge nazionale per sanare le irregolarità urbanistiche e procedimentali consentite dall’amministrazione Sala. Ora che l’inchiesta giudiziaria è stata formalizzata, è sintomatico che la Presidente del Consiglio dei ministri ed il Presidente della Regione Lombardia abbiano espresso comprensione e solidarietà al Sindaco di Milano, che pure dovrebbe essere un loro avversario politico. Purtroppo così non è. Il partito traversale del mattone è la maggiore forza politica della sciagurata Italia.

  • Giuseppe (Pino) D’Erminio è nato a Termoli il 26 aprile 1950; dal 1981 al 2004 ha vissuto tra Bologna, Pavia e Pescara; nel 2005 è tornato ad abitare a Termoli. È laureato in Economia e commercio. Ha lavorato nel marketing assicurativo: dal 1974 al 1995 presso direzioni di compagnie, successivamente e fino al 2016 come formatore e consulente libero professionista. Conclusa la carriera lavorativa, collabora con gruppi civici locali. Gestisce il blog “antennatermoli.blogspot.com”, dove scrive di questioni locali; su argomenti più generali pubblica sul periodico L’Eguaglianza.

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