Uno dei provvedimenti bandiera della legge di bilancio 2026, in discussione alle Camere, è la riduzione dal 35% al 33% dell’aliquota Irpef dello scaglione di reddito imponibile annuo oltre 28 milioni e fino a 50. Il provvedimento, che comporta nel 2026 una perdita stimata di gettito fiscale di 2,9 miliardi, è presentato come a favore dei cosiddetti ceti medi, ma la realtà è diversa.
Facciamo qualche esempio. Un contribuente con 30 milioni di reddito imponibile annuo ottiene uno sconto fiscale di 40 euro, corrispondenti al 2% dei 2 milioni di reddito oltre i primi 28 milioni; se il reddito è di 40 milioni, il vantaggio è di 240 euro (2% di 12 milioni); a 50 milioni di reddito il vantaggio sale a 440 euro (2% di 22 milioni), che è il massimo. I contribuenti con redditi imponibili annui superiori a 50 milioni ottengono per intero lo sconto fiscale di 440 euro, relativo allo scaglione 28-50 milioni.
Al governo è venuto il dubbio che il provvedimento favorisca benestanti, ricchi e ricchissimi, piuttosto che i ceti medi, così ha aggiunto un codicillo: per quelli con reddito imponibile oltre i 200 milioni, le detrazioni fiscali sono soggette ad una franchigia di 440 euro, con esclusione dalla franchigia delle detrazioni per spese sanitarie. Secondo le stime dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB), nonostante il correttivo della franchigia, ben l’86% dei ricchi con redditi oltre i 200 milioni otterrebbe lo sconto fiscale, nella misura media di 379 euro.
L’UPB ha anche sviluppato una stima per categorie lavorative, dalla quale emerge che: il 96% dei dirigenti ottiene in media 408 euro; il 53% degli impiegati 123 euro; il 37% dei lavoratori autonomi 124 euro; il 27% dei pensionati 55 euro; il 16% degli operai 23 euro.
L’Istat ha sviluppato un’altra stima, dividendo l’insieme delle famiglie in cinque parti (quintili), in base al livello di reddito disponibile. Nel I quintile, quello a reddito più basso, solo il 2,8% delle famiglie ottiene il beneficio fiscale, mediamente di 102 euro; nel II quintile le famiglie beneficiarie sono il 16,3% ed ottengono in media 149 euro; nel III quintile i beneficiari salgono al 39,4% ed il vantaggio medio a 158 euro; nel IV quintile i beneficiari ammontano al 67,6% ed ottengono 200 euro in media; finalmente nel V quintile, i beneficiari diventano addirittura il 90,8%, con un risparmio medio di 411 euro.
Dalle simulazioni dell’UPB e dell’Istat si ricava che sono i ricchi ad avvantaggiarsi più di tutti della riduzione di due punti percentuali dell’aliquota dello scaglione 28-50 milioni; un vantaggio che per loro è una minuzia, visto che sono ricchi.
Al suo insediamento, il 22 ottobre 2022, il Governo Meloni ha promesso meno tasse per tutti, invece la pressione tributaria, che nel 2022 è stata pari al 28,6% del PIL, è salita al 28,7% nel 2023 ed al 29,8% nel 2024. Altro cavallo di battaglia delle destre è stata la critica delle accise sui carburanti e sui tabacchi; ebbene, nel bilancio 2026 è previsto un aumento delle prime di 694 milioni e delle seconde di 213 milioni. La parola “coerenza” manca nel vocabolario del Governo Meloni.
