In molti ritengono aprioristicamente e senza accettare critiche o osservazioni che tutte le democrazie occidentali siano una civiltà moralmente e civilmente superiore alla Russia o all’Iran. Tutto questo mentre è in corso un vero e proprio
Politica
Con la creazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, nel 1945, nella Carta dell’ONU non solo è vietato l’uso unilaterale della forza armata, e quindi la guerra, ma anche la semplice minaccia dell’uso della forza (art. 2.4), ad eccezione delle azioni collettive militari intraprese solo ed esclusivamente dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell’esercizio della legittima difesa individuale e collettiva da parte degli Stati aggrediti. I singoli Stati sono così assolutamente privati dello ius ad bellum.
La propaganda dei mass media italiani e occidentali ci avevano letteralmente bombardato con la “certa sconfitta militare e strategica della Russia”. Oggi, sempre più, sembra un inutile vaneggiamento perché non si verificherà, dato che la guerra in Ucraina oltre ad essere inutile, perché con dei negoziati si sarebbe potuta evitare da quasi subito, si sta avviando verso una probabile sconfitta per Kiev.
Nel 1999, la NATO, senza nessun mandati dell’ONU unico organo, secondo il diritto internazionale, che poteva autorizzare una simile azione, ha bombardato Belgrado e la Repubblica Serba, per 78 giorni con l’obiettivo di smembrare la Serbia e dare vita a un Kosovo indipendente e filo Statunitense. Oggi nel Kosovo ha sede una delle principali basi NATO nei Balcani. Nel 2001, gli Stati Uniti hanno invaso l’Afghanistan, provocando oltre 200.000 morti, un Paese devastato e nessun risultato
I PARTITI NEOLIBERISTI EUROPEI E I GRANDI CAPITALISTI HANNO PAURA DI SAHRA WAGENKNECHT
Presentatosi per la prima volta alle elezioni amministrative tedesche, dopo il buon successo alle ultime elezioni europee, il suo partito il Bündnis Sahra Wagenknecht, guidato dalla omonima dirigente marxista, ha ottenuto il 15,8% dei voti in Turingia e l’11,8% in Sassonia, è da annoverarsi, senza ombra di dubbio, tra i vincitori delle elezioni nei due Länder tedeschi appena svoltesi, arrivando addirittura a superare, surclassandole le tre formazioni della sinistra tedesca, il Partito socialdemocratico (Spd), i Verdi, Die Linke.
Sinistra era un tempo sinonimo di ricerca della giustizia e della sicurezza sociale e di impegno a favore di coloro che non erano nati in una famiglia agiata e dovevano mantenersi con lavori duri e spesso poco stimolanti. Essere di sinistra voleva dire perseguire l’obiettivo di proteggere queste persone dalla povertà, dall’umiliazione e dallo sfruttamento, dischiudere loro possibilità di formazione e di ascesa sociale.
Gli imperativi contro la redistribuzione della ricchezza dominano la politica contemporanea. Oggi di fronte a una crisi democratica della politica francese, con un sistema costituzionale in cui i poteri del presidente si sono ampliati, ma che non tengono conto della trasformazione nella composizione della rappresentanza parlamentare, che da tendenzialmente bipolare (secondo il classico schema destra-sinistra) si è frammentata dando vita a un multipolarismo fluido, tripartitismo viene chiamato dall’economista Thomas Piketty, nel quale alcuni partiti storici sono praticamente scomparsi, o hanno subito scissioni che ne hanno ridimensionato il peso, e altri sono nati, rendendo notevolmente più difficile la formazione di maggioranze parlamentari coerenti e stabili.
Mentre leggo la notizia dell’accostamento renziano rispetto all’alleanza progressista, casualmente ascolto il celebre requiem Dies irae di Verdi, brano straordinario che il maestro scrive dopo la morte di Manzoni.
PROTESTE POPOLARI IN BANGLADESH E DIMISSIONI DELLA PREMIER FUGGITA IN INDIA
Le proteste dei giovani in Bangladesh hanno portato alle dimissioni della premier Sheikh Hasina, che da 15 anni governava il paese. Gli studenti del Bangladesh, sfidando una repressione durissima che ha portato a circa 300 vittime fra i manifestanti, hanno raggiunto un risultato straordinario ed insperato all’inizio. Gli scontri si sarebbero verificati in diverse città del paese fra cui, ovviamente, la capitale Dacca. Precisamente il 4 Agosto migliaia di persone si sono riunite in piazza a Dacca, dopo un mese dall’inizio delle proteste cominciate contro la reintroduzione delle quote riservate nelle ambite assunzioni nella pubblica amministrazione, per chiedere le dimissioni del primo ministro.
Gli studenti hanno indicato al presidente del Bangladesh il professore universitario e premio Nobel Muhammad Yunus quale capo ad interim del governo provvisorio del Bangladesh. L’augurio è che adesso parta per il paese asiatico una nuova fase fatta di benessere e di sviluppo.
L’Africa contemporanea si presenta come un continente dalle molteplici sfaccettature, caratterizzato da una complessità economica, sociale e politica che merita un’analisi approfondita.
Crescita Economica e Disuguaglianze
Negli ultimi due decenni, l’Africa ha registrato una crescita economica significativa, con tassi che hanno spesso superato il 5% annuo. Nel 2024, la crescita è aumentata dal 3,4% al 3,8%, e si prevede che raggiunga il 4,0% nel 2025. Tuttavia, questa crescita non è stata uniforme: mentre paesi come Etiopia, Ruanda e Ghana hanno sperimentato un progresso robusto, altre nazioni, come il Sud Sudan e la Repubblica Centrafricana, sono rimaste impantanate in conflitti e instabilità che ne hanno frenato lo sviluppo. Nonostante queste cifre positive, l’Africa rimane uno dei continenti più poveri al mondo. Gran parte della popolazione vive in zone rurali con condizioni di vita inadeguate, e lo sviluppo economico procede a rilento. Fattori come l’instabilità politica, i conflitti armati, le condizioni climatiche avverse, la povertà diffusa e la propagazione di malattie ostacolano ulteriormente il progresso economico. Con una popolazione che supera i 1,4 miliardi di persone e una crescita demografica tra le più rapide al mondo, l’Africa affronta sfide significative legate all’urbanizzazione e alla gestione delle risorse. Le città africane stanno crescendo rapidamente, con metropoli come Lagos e Il Cairo che si espandono a ritmi vertiginosi. Questo fenomeno presenta opportunità economiche, ma anche difficoltà nella gestione dei servizi pubblici, dell’abitazione e della sicurezza. Nel settore dell’educazione, nonostante alcuni progressi, permangono sfide significative. Solo il 42% degli adolescenti arriva al secondo ciclo del secondario, l’80% dei bambini non riceve un’educazione nella lingua parlata a casa, e mancano circa 15 milioni di insegnanti nel primario e secondario. Queste carenze compromettono le prospettive future di milioni di giovani africani. L’instabilità politica rimane una costante in molte regioni del continente. Le cause di questa instabilità sono molteplici, tra cui le eredità del colonialismo, che ha tracciato confini senza tener conto delle differenze culturali ed etniche, e le interferenze esterne. Dopo il dominio coloniale europeo, nuovi attori come Cina, Russia, Turchia e Arabia Saudita stanno cercando di espandere la loro influenza in Africa, spesso perseguendo i propri interessi a scapito delle popolazioni locali. Nonostante sia responsabile solo del 4% delle emissioni storiche di gas serra, l’Africa subisce alcune delle conseguenze peggiori della crisi climatica. Molti paesi africani stanno già affrontando impatti devastanti, come siccità prolungate, inondazioni e cicloni, che minacciano la sicurezza alimentare, la salute e le infrastrutture. Questi eventi estremi costringono intere comunità a sfollare e distruggono economie locali, aggravando ulteriormente le condizioni di vita già precarie. Nonostante le numerose sfide, l’Africa possiede un potenziale significativo per un futuro più prospero e giusto. Iniziative come l’African Continental Free Trade Area (AfCFTA), avviata nel 2021, mirano a creare la più grande area di libero scambio al mondo all’interno del continente, promuovendo il commercio intra-africano e riducendo la dipendenza dai mercati esteri. Si stima che questa iniziativa possa creare nuovi posti di lavoro, sviluppare le zone rurali, aumentare il PIL e ridurre il tasso di povertà. Inoltre, il crescente focus su settori come l’industria leggera, l’agribusiness e la tecnologia offre opportunità per diversificare le economie africane. Le start-up tecnologiche stanno emergendo come catalizzatori chiave per l’innovazione e la creazione di posti di lavoro, con hub tecnologici fiorenti in città come Lagos, Nairobi e Johannesburg.
Per realizzare questo potenziale, è essenziale che i governi africani, con il supporto della comunità internazionale, affrontino le disuguaglianze economiche, promuovano la giustizia sociale e implementino politiche sostenibili che mettano al centro il benessere delle persone e dell’ambiente. Solo attraverso un impegno collettivo e una visione progressista sarà possibile costruire un futuro in cui l’Africa possa prosperare, garantendo dignità e opportunità a tutti i suoi abitanti.
