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LA TERZA GUERRA MONDIALE È IN CORSO GIÀ DA ANNI

di Pino D'ERMINIO

La terza guerra mondiale è in corso già da anni. L’aveva capito Papa Francesco, che ha parlato di terza guerra mondiale a pezzi. Ma quando è scoppiata? Chi sono i contendenti? Tutto è nebuloso, perché questo conflitto è molto diverso da quelli del XX secolo, mondiali e non. È diverso per le armi impiegate, molto più potenti e sofisticate, ma anche per l’uso di armi che non sembrano tali, ma che sono anche più distruttive delle armi in senso stretto.

Nella terza guerra mondiale un ruolo decisivo è giocato dallo spazio, per meglio dire dalle reti di satelliti geostazionari, assolutamente indispensabili non solo per vedere il nemico, dove si trova e cosa fa, ma anche per gestire i droni da ricognizione ed attacco, i caccia-bombardieri, i missili ed i sistemi antiaerei ed antimissili. Esempi si sono visti con la guerra in Ucraina (che è un pezzo della terza guerra mondiale), dove la rete Starlink, dell’imprenditore Elon Musk, ha avuto e sta avendo un decisivo ruolo militare. Sia gli ucraini che i russi utilizzavano Starlink. In passato Musk ha sganciato gli ucraini dalla rete in casi in cui, a suo personale giudizio, andava rallentata od impedita una particolare attività bellica. All’opposto, all’inizio di febbraio di quest’anno ha oscurato Starlink ai russi, i quali hanno rimediato con la loro rete satellitare Glonass e con l’utilizzo di droni “madre”, che sganciano altri droni, i quali rimangono in collegamento con la “madre” con un ponte radio.

Nella terza guerra mondiale un ruolo di primo piano ce l’ha la guerra elettronica, in funzione sia difensiva, per disturbare i segnali guida delle armi nemiche, che offensiva, per hackerare i sistemi elettronici del nemico, sottrarre, falsificare o cancellare dati, fino al blocco dei sistemi ed alla distruzione fisica delle memorie. Della guerra elettronica si sono ampiamente serviti gli israeliani per sabotare i computer dei centri nucleari iraniani, benché questi fossero distaccati da internet (è bastato un virus nascosto in una chiavetta, imprudentemente utilizzata da un addetto iraniano). È ormai cosa ordinaria lo spionaggio elettronico generalizzato attraverso oggetti di uso comune, come i telefonini e gli elettrodomestici. Nel 2013 è saltato fuori, grazie a WikiLeaks, che lo spionaggio USA intercettava dal 2002 il telefonino di Angela Merkel, con la complicità dei servizi segreti della Danimarca.

Da ultima, ma non per ultima, c’è l’arma delle sanzioni. Non bisogna confondere le sanzioni con le politiche commerciali restrittive. Sono due cose del tutto diverse. Nella normalità macroeconomica, uno Stato può adottare restrizioni daziarie per difendere alcuni suoi settori economici dalla concorrenza estera. Giusta o sbagliata che nei vari contesti possa essere una tale scelta, la sua finalità è di avvantaggiare gli operatori nazionali, per motivi economici o strategici, non di colpire il commercio mondiale od alcuni Paesi in specifico. Le sanzioni, invece, rispondono ad una logica strettamente bellica, che è quella di nuocere al nemico, anche se ciò comporta perdite per lo stesso attaccante. Un caso di grande portata sono le sanzioni contro la Russia che gli “occidentali” (intendendo per tali USA, Canada, UK, UE, Australia, Nuova Zelanda, Giappone ed Israele) hanno deciso e via via accresciuto, in risposta all’invasione dell’Ucraina. Particolarmente pesante è stato il blocco degli acquisti di petrolio e di metano dalla Russia, deciso da 25 Paesi UE, senza Ungheria e Slovacchia, che ha fatto impennare il costo dell’energia (in particolare in Italia, che in precedenza importava dalla Russia il 43% del gas e l’11% del greggio). L’uso delle sanzioni è arrivato al parossismo con l’applicazione a singoli individui, come da parte degli USA a Francesca Albanese, che ha denunciato il genocidio dei palestinesi attuato dallo Stato sionista, od ai giudici della Corte penale internazionale, che si sono permessi di inquisire Netanyahu, per crimini di guerra e contro l’umanità.

Segni inequivocabili della terza guerra mondiale sono l’evaporazione del diritto internazionale e la perdita di ruolo dell’ONU, come è accaduto prima della seconda guerra mondiale. Se guerra mondiale c’è, come c’è, chi sono i contendenti e chi l’ha innescata? Su un fronte è schierato l’Occidente, guidato dagli USA, che dopo il crollo dell’Unione sovietica hanno puntato al dominio mondiale. Anche nel caso dell’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, si è trattato di una reazione, per quanto sbagliata ed inaccettabile, all’accerchiamento NATO ed a pressioni che nel 2015 hanno prodotto un colpo di stato, la secessione della Crimea ed una guerra a bassa intensità tra lo Stato ucraino e le regioni separatiste russofone dell’est.

Chi sono gli antagonisti in guerra con l’Occidente? Un vero fronte compatto non esiste ancora, ma i due principali paesi avversari ed avversati sono la Cina e la Russia, che l’aggressività occidentale finirà per cementare in un blocco compatto. La Russia in particolare non sa come uscire dal pantano ucraino, in cui si è infilata malaccortamente, ed è bloccata dal miraggio della mediazione offerta dagli USA. Offerta del tutto insincera, visto che Washington mantiene ed incrementa le sanzioni contro la Russia e dà supporto militare attivo all’Ucraina con la fornitura di servizi di intelligence e di armi, che non regala, ma si fa pagare dall’UE. In queste condizioni agli USA non conviene che il conflitto in Ucraina si risolva, perché gli permette di disinnescare la Russia come attore internazionale e di dissanguarla, umanamente ed economicamente, mentre guadagna miliardi dalla vendita delle armi e degli idrocarburi, che costano il quadruplo di quelli russi, a spese dei vassalli europei.

Altra area di conflitto è il Medio Oriente, sul quale USA ed Israele vogliono far valere la loro egemonia, eliminando senza tanti complimenti chi si oppone, come il popolo palestinese o l’Iran. L’ultima guerra contro l’Iran, cominciata il 28 febbraio, non si sa quando e come avrà termine, ma di sicuro non porterà più stabilità nell’area. Intanto ha bloccato e reso strategicamente precario il passaggio da Hormuz del 20% del petrolio e del gas mondiale, danneggiando tutti (USA inclusi), ma specialmente l’India e la Cina, che si riforniscono in gran parte dal Golfo Persico. Libano, Siria, Iraq, ma soprattutto la Turchia, sono sempre più insofferenti della prepotenza occidentale.

In conclusione, esiste un blocco degli attaccanti, gli “occidentali”, ma non ancora un blocco contrapposto, che però finirà per formarsi, se gli USA non la smettono di rincorrere il mito dell’impero mondiale. L’UE potrebbe assumersi il ruolo storico di promuovere la pace e la collaborazione tra i popoli, rompendo il blocco occidentale, ma ciò non avverrà finché a governare saranno le attuali classi dirigenti. 

  • Giuseppe (Pino) D’Erminio è nato a Termoli il 26 aprile 1950; dal 1981 al 2004 ha vissuto tra Bologna, Pavia e Pescara; nel 2005 è tornato ad abitare a Termoli. È laureato in Economia e commercio. Ha lavorato nel marketing assicurativo: dal 1974 al 1995 presso direzioni di compagnie, successivamente e fino al 2016 come formatore e consulente libero professionista. Conclusa la carriera lavorativa, collabora con gruppi civici locali. Gestisce il blog “antennatermoli.blogspot.com”, dove scrive di questioni locali; su argomenti più generali pubblica sul periodico L’Eguaglianza.

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