Cinque anni fa, nel dare vita al primo numero de l’Eguaglianza, tracciavamo una linea di principio chiara e irrevocabile: fare di questo periodico telematico una voce libera, un “pensatoio” e una fucina di dialogo capace di stimolare lo scambio di idee per una nuova sinistra adeguata ai tempi moderni. In quel manifesto inaugurale, che oggi avvertiamo come una radice profonda, scrivevamo che l’eguaglianza è il principio politico e il fondamento sociale, scolpito nelle costituzioni democratiche, da cui diramano tutti gli altri diritti. Lanciavamo allora un severo monito contro la subalternità della politica all’economia, motore primo delle diseguaglianze che frammentano le società e logorano le democrazie. Oggi, nel celebrare il primo lustro di questa avventura editoriale, quel bilancio logico non ha perso un briciolo della sua drammatica urgenza; al contrario, si è trasformato in una pressante chiamata alla responsabilità.
Il bilancio di questi cinque anni ci dice che la strada intrapresa era non solo giusta, ma drammaticamente necessaria. Le diseguaglianze nelle condizioni di vita, lungi dall’attenuarsi, si sono acuite, rendendo lo Stato sociale sempre più fragile a causa dello sfruttamento del lavoro, dell’abbandono dei più deboli e del depauperamento ecologico del pianeta. Eppure, in questo scenario di crisi, l’Eguaglianza ha saputo rappresentare un presidio culturale alternativo e indipendente, una necessità vitale in particolar modo per il nostro Molise. In una regione ferita da disagi sociali profondi – dallo spopolamento sistematico all’isolamento infrastrutturale, dalla precarietà occupazionale al progressivo smantellamento del diritto alla salute pubblica – l’esistenza di una voce critica e non allineata ha offerto una boccata d’ossigeno contro la rassegnazione imperante.
“l’eguaglianza, quale ripensamento della società attuale e promozione di una cultura del noi, deve essere la base di una rinascita dal basso della politica. È il principale fattore di crescita del benessere collettivo senza il quale non c’è né vero progresso né reale fiducia nel futuro.”
Se questa fiammella è rimasta accesa e autorevole, il merito più grande va a quanti hanno condiviso questo cammino. Desidero ringraziare sentitamente tutti i redattori, i collaboratori storici, le menti libere e i lettori che hanno animato questo spazio senza mai cedere alle lusinghe del conformismo. Insieme abbiamo dimostrato la straordinaria attualità del pensiero di sinistra: la giustizia sociale, la dignità del lavoro, il multiculturalismo e la sostenibilità ambientale non sono vecchi cimeli ideologici, ma le uniche chiavi di lettura moderne per un futuro razionale.
Tuttavia, la fedeltà alla nostra promessa iniziale ci impone oggi un salto di qualità irrimandabile: dobbiamo passare dalle parole ai fatti. Il dibattito stimolato su questa rivista non può esaurirsi nello spazio di uno schermo, ma deve farsi carne e sangue sul territorio, trasformandosi in azione e in un impegno civile concreto capace di cambiare le cose in Molise e nella nostra Italia. Non è impresa semplice, ma l’uomo deve riappropriarsi del potere di porsi un orizzonte alto e di mettersi in cammino per raggiungerlo. Essere capaci di sognare un mondo nuovo e di lottare per realizzare quel sogno.
Cinque anni dopo, con la stessa passione del primo giorno, sappiamo che la sfida è appena iniziata. Per queste ragioni, oggi più che mai, c’è bisogno de l’Eguaglianza.
