A tutti facciamo l’augurio che il nuovo anno veda finire le guerre in corso e fallire i tentativi di iniziarne altre. Al 2026 affidiamo un compito non semplice perché i nodi irrisolti non solo non si sciolgono da soli ma, se non si interviene, tendono ad aggravarsi. Osserva Varoufakis che, pericolosamente, navi da guerra russe sono al largo del Venezuela con funzione di provocazione o di dissuasione, a seconda dei punti di vista, dei pruriti bellicisti e degli appetiti petroliferi statunitensi. Le nazioni più forti si stanno dividendo il mondo per aree di influenza e di dominio. In Europa le élite al potere sono accecate dalla voglia di fare la guerra e lavorano per far maturare nell’opinione pubblica un senti- mento di accettazione della stessa.
Eppure Papa Leone XIV, nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace, chiede una “pace disarmata e disarmante” ricordandoci che è scandaloso fare la guerra per raggiungere la pace, con campagne di comunicazione che trasmettono una nozione mera- mente armata di difesa e di sicurezza, trascinando in maniera blasfema le parole della fede nel combattimento politico, benedendo il nazionalismo e giustificando religiosamente la violenza e la lotta armata.
Sembra però pensarla diversamente il nostro Presidente Mattarella per il quale “la spesa per dotarsi di efficaci strumenti che garantiscano la sicurezza collettiva, poche volte come ora, è necessaria”. Parole che stridono con quelle tanto note di chi, non avendo 4 anni nel 1945, la guerra l’aveva vista davvero e, purtroppo, l’aveva anche combattuta e, per- ciò, invitava a svuotare gli arsenali ed a riempire i granai.
Aveva ragione, senza dubbio, il Presidente Pertini. La corsa agli armamenti è solo dannosa oltre che inutile, sottrae enormi risorse allo Stato Sociale ed ai bisogni dei cittadini ed inoltre induce l’altro a riarmarsi in un annichilente circolo vizioso che può condurre solo nel baratro della guerra atomica. Consola la voglia di pace espressa dai dati del Censis secondo cui in caso di guerra la stragrande maggioranza dei cittadini italiani, in particolare i giovani, vi si sottrarrebbe.
Fermare tutte le guerre, dall’Ucraina alla Palestina dove Israele continua a bombardare ed usa la fame come arma di annientamento. Sta a noi tornare a dialogare, rimettere al centro il rispetto del diritto internazionale, raggiungere il disarmo; la guerra è solo il segno evidente del falli- mento della ragione umana. Contro l’arbitrio e la prepotenza dei più forti, dobbiamo lottare per riaffermare la volontà di cooperazione fra i popoli.
Usiamo il 2026 per rinsavire e costruire insieme una pace duratura fra le nazioni.
