C’ERA UNA VOLTA L’AMERICA

di Vincenzo NOTARANGELO

Tornava a casa dopo la scuola, sorridente e spensierato come sa essere ogni bambino di 5 anni,        ma trovava la polizia federale ICE (Immigration and Customs Enforcement) ad arrestarlo insieme al padre, dopo aver provato ad usarlo come esca per arrestare la madre ed altri suoi parenti. 

Si chiama Liam Conejo Ramos, per stare caldo indossa giubbino a quadri e cappello azzurro di lana con due simpatiche orecchie da coniglio cucite affianco e porta sulle spalle uno zaino dell’uomo ragno, ma sembra di essere tornati nella Varsavia del 1943 quando un bambino ebreo, che avrà avuto la stessa età di Liam o poco più, cappotto di lana e coppola in testa per proteggersi dal freddo, alza le mani davanti alle SS che armate fino ai denti erano arrivate per rastrellare il ghetto e prendere lui e tutti gli altri. 

Questa volta però siamo nel 2026 e negli USA, terra che si definisce di libertà e democrazia, eppure 80 anni sembrano passati inutilmente! Ciò che è peggio, questo non è un caso isolato,  pare che altri 4 minori  sono stati arrestati dall’Ice in questi giorni. La loro colpa è di essere dei latinos, figli di immigrati. Liam intanto non mangia, è triste e depresso e, dal suo luogo di detenzione, chiede della mamma e dei suoi compagni di scuola. Chissà come faremo a spiegargli un giorno quello che gli stanno facendo oggi. 

La detenzione di Liam non è solo una violazione dei diritti fondamentali, della convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, è un atto vergognoso ed inumano. “C’era un volta l’America”, un paese che con i suoi limiti e le sue contraddizioni, garantiva democrazia e protezione per chi vi arrivava in cerca di fortuna,  insieme alla speranza di un futuro migliore, come sanno tanti nostri connazionali lì emigrati. 

In questi giorni invece due cittadini statunitensi, sempre a Minneapolis, sono stati uccisi a colpi d’arma da fuoco dagli agenti federali dell’Ice durante le operazioni anti-immigrato. Purtroppo il mondo che conoscevamo sta cambiando rapidamente e noi non possiamo più far finta di nulla. 

La foto di Varsavia ci ricorda il dovere di intervenire, di non voltare le spalle, di agire adesso prima che sia tardi, perché “prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto … Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”.  

  • Vincenzo Notarangelo, larinese, avvocato penalista e giuslavorista, giornalista e politico italiano. Da sempre a sinistra, in direzione ostinata e contraria.

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