Con l’approssimarsi delle festività natalizie, come ogni anno, ci troviamo immersi in un periodo di intenso e sfrenato fermento consumistico.
Ma “non c’è più luce di Natale”, per dirla con le parole di Pasolini, “non c’è più una scintilla sola dello spirito di Cristo nei Natali della operazione panettoni”.
Le festività, infatti, possono accentuare le disuguaglianze, poiché non tutti hanno la possibilità di partecipare allo stesso modo ai festeggiamenti a causa delle diverse condizioni economiche. Le statistiche globali continuano a mostrare disparità significative, con milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà. Il rapporto Oxfam ci ricorda che i dieci miliardari più ricchi degli Stati Uniti hanno guadagnato in un solo anno 698 miliardi di dollari ossia l’intero Pil di una nazione, il Belgio! Oggi l’uno per cento dell’umanità possiede quasi metà della ricchezza mondiale.
Con lo Stato Sociale ormai smantellato, i cittadini italiani arrancano tra inflazione, stipendi fermi, disoccupazione e con il governo che, contemporaneamente, aumenta le spese militari tagliando alla assistenza sanitaria, alla istruzione, allo stato sociale. In questo contesto tassare i grandi patrimoni non è blasfemia, ma una necessità improcrastinabile al fine di redistribuire un minimo di ricchezza. Inoltre è importante rimuovere tutte le forme di disuguaglianza e tutte le forme di discriminazione che ostacolano la partecipazione alla vita sociale ed economica dei ceti più deboli. Si tratta di processi a lungo termine, ma non c’è altra via se si vuole evitare che esplodano nuovi conflitti sociali.
Il Natale, insomma, offre un’opportunità per riflettere sulla responsabilità sociale che accompagna la ricchezza. Sulla necessità di promuovere il bene comune piuttosto che seguire esclusiva- mente i bisogno indotti dal consumismo. La commercializzazione della festa è solo l’ennesima alienazione e perdita di autenticità della vita moderna, dove le connessioni sociali sono spesso sostituite da interazioni superficiali mosse, per lo più, da motivi economici o di facciata. Il Natale dovrebbe essere il momento ideale per riflettere su temi di profonda importanza sociale: ricchezza, povertà, bisogni, redistribuzione, necessità di uguaglianza ed equità. Un momento per promuovere la solidarietà e l’unità tra le persone, superando le barriere sociali e lavorando verso una società più uguale e giusta per tutti. Una opportunità per allontanarsi dalle superficialità e riabbracciare i veri valori di solidarietà, amore e uguaglianza.
Solo così possiamo sperare di costruire un futuro più inclusivo e migliore per tutti.
Auguro perciò un Natale pieno di speranza e di impegno per un mondo più giusto ed equo.
