IL PIANO SOCIALE 2025-2027 DEL MOLISE È INCONSISTENTE

di Pino D'ERMINIO

Il 3 giugno 2025 il Consiglio regionale ha approvato il piano sociale e di contrasto alle povertà del Molise 2025-2027. L’aspetto che ha stimolato qualche (modesto) dibattito e rilievo mediatico è stato la riduzione degli Ambiti territoriali sociali (ATS) da 7 a 3, con comuni capofila Campobasso (che accorpa Riccia), Termoli (che assorbe Larino) ed Isernia (che ingloba Agnone e Venafro). Il nuovo assetto territoriale degli ATS coincide con quello dei distretti sanitari (DS) e dei centri per l’impiego (CpI) – oltre che geograficamente con l’Alto, il Medio ed il Basso Molise – il che appare opportuno, dato che ATS, CpI e DS sono chiamati a svolgere numerosi interventi in sinergia; inoltre, la riduzione degli ATS da sette a tre consente economie di scala ed organizzative. Il numero di comuni e di abitanti al 1° gennaio 2024 dei tre ATS è il seguente: Campobasso 51 comuni e 116.346 abitanti; Termoli 33 comuni e 93.642 abitanti; Isernia 52 comuni e 79.236 abitanti. A parte il ridisegno territoriale degli ATS, il piano è inconsistente.

Quadro organizzativo e di governo degli ATS

Al quadro organizzativo e di governo degli ATS è dedicato il capitolo 3. I comuni sono associati all’ATS di riferimento tramite convenzione; i sindaci dei comuni associati fanno parte del Comitato dell’ATS. La sede dell’ATS è nel comune capofila e la gestione operativa è affidata ad un “Coordinatore d’Ambito”. Una “Commissione Unica di Valutazione” (CUV), composta da un delegato della Regione Molise, con il ruolo di presidente, uno dell’Asrem ed uno dell’Anci Molise, provvede a redigere un elenco degli idonei al ruolo di coordinatore d’ambito, tra coloro che si sono candidati, assegnando un punteggio. Il Comune capofila di ciascun ATS nomina il coordinatore d’ambito tra gli idonei del rispettivo elenco, previo colloquio motivazionale e tenuto conto del punteggio assegnato dalla CUV, salvo discostarsene motivatamente. L’incarico di coordinatore d’ambito è incompatibile con cariche politico-istituzionali nei comuni appartenenti all’ATS e con quelle di direttore generale, sanitario, amministrativo e sociosanitario dell’Asrem. La nomina della figura apicale dell’ATS è di fatto nelle mani della Regione, esautorando il Comitato dei sindaci di una decisione chiave. Il coordinatore d’ambito è assunto con contratto triennale dal comune capofila. Egli si avvale di assistenti sociali assunti a tempo indeterminato, pagati dalla finanza statale, il cui numero raggiungerà quello di uno ogni 4.000 abitanti; pertanto, dovrebbero diventare 29 per Campobasso, 23 per Termoli e 20 per Isernia. Oltre ai tre coordinatori degli ATS, è istituito un coordinatore “strategico” regionale, «con funzioni di supporto, monitoraggio e controllo», dunque non sovraordinato gerarchicamente. Sarà costituito (si spera) un “Osservatorio Regionale delle Politiche Sociali”.

Quadro socio-economico confuso e contradittorio

Nel capitolo 1 (Analisi di contesto) vengono citati dati statistici – demografici, reddituali, occupazionali – e sviluppati dei commenti; quello che sconcerta è che spesso i grafici ed i commenti non combaciano, come se chi ha redatto i testi lo abbia fatto senza guardare le statistiche, pur inserite nel documento. Disquisendo sull’indice di dipendenza demografica – cioè sul rapporto tra le persone in età non attiva e quelle in età attiva (per convenzione 15-64 anni) – il testo segnala punte del 69% ad Agnone, del 62% ad Isernia, del 59% a Venafro e sotto il 50% a Campobasso; nel grafico, invece, il valore più elevato riguarda Larino, con oltre l’80%, e Campobasso è al 60%. Riguardo all’indice di povertà relativa – misurato come percentuale dei redditi annui per testa inferiori a 10.000 euro – il valore più elevato si verifica a Campobasso, ma nel testo è detto esattamente l’opposto. Stando al grafico, il redito medio per testa più alto si registra a Riccia, seguito da presso da Larino; ultimo in classifica è il dato di Campobasso e penultimo quello di Termoli. Possibile mai che i due motori economici della regione siano quelli con il reddito medio per testa più basso? Nel relativo grafico, il tasso di natalità più elevato è su Isernia, seguito da Venafro, ultimo è Agnone; nel commento sono indicati in crisi di natalità Venafro e Larino. Il grafico dell’indice di invecchiamento – cioè il rapporto percentuale tra gli ultra 64-enni ed i minori di 15 anni – mostra un valore altissimo per Agnone (372%), tutti gli altri intorno al 250%, tranne Termoli (240%) e Larino (190%); eppure nel testo si indica come ATS con elevato numero di anziani Larino, oltre ad Agnone. Insomma, l’apparato statistico, pasticciato e confuso, è spesso in disaccordo con le relative analisi.

Criticità che non trovano riscontro nel piano

Il capitolo 2 (La programmazione dei servizi e degli interventi sociali 2025-2027) espone una sequela di interventi e di finanziamenti – regionali, statali e comunitari – slegati tra loro e non articolati per ATS, di cui non si dichiarano, con numeri e date, gli obiettivi sociali. Gli interventi appaiono piuttosto come “pratiche” di spesa di fondi assegnati al Molise, fondi che non è agevole capire a quanto ammontano, perché manca una tabella riepilogativa ed inoltre a volte si riferiscono al triennio 2024-2026, a volte a quello 2025-2027.

Il Molise è una regione con densità abitativa molto bassa (64 abitanti per kmq), polverizzata su 136 comuni, di cui 74 con meno di 1.000 residenti e 55 con un numero compreso tra 1.000 e 5.000; con un decremento demografico che non accenna a fermarsi, che interessa specialmente la fascia di età 15-45 anni, con conseguente denatalità ed invecchiamento della popolazione; con servizi sanitari in grave affanno ed il più alto indice di fuga e, in apparente distonia, di attrazione, ma quest’ultimo è appannaggio delle strutture private accreditate; con strade e ferrovie ampiamente carenti (a parte Termoli); con un tasso di occupazione 2024 del 60,9%, più basso di soli 1,3 punti percentuali rispetto alla media nazionale, ma falsato dall’emigrazione che incide soprattutto sul chi è in età lavorativa. 

Invano si cercheranno nel piano una visione strategica, un indirizzo politico, proposte incardinate sul quadro socio-economico regionale e degli ATS; abbondano invece le ovvietà e le genericità.

  • Giuseppe (Pino) D’Erminio è nato a Termoli il 26 aprile 1950; dal 1981 al 2004 ha vissuto tra Bologna, Pavia e Pescara; nel 2005 è tornato ad abitare a Termoli. È laureato in Economia e commercio. Ha lavorato nel marketing assicurativo: dal 1974 al 1995 presso direzioni di compagnie, successivamente e fino al 2016 come formatore e consulente libero professionista. Conclusa la carriera lavorativa, collabora con gruppi civici locali. Gestisce il blog “antennatermoli.blogspot.com”, dove scrive di questioni locali; su argomenti più generali pubblica sul periodico L’Eguaglianza.

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